In vista del voto di domenica, c’è fiducia per la possibile sconfitta di Orbán a favore del candidato di Tisza, avanti nei sondaggi. Ma per l’attivista femminista c’è poco da stare allegri: «Non è uno scenario rassicurante. La speranza è che le organizzazioni femministe recuperino la possibilità di accedere a bandi statali o fondi esteri. Magyar vicino all’Ue? Solo una strategia per attrarre voti liberali»