Il premio in denaro pubblico fissato dal Comitato paralimpico italiano - 100mila euro per l’oro, 55mila per l’argento, 35mila per il bronzo – è quasi la metà rispetto a quello che il Coni ha garantito ai Giochi. Così gli atleti vengono collocati, di fatto, in una categoria a parte. Equiparare invece insegna che il merito non ha categorie e che la disabilità non è una colpa. Non serve generosità, ma coerenza: solo così uno stato dimostra quali valori considera non negoziabili e rinforza la funzione educativa delle scelte pubbliche
Opinioni
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