L’organizzazione ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia mondiale. Indipendentemente dalla durata della guerra, il mondo dovrà fare i conti con una crescita più debole e un’inflazione più elevata. «Questa crisi dimostra l’urgenza di affrancare le nostre economie dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili», afferma il capo economista Scarpetta