Doveva essere una giornata di inaugurazioni e di presentazioni trionfanti. Ma alle tre di notte di martedì 7 maggio, ospite dello storico hotel Lolli a Sanremo, il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, ha capito che il corso del suo mandato si sarebbe interrotto bruscamente. Infatti, la guardia di finanza, su richiesta della procura di Genova, ha svegliato Toti per notificargli l’ordinanza di arresto, ai domiciliari, con l’accusa di corruzione, due gli episodi contestati.

Si trovava a Sanremo perché il giorno successivo avrebbe dovuto inaugurare il pronto soccorso dell’ospedale pubblico, privatizzato proprio per volere della sua giunta, e per accogliere l’imprenditore amico Flavio Briatore per annunciare che il celebre Twiga, lo stabilimento dei vip, aprirà a Ventimiglia. 

Il presidente della regione è indagato anche per corruzione elettorale, in concorso con il suo capo di gabinetto, Matteo Cozzani, nonché coordinatore della campagna elettorale della lista “Cambiamo con Toti presidente”.

A Toti che guida una giunta di centrodestra (con Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) non è però addebitata l’aggravante di aver agevolato la mafia, in particolare la cosca Cammarata originaria di Riesi, provincia di Caltanissetta. Accusa che invece riguarda, appunto, Cozzani e quelli che per i pm, sarebbero i referenti del clan in Liguria. 

In questa storia di presunte mazzette, potere politico ed economico, i protagonisti sono molti. In tutto 25 indagati, ma solo per dieci, tra cui Toti, sono state disposte misure cautelari. L’arco temporale sotto indagine è ampio. Di certo, al di là, dei reati la stagione di Toti (rieletto nel 2020 con il 57 per cento dei voti) si è contraddistinta per un rapporto strettissimo con i potenti armatori liguri, in particolare genovesi. Relazioni fatte di finanziamenti rilevanti alle sue due campagne elettorali.

A queste donazioni spesso corrispondevano poi concessioni nelle aree del porto controllate dall’autorità portuale di Genova dove ha regnato fino a pochissimo tempo fa il fedelissimo nominato da Toti, Paolo Emilio Signorini (da giugno 2023 alla guida della multiutility Iren), unico tra gli indagati a finire in carcere e non ai domiciliari. Attorno a Toti e Signorini si sono mossi per quasi dieci anni un gruppo di imprenditori, su tutti Aldo Spinelli (ex patron del Genoa Calcio e del Livorno) con il figlio Roberto tra i più noti della regione e con interessi milionari tra le banchine dello scalo marittimo genovese.

Interessi che, secondo la tesi della procura, avrebbero avuto profili illeciti fondati sul do ut des: donazioni alla fondazione politica di Toti o regali fatti di viaggi extralusso a Montecarlo per Signorini, in cambio di autorizzazioni agli armatori per espandere i propri affari nei terminal più contesi dei gruppi che spostano container in tutto il globo. 

Il porto di Toti

I primi sospetti sul rapporto che legava Toti e un pezzo importante del potere industriale genovese, che ha sostenuto a suon di denaro il politico all’epoca in Forza Italia. Finanziamenti che a partire dal 2015, durante la prima campagna elettorale che lo ha visto trionfare in regione, hanno arricchito e molto le casse della fondazione Change e del Comitato Giovanni Toti. Così a partire dal 2016, in soli due anni, sui conti correnti di Change erano approdati quasi un milione di euro da costruttori e industriali.

Già all’epoca nella lista dei finanziatori segreti c’era Aldo Spinelli: Tra il 2016 e il 2018 la Spinelli Srl ha foraggiato il comitato Change con 65 mila euro, più altri 40 mila nel 2015 al Comitato Giovanni Toti Liguria. Due di questi bonifici, segnalati dall’antiriciclaggio, erano stati accreditati in prossimità o successivamente l’ottenimento di concessioni per il porto.

Fatti questi per ora rimasti fuori dall’inchiesta della procura, che contesta a Toti «di avere accettato da Aldo Spinelli e Roberto Spinelli le promesse di vari finanziamenti e ricevuto complessivamente 74.100 euro ( distribuiti in più tranche nel Comitato Giovanni Toti, ndr)  a fronte dell’impegno di “trovare una soluzione” per la trasformazione della spiaggia libera di Punta Dell’Olmo da “libera” a “privata”; di agevolare l’ter di una pratica edilizia relativa al complesso immobiliare di Punta Dell’Olmo di interesse di Aldo Spinelli e Roberto Spinelli e pendente presso gli uffici regionali; di velocizzare e approvare la pratica di rinnovo per trent’anni della concessione del Terminal Rinfuse alla Terminal Rinfuse Genova (controllata al 55 per cento dalla Spinelli S.r.l.); di assegnare a Spinelli gli spazi portuali ex Carbonile ITAR e Carbonile Levante;  di assegnare a Spinelli un’area demaniale in uso al concessionario Società Autostrade (ASPI); di agevolare l’imprenditore nella pratica del “tombamento” di Calata Concenter».

L’affare dei trent’anni

L’affresco di questo sistema «corruttivo» è in un’intercettazione a bordo dello yacht di Spinelli: il primo settembre 2021, Toti ospite sulla barca degli armatori sarebbe stato sollecitato per velocizzare la pratica del terminal Rinfuse, e da lì chiamava il manager del porto Signorini: «Io sono buttato in barca...da Aldo, quando gliela portiamo sta proroga in comitato?», chiedeva il governatore.

La risposta di Signorini provava placare le ansie dell’imprenditore: «Digli di stare tranquillissimo...perché gli diamo un sacco di anni (di concessione, ndr) ma noi nel giro di due settimane facciamo tutto». E Toti, con Spinelli in sottofondo che si lamenta dell’attesa, sollecitava Signorini: «Vabbè vediamo di farla il prima possibile dai».

Un’ora dopo Toti chiamava la responsabile della sua fondazione, Comitato Giovanni Toti, per chiederle di mandare «alla segreteria di Spinelli i documenti dove vogliamo che faccia un versamento, che lo fa normale, come tutti gli altri insomma». Terminato il giro in barca, Toti ricontattava Signorini per ricordargli che se riuscivano a chiudere la questione Spinelli «entro la metà di settembre mi fa comodo anche a me». Per gli inquirenti non c’è dubbio: «La fretta di Toti non può che essere riferita alla promessa di finanziamento ricevuta nella stessa giornata da Spinelli in vista delle elezioni amministrative dei primi di ottobre e, quindi, alla necessità di ricevere il versamento in tempo utile per la competizione elettorale».

Più si avvicinava la data della decisione sull’affare del terminal “Rinfuse”, più si intensificavano i contatti tra Toti e Spinelli. «Non ti dimenticare di me», è l’invito del presidente intercettato con l’armatore, il quale rassicurava l’ex berlusconiano: «Appena c'è il Comitato (di gestione dell’autorità portuale, ndr) che va in porto stai tranquillo all'indomani... ti chiamo subito».

Ancora una volta, secondo i pm, si tratta del finanziamento atteso da Toti ma subordinato alla decisione di Signorini sulla concessione trentennale.  Persino il giorno prima della riunione tanto attesa, il governatore ricordava a Spinelli che «va la proroga però ti devo venire a trovare che qua se no finiscono le elezioni». L’appuntamento era così fissato per il 30 settembre a bordo della nuova barca, costata 9 milioni, di Spinelli, che chiedeva di portare anche il sindaco di Genova Marco Bucci, la cui campagna elettorale è stata foraggiata dalla fondazione-comitato di Toti. 

Tuttavia accade che all’interno del comitato non tutti fossero d’accordo. Per esempio il professionista Andrea La Mattina, descritto così da Toti: «Solamente un ragazzetto che sperava di entrare in autorità portuale e avere un minimo di visibilità, un po' di considerazione ...si compra con una carta unta, basta dargli un minimo di considerazione». E ancora: «Se c'ha tre piaceri pidocchiosi da fare su tre gozzi da spostare da qualche banchina di Prà per Rixi (Edoardo, il sottosegretario della Lega, ndr) dagli un interlocutore che glielo faccia fare che non faccia figure di merda». Allo stesso tempo però La Mattina al telefono con un interlocutore esprimeva preoccupazioni per le «pressioni ricevute», preoccupato di dare un voto favorevole. Medesime preoccupazioni di altri componenti, che riferivano espressamente i loro dubbi su «stecche» date da Spinelli per ottenere il rinnovo della concessione. 

Il 2 dicembre 2021 è il giorno in cui finalmente il comitato ha approvato la proroga trentennale per l’armatore. Il giorno prima Spinelli rassicurava ancora Toti sulla donazione. E Toti reagiva con un «festeggiamo la rinfuse (il terminal, ndr)….festeggiamo a Montercarlo». Cinque giorni dopo a festeggiare è certamente il Comitato di Toti, perché Spinelli è uomo di parola: «Salve, noi stiamo procedendo alla erogazione del finanziamento al comitato Giovanni Toti...stiamo muovendo un po’ come gruppo per cui le arriveranno cinque finanziamenti». In tutto 40mila euro. Toti nei giorni successivi dirà: «Grazie di tutto Aldino». 

Spinelli avrebbe corrotto Signorini con 15mila euro in contanti e con viaggi, fornendogli la disponibilità della carta di credito per un viaggio a Las Vegas oltreché regalandogli 22 soggiorni extra lusso a Montecarlo con vari benefit per un totale di 42 notti all’hotel de Paris. Il pacchetto prevedeva giocate al casinò, massaggi e trattamenti estetici, la partecipazione a eventi esclusivi «quali la finale del torneo di tennis» monegasco. Totale 42mila euro, ai quali si aggiungono un bel po’ di fisches per giocare al Casinò, una borsa Chanel e un bracciale in oro Cartier da 7.200 euro.

Poi ci sono le promesse: l’armatore avrebbe ingolosito il manager promettendogli un incarico da 300mila euro una volta terminato il mandato all’autorità portuale. Tutto questo in un periodo che arriva fino a marzo 2023. Cinque mesi più tardi Signorini è stato nominato amministratore delegato di Iren, su proposta di Marco Bucci, sindaco di Genova, che ha imposto la nomina agli altri componenti del comitato di gestione, dove oltre al capoluogo ligure i due soci di peso sono Torino e Reggio Emilia, entrambe governate dal Pd. 

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