L’Iran, dopo aver rivendicato gli attacchi di ieri verso la Siria e l’Iraq, ha lanciato attacchi missilistici in Pakistan, dove avrebbe avuto come obiettivo le postazioni del gruppo militante sunnita Jaish al Adl, nella provincia del Belocistan, lungo il confine poroso tra i due stati. Il gruppo opera nella provincia sud orientale iraniana e ha condotto diversi attacchi in Iran. 

Islamabad ha denunciato l’uccisione di due bambini e il ferimento di tre persone, e definito gli attacchi una «violazione non provocata» del suo spazio aereo. La preoccupazione, scrive il ministro degli Esteri pakistano, è che «questo atto illegale abbia avuto luogo nonostante l’esistenza di diversi canali di comunicazione tra Pakistan e Iran». Un funzionario della sicurezza del Pakistan ha detto all’Associated press che il Pakstan si riserverà ora il diritto di rispondere nel momento e nel luogo scelti dal paese. 

Intanto, in risposta all’attacco, il Pakistan ha richiamato il suo ambasciatore dall’Iran e ha anche impedito all’inviato di Teheran di tornare a Islamabad. 

L’attacco in Pakistan, così come quelli condotti in Siria e in Iraq, farebbero parte di una serie di offensive in corso contro il doppio attentato suicida, rivendicato dallo Stato islamico, nella città iraniana di Kerman durante la commemorazione della morte del generale iraniano Qasem Soleimani, uccidendo almeno 84 persone e ferendone almeno 284.

«Le rappresaglie iraniane», scrive il Guardian, «non sembrano avere alcun collegamento diretto con la guerra di Gaza, ma sono arrivate in un momento in cui il conflitto sta già diffondendo instabilità nella regione».

La Cina ha invitato Pakistan e Iran a mostrare moderazione. Il portavoce del ministero degli Affari esteri cinese ha detto: «Chiediamo ad entrambe le parti di evitare azioni che porterebbero ad un’escalation di tensione». 

La denuncia dell’Iraq

Dopo la decisione dei Guardiani della rivoluzione di attaccare il Kurdistan iracheno, dove avrebbe colpito una base israeliana di spionaggio «e raduni di gruppi terroristici anti-iraniani nella regione stasera tarda» nell’ambito della sua «lotta al terrorismo», Baghdad ha reagito annunciando di adottare «tutte le misure legali», compresa la «presentazione di una denuncia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite». 

L’Iraq ha condannato fermamente l’aggressione, «contro la sovranità irachena e la sicurezza del suo popolo», con dieci missili balistici che hanno colpito aree civili e provocato vittime civili. È stato inoltre convocato l’ambasciatore iraniano a Baghdad. 

Israele-Hamas

L’esercito israeliano ha detto di aver ucciso, nel sud della Striscia di Gaza, Bilal Nofal, responsabile dell’interrogatorio di individui sospettati di svolgere attività di spionaggio contro Hamas. Nofal, scrive Israele, «ha svolto un ruolo nello sviluppo di Hamas» e «la sua eliminazione ha un impatto significativo sulla capacità dell’organizzazione terroristica di sviluppare e migliorare il proprio potenziale».

Tre palestinesi sono stati uccisi in un attacco di droni israeliani in Cisgiordania, vicino al campo profughi di Balata, a est di Nablus. Lo rende noto l’agenzia di stampa palestinese Wafa. «Le forze di occupazione israeliane hanno impedito alle squadre di ambulanze della Mezzaluna rossa palestinese di raggiungere il luogo del veicolo bombardato (...) per evacuare i feriti», denuncia l’organizzazione di soccorso che svolge attività umanitaria, aggiungendo: «Gli spari erano diretti contro le nostre squadre».

Anche in Cisgiordania, cinque palestinesi sono morti a seguito di un’attacco israeliano nella città di Tulkarem. L’Idf ha arrestato almeno 85 palestinesi in un raid, di cui 40 erano lavoratori nella Striscia di Gaza. Dall’inizio del conflitto i palestinesi arrestati hanno raggiunto i 6mila. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

Per il sesto giorno consecutivo, la Striscia di Gaza è isolata. É il blackout più lungo dall’inizio del conflitto, ormai entrato nel quarto mese. Lo ha riportato Netblocks su X. 

Aiuti umanitari

In Egitto, è pronto l’aereo che fornirà medicinali, cibo, coperte agli ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza, proveniente dal Qatar. La consegna è prevista per mercoledì. L’intesa è frutto dell’accordo raggiunto grazie alla mediazione del Qatar, in cui anche la Francia ha offerto la propria collaborazione.

Hamas ha fornito ulteriori dettagli relativi alla trattative. «Una scatola di medicine per gli ostaggi sarà in cambio di mille per il popolo palestinese», ha detto uno degli esponenti di Hamas, Moussa Abu Marzuk. Ha poi aggiunto che per questo carico di aiuti non sono previste le ispezioni da parte dell’esercito israeliano. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha negato di aver dato il via libera per esentare la spedizione dei controlli.

Il ministro della Sicurezza nazionale, Ben Gvir, ha criticato il premier Netanyahu per le polemiche sull’autorizzazione della consegna senza controlli. Ha concordato sul fatto che le modalità e l’ispezione dei camion sia a carico dell’Idf, però la verifica su cosa trasportino è responsabilità di Netanyahu e del gabinetto di guerra. «Basta cercare di schivare le responsabilità», ha scritto Gvir su X. 

La Comunità internazionale 

Il Papa è intervenuto sulla questione chiedendo di evitare un’ulteriore escalation del conflitto durante l’udienza del mercoledì. «La guerra è una sconfitta umana», ha detto. 

«Più si protrae il conflitto a Gaza, maggiore è il rischio di un’escalation e di errori di valutazione. Non possiamo vedere in Libano quello che sta succedendo a Gaza. E non possiamo permettere che quello che sta accadendo a Gaza continui», ha scritto su X il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Anche durante il Forum economico mondiale, le parti del conflitto a Gaza stanno «ignorando il diritto internazionale» facendo crescere il numero delle vittime, ha detto Guterres. Ha lanciato un monito anche verso la comunità internazionale che sta facendo poco per porre fine al conflitto. 

Dopo gli appelli di Arabia Saudita e Qatar a Davos, anche Guterres ha ricordato di nuovo la necessità di una soluzione per la fine del conflitto. «Per fermare la guerra a Gaza serve la soluzione due stati», ha detto Guterres.

Hamas si è subito opposto a questa proposta. «Il nostro popolo palestinese chiede la liberazione, l’eliminazione dell’occupazione, l’indipendenza e la nascita di uno Stato palestinese», ha detto il leader di Hamas all’estero Khaled Meshaal, in un podcast citato da Al Quds. 

Nel Mar Rosso

Il Pentagono ha dichiarato di aver colpito per la terza volta obiettivi militari Houthi: il 16 gennaio gli Stati Uniti hanno distrutto quattro missili balistici del gruppo che, dice il Comando centrale, «rappresentavano una minaccia imminente per le navi» che attraversano il mar Rosso. 

L’attacco Houthi ha danneggiato una nave mercantile greca, mentre lunedì ha danneggiato una nave commerciale statunitense, dopo aver mirato una nave militare Usa. Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, ha precisato ai giornalisti che l’obiettivo non è di espandere il conflitto ma di «difenderci e contrastarli nel modo appropriato». 

La Francia ha specificato di non aver preso parte agli attacchi statunitensi contro gli Houthi nello Yemen, per evitare un’escalation del conflitto nella regione.

Dopo lo stop di Shell, anche la compagnia di navigazione, Maersk, ha previsto che le interruzioni continueranno per «almeno alcuni mesi». «Per noi questo significherà tempi di transito più lunghi e probabilmente interruzioni della catena di approvvigionamento», ha detto l’amministratore delegato della compagnia al vertice di Davos. 

Il gruppo degli Houthi è riapparso nella lista dei terroristi americana. Lo stesso presidente Joe Biden aveva rimosso questa etichetta nel 2021, precedentemente applicata dal suo predecessore Donald Trump negli ultimi giorni del suo mandato. La decisione entrerà in vigore entro trenta giorni. 

La risposta degli Houthi non è tardata. Un portavoce del gruppo ha dichiarato che la decisione americana non fermerà gli attacchi nel mar Rosso. 

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