Da quando il club di Diyarbakır, città nell’altopiano del Kurdistan, ha cambiato nome nel 2014, è considerato il simbolo di un popolo spesso invisibile. La squadra è diventata un caso politico e ha dovuto sopportare sanzioni arbitrarie, partite a porte chiuse, trasferte vietate ed episodi di razzismo. Ora il paese si chiede se questo risultato possa contribuire al processo di pace, ma c’è chi teme l’effetto opposto
Opinioni
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