Russia e Iran stanno finalizzando la stesura di un partenariato strategico che sostituirà gli accordi precedenti, sigillando l’alleanza tra i due regimi che oggi rappresentano i principali bastioni dell’anti-occidentalismo.

La decisione di elaborare un documento di questo tipo risale a un incontro a Mosca tra il presidente iraniano Ibrahim Raisi e Vladimir Putin del 19 gennaio 2022, a poche settimane dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

Neanche sei mesi dopo, a luglio, quando la prima ondata di sanzioni alla Russia ha causato nuovi shock nella politica e nell’economia mondiale Putin si è recato a Teheran per incontrare Raisi e Ali Khamenei, il leader spirituale della Repubblica islamica. Attualmente le relazioni tra i due paesi si basano su un trattato del 2001, che pur essendo stato emendato più volte non soddisfa l’intensità delle relazioni raggiunta negli ultimi due anni.

A unire Mosca e Teheran è adesso l’esplicita belligeranza contro l’occidente, la retorica dell’assedio e della resistenza, e lo status di economie più sanzionate del mondo che si finanziano con l’esportazione di petrolio.

L’intervento in Siria

La relazioni russo-iraniane sono sempre state buone e negli ultimi anni erano già diventate molto più intense. Un momento spartiacque è stato l’intervento della Russia nella guerra civile siriana a difesa del regime di Bashar al Assad, che ha visto nascere una stretta cooperazione sul campo tra forze armate russe, mercenari della Wagner, pasdaran e milizie sciite.

Proprio in Siria però era evidente la sproporzione dei rapporti di forza tra i due paesi, ovvero una potenza continentale dotata di armi nucleari e di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, e una potenza regionale costretta da decenni a sopravvivere con un’economia iper-sanzionata e uno spazio diplomatico limitato. Soprattutto, erano evidenti alcuni punti fermi di Mosca.

Putin era determinato a salvare il regime di al Assad e annientare lo Stato islamico, ma senza compromettere la relazione speciale con Israele e la cooperazione con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo. Un tacito accordo tra Mosca e Tel Aviv permetteva agli israeliani di colpire obiettivi iraniani in Siria a patto di non coinvolgere russi e siriani (con grande fastidio dei pasdaran), e la Russia era in contatto con le forze armate statunitensi per coordinare le diverse operazioni antiterrorismo in Siria e Iraq.

Tutto questo è crollato con l’inasprirsi della guerra in Ucraina e l’ondata di sanzioni senza precedenti che ha travolto l’economia russa. Mosca ha trovato in Teheran un alleato irrinunciabile e insostituibile: un regime che ha una lunga esperienza nel mantenimento di un sistema economico basato sull’aggiramento strutturale delle sanzioni, nella produzione di armamenti a basso costo e alto impatto, e nella gestione finanziaria e logistica delle esportazioni di petrolio sanzionato in Cina e India.

Equilibrio 

L’asse russo-iraniano ora è molto più equilibrato, la Russia ha bisogno di aiuto e l’Iran sta tessendo la sua tela per ottenere concessioni impensabili fino a pochi anni fa. Dopo le massicce forniture di droni Shahed-136 e il sostegno all’apertura di fabbriche per la costruzione di una versione nazionale russa, a novembre Teheran ha detto di aver finalizzato gli accordi per ricevere elicotteri d’attacco Mi-28 e caccia russi di quarta generazione Su-35.

La fornitura di missili balistici iraniani in Russia rivelata a febbraio da Reuters (se confermata), fa intuire che i caccia di quarta generazione avanzata e forse il sistema di difesa missilistico russo S-400 potrebbero presto arrivare in Iran, modernizzando la vetusta aviazione militare iraniana. A febbraio Mosca ha anche mandato in orbita un satellite della Repubblica islamica rivelando legami fiorenti nel settore aerospaziale, mentre non è chiaro fino a che punto si è spinto il sostegno russo allo sviluppo del nucleare iraniano.

Secondo fonti diplomatiche statunitensi ed europee ascoltate dal Washington Post il regime degli ayatollah si sente incoraggiato dal rafforzamento dell’asse con Mosca.

L’attacco a Israele del 13 aprile potrebbe essere una conseguenza di questa percezione errata, confermata dal modo rocambolesco con cui il regime sta ora cercando di contenere l’escalation. La Russia e l’Iran hanno dimostrato di essere molto efficaci nella guerra ibrida e nei conflitti asimmetrici, ma per quanto preoccupante lo scontro con armi convenzionali ha fatto emergere i limiti dei loro apparati militari.

Tuttavia, ciò non significa che le prospettive a lungo termine dell’alleanza russo-iraniana siano meno pericolose. Con gli estremisti saldamente al comando sia a Mosca che a Teheran, e l’alta probabilità di un costante confronto con gli occidentali in Europa e in Medio Oriente, entrambi i regimi non sembrano pronti a rinunciare all’aggressività della loro retorica e delle loro strategie di breve e lungo periodo.

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