Il nostro paese superato anche dall'Ungheria di Orban. Lo studio Rainbow Europe pubblicato ogni anno da Ilga sullo stato dell’uguaglianza nei Paesi europei in allarme dopo le crociate del Governo contro famiglie arcobaleno, migranti lgbt, persone trans e educazione affettiva
L’Italia scivola agli ultimi posti d’Europa per la garanzia dei diritti delle persone Lgbt. Il paese guidato dalla prima presidente del Consiglio donna della storia è stretto tra la Lituania e la Georgia. A certificarlo lo studio Rainbow Europe sui diritti Lgbt, pubblicato ogni anno da Ilga Europe, principale organizzazione globale per la difesa dei diritti Lgbt, riconosciuta sia dalla Commissione europea sia dalle Nazioni Unite, che svolge un ruolo cruciale nel monitoraggio della condizione Lgbtqia+ nei vari Paesi.
Il report è un’analisi precisa di dati e casi raccolti da gennaio a dicembre 2024. All’Italia vengono dedicate quattro pagine rispetto alle due dedicate di media agli altri paesi. Una preoccupazione concreta che racconta come il governo di Giorgia Meloni soffochi diritti e le libertà individuali attraverso iniziative di legge, discorsi d’odio istituzionale e pressioni politiche. L’insicurezza per la comunità Lgbt+ è visibile nei tessuti di prossimità sociale. Tra gli esempio: a giugno, si legge nel report, a una coppia gay di Modena è stato negato l’affitto per il loro orientamento sessuale. «La proprietà preferisce affittare a persone dall'orientamento più tradizionale», è la giustificazione. Ci sono poi le aggressioni fisiche, un rosario di violenze che ha visto un anno fatto di raid omofobi contro le coppie omosessuali e le persone transgender.

Ma è la politica a mettere nel mirino la comunità arcobaleno, con azioni che mettono in allarme l’Europa. Preoccupa il decreto sull’immigrazione che mette nell'elenco dei cosiddetti “paesi di origine sicuri” nazioni in cui l’omosessualità è criminalizzata – Bangladesh, Egitto, Sri Lanka, Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal, Ghana e Gambia – senza prevedere alcuna eccezione per categorie di persone a rischio, come quelle Lgbt+.
Un governo contro le persone Lgbt
Nel report si rintracciano i nomi della ministra la Famiglia Eugenia Roccella e le sue posizioni contro le persone transgender. Gli attacchi della maggioranza di governo alla pugile olimpionica Imane Khelif, accusata falsamente di essere una persona transgender e quelli all’atleta trans Valentina Petrillo per la sua partecipazione alle Paraolimpiadi.
C’è spazio per la ministra dell’Università Anna Maria Bernini che ha ottenuto l’apertura di un’istruttoria formale sul corso di «Teorie di genere e queer» che si tiene all’Università di Sassari e sul «Laboratorio per bambin* trans e gender creative» che si è svolto lo scorso 28 settembre per iniziativa dell’Università di Roma Tre con docenti e partecipanti dai cinque ai quattordici anni. Mentre il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, cancella nella circolare emanata in occasione della Giornata della Memoria ogni riferimento alle persone omosessuali deportate nei campi di sterminio.
Tra le iniziative parlamentari: la proposta di legge contro la “teoria gender” firmata dalla leghista Laura Ravetto e la risoluzione contro l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole del deputato salviniano Rossano Sasso. La guerra agli adolescenti transgender dichiarata dal governo occupa uno spazio importante sotto la dicitura “Salute” e cita l’ispezione di giugno nel centro per l'incongruenza di genere di Careggi sull’uso negli adolescenti trans dei bloccanti che sospendono lo sviluppo puberale. «Un attacco a dei trattamenti salvavita che rischiano di far chiudere l’unico centro specializzato del paese che si occupa di bambini con varianza di genere».
C’è naturalmente molta preoccupazione per la legge contro la gestazione per altri, diventata “reato universale” grazie a una proposta di Fratelli d’Italia: come scrivono gli osservatori “una legge controversa” che andrà a colpire esclusivamente le coppie dello stesso sesso, le uniche per cui il ricorso a questa pratica è immediatamente “visibile". Preoccupano inoltre il tasso di suicidi dei giovani adolescenti Lgbt: l’ultimo del 2024, quello di un ragazzo di quindici anni che si è tolto la vita dopo aver subito bullismo omotransfobico dai propri compagni di classe.
Il report traccia una strategia di largo raggio che vede coinvolti gruppi legati al governo Meloni, come la lobby anti-diritti Pro-Vita & Famiglia e mette l’Italia al fianco di paesi come Bulgaria, Ungheria, Russia, Slovacchia per «i tentativi di introdurre una legislazione che escluda i temi Lgbt dall'educazione sessuale». Strategie simili puntano a criminalizzare quella che viene definita la “propaganda Lgbt” ma in realtà colpisce le persone Lgbt.
Ma Ilga non si limita all’osservazione, bensì promuove da sempre attività di formazione e di buone pratiche. Tra le azioni più urgenti per l’Italia: il riconoscimento del matrimonio egualitario per consentire il riconoscimento della genitorialità tra coppie dello stesso sesso, il divieto di interventi chirurgici se non necessari sui minori intersessuali e la depatologizzazione delle identità trans. Questioni a cui questo governo sembra aver già risposto, negandole.
Il report è stato presentato al Parlamento Europeo dall’eurodeputato del Partito Democratico Alessandro Zan: «Restituisce un quadro allarmante e evidenzia una saldatura tra i regimi illiberali e gli attacchi alla comunità Lgbtqia+. In due anni di governo, Meloni sta smantellando i diritti, alimentando paura e divisione. Un piano che mira solo a creare diseguaglianze, lasciare mano libera alla diffusione dell’odio. La Gpa reato universale, vietare la trascrizione degli atti di nascita dei figli delle coppie arcobaleno, la lotta contro la bufala costruita ad arte dell’ideologia gender, sono tutte misure che colpiscono bambini, famiglie e lavoratori, negano i diritti fondamentali e violano i principi dell’Unione Europea».
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