La cerimonia di chiusura dei Giochi ha richiamato a qualcos’altro che accadrà a breve, piuttosto che al capitolo successivo di un unico racconto. Il paradosso più stridente della separazione sta nella meticolosa costruzione del “doppio”. Il mondo paralimpico non ha cercato una propria via simbolica autonoma, ma ha scelto di replicare pedissequamente la liturgia olimpica. Ma lo sport non può permettersi di restare indietro