Il problema, in assenza dei fuoriclasse Sinner e Alcaraz, non è chi ha vinto a New York o nel torneo precedente, ma ciò che resta negli occhi. La ripetizione dei colpi più redditizi, le stagioni sempre più logoranti e l’ossessione per il rendimento stanno consumando il fascino della disciplina. Non servono rivoluzioni: serve qualcuno capace di gesti in grado di suscitare devozione