«I ragazzi sono sempre meno abituati a stare insieme, a capirsi, a comprendersi guardandosi in faccia, toccandosi. Quello che mi fa paura è che questo modo antico di riconoscersi dell’essere umano sia gradualmente sostituito dalla parte più fredda e razionale, mediata dalla tecnologia. Ma un computer non potrà mai arrossire, avere le farfalle nello stomaco, la pelle d’oca. Quelle sono peculiarità degli esseri umani ed è quello che non dobbiamo perdere»