Il ministro che non pagava affitti in appartamenti di pregio è a tutti gli effetti una saga. L’incipit del terzo capitolo è questo: «La sesta sezione del tribunale civile di Roma condanna Guido Crosetto al pagamento, in favore di […] della somma di euro 68.069,99, a titolo di canoni di locazione, oltre agli interessi legali dalle singole scadenze mensili». Sei aprile 2022, sei mesi prima che il fondatore di Fratelli d’Italia giurasse da ministro della Difesa, una giudice respingeva ogni «sua richiesta» e lo obbligava al risarcimento «delle spese di lite, che liquida in euro 4.015, oltre al 15 per cento per spese generali e accessori di legge».

La sentenza, che ha dato torto al cofondatore di Fratelli d’Italia, ha scritto un’altra pagina di questa storia segnata da lusso, debiti e ordine di sfratto. L’ultima vicenda è iniziata nel 2019 ed è terminata nel 2022, in una singolare continuità di guerre a carte bollate con i proprietari delle case prese in affitto. L’attuale ministro, nel giro di otto anni, ha seminato debiti con privati e società per un totale di oltre 120mila euro, che con gli interessi e pignoramenti sono più che raddoppiati. Saldati solo dopo che è intervenuto il tribunale di Roma.

Il contenzioso

Quest’ultima vicenda, scoperta da Domani, è un guaio anche per il governo Meloni, i cui esponenti hanno sempre attaccato gli occupanti di case, i cattivi pagatori, quelli da prendere «per la pelle del culo» come auspicato dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Addirittura è stato inserito un articolo nel ddl Sicurezza per inasprire l’occupazione degli alloggi dopo la richiesta di sfratto. E come si fa ora con un ministro che ha incassato un’ordinanza di rilascio dell’immobile perché non pagava il canone?

Dopo i pignoramenti per debiti per una casa di via Margutta e con la società che detiene l’immobile dell’Hotel de Russie, il terzo capitolo della saga è ambientato a Roma nord. In una residenza storica dove gli appartamenti in vendita superano il milione di euro, mentre gli affitti si aggirano tra i 3mila e i 5mila euro al mese. «Qui hanno abitato professionisti, personaggi dello spettacolo, professori, è un posto meraviglioso per clienti vip», ci racconta un consulente immobiliare. E i politici? «In uno degli appartamenti ha abitato anche Guido Crosetto, ma poi è andato via, la sua permanenza è durata pochi mesi», dice.

La replica del de Russie

Anche questa storia immobiliare, però, è finita male. Con un contenzioso legale, ancora una volta per affitti non pagati. Seguito da una controversia tra le parti e da un pronunciamento del tribunale civile di Roma chiamato a chiarire i termini della questione. La sentenza, può rivelare Domani, ha condannato l’attuale ministro della Difesa, dando ragione alla proprietaria dell’immobile.

La casa a Roma nord

Ma riavvolgiamo il nastro. L’ultima sventura immobiliare del fondatore di Fratelli d’Italia è durata circa un anno e mezzo: a partire dal 2019, solo due anni prima aveva subito il pignoramento causa debiti con Albergo di Russia spa. Nel marzo dello stesso anno Crosetto ha lasciato lo scranno di deputato per dedicarsi alla presidenza di Aiad, la confindustria degli armamenti. Tentativo estremo di rispondere alle critiche sui conflitti di interessi: tuttavia resterà coordinatore del partito e tre anni dopo dalla lobby degli armamenti salterà direttamente al ministero della Difesa.

Intanto Crosetto, cancellate le due ipoteche precedenti, affitta a Roma nord, zona Ponte Milvio. Sceglie una dimora costruita cent’anni fa a pochi passi dal Tevere. I vicini di casa sono gente che conta: immobiliaristi, principi del foro, star dello spettacolo. L’affitto concordato con la proprietaria si aggira sui cinquemila euro mensili. Una cifra che poteva essere sostenuta da Crosetto, che al tempo incassava consulenze ben remunerate dalle aziende del settore armamenti come Leonardo ed Elettronica Spa.

La sconfitta di Crosetto

E infatti all’inizio con la proprietaria di casa è filato tutto liscio con contratto sottoscritto nel 2019.

I problemi sono sorti alla fine del 2020. Per quattro mesi, dal novembre 2020 al febbraio 2021, infatti, il meloniano non paga l’affitto. Viene così citato in giudizio per morosità. Crosetto per la terza volta viene accusato ancora una volta di essere un cattivo pagatore. A quel punto la titolare dell’appartamento decide di intimare – con apposito atto di citazione – lo sfratto per il mancato pagamento dell’affitto, al quale si aggiungono gli oneri accessori, in tutto poco sopra i 20mila euro. Ma l’attuale ministro non è rimasto a guardare, respingendo con forza tutte le richieste perché ritenute infondate e chiedendo il pagamento dei danni patrimoniali e no alla signora.

I suoi avvocati avevano proposto anche una soluzione alternativa: la compensazione delle spese, visto che all’interno dell’immobile, al primo piano del meraviglioso palazzo d’epoca, Crosetto avrebbe eseguito lavori migliorativi e non previsti dagli iniziali accordi. Ma Crosetto, alla fine, ha dovuto abbandonare la casa dopo un’ordinanza di rilascio emessa dal tribunale nel 2021. La vicenda si è chiusa l’anno successivo quando il tribunale civile di Roma ha sciolto il contratto e condannato Crosetto a pagare 68mila euro tra affitti e interessi legali.

Insomma, tutte le pretese del fondatore di Fratelli D’Italia sono state respinte, quelle della proprietaria accolte.

Dopo la sentenza di primo grado cosa è accaduto? C’è stato un accordo tra le parti? Il ministro ha pagato tutta la somma a quel punto dovuta? Anche stavolta il ministro non vuole rispondere a Domani («siete dei delinquenti», ha detto), ma chi lo conosce bene fa sapere che «lui apre contenziosi solo per principio, perché pensa di subire torti», ma alla fine, «paga sempre e si mette d’accordo».

Anche in questo caso è stato il tribunale a obbligarlo. La saga degli affitti non pagati non è ancora finita: bisogna ancora capire perché il ministro è stato costretto a pagare 60mila euro alla Albergo di Russia spa.

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