Il procuratore di Roma al Copasir risponde per quattro ore ai parlamentari. Difende l’operato della sua procura sul caso Caputi, innescata dall’indagine sullo spionaggio del capo di Gabinetto di Giorgia Meloni. Il fascicolo aperto dopo un’inchiesta di Domani su Caputi
Dolore e sconforto. Dopo i vertici dei servizi segreti, è toccato al procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, sedersi di fronte ai membri del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Mercoledì 19 il magistrato ha risposto per quasi quattro ore alle domande che gli sono state poste su alcune delle questioni che nelle ultime settimane stanno agitando il governo, e si è detto amareggiato per quanto sta accadendo.
Tra le vicende in questione c’è l’affaire Caputi, per il quale il procuratore di origini palermitane e con un trascorso giovanile nel Fronte della gioventù ha ribadito il corretto operato della procura che guida. Contro lo stesso Lo Voi infatti il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) aveva presentato un esposto che ha portato i pm di Perugia ad aprire un fascicolo al momento senza indagati.
Il magistrato, secondo l’intelligence firmataria della denuncia, avrebbe violato ogni principio di segretezza, allegando del materiale riservato al fascicolo in cui risultano indagati il direttore e alcuni giornalisti di Domani, rei di aver pubblicato una notizia sui conflitti di interessi del capo di gabinetto della premier Meloni.
Nel corso dell’audizione Lo Voi ha tuttavia sottolineato la totale infondatezza in fatto e in diritto delle accuse che sono state mosse a suo carico, esternando una certa amarezza appunto per gli attacchi degli ultimi giorni. Probabilmente anche per quello subito dopo l’invettiva pubblica della premier Meloni a seguito della vicenda Almasri.
Intanto, in base a quanto apprende Domani, tra le intenzioni dei membri del Copasir ci sarebbe anche quella di programmare un’ulteriore audizione. Stavolta coi vertici del Dis che, come detto, hanno puntato il dito contro il procuratore capo di Roma.
Ma la vicenda che ha portato allo scontro totale tra Lo Voi, il governo e i servizi è iniziata da qui: dalla denuncia di Caputi contro i cronisti di questo giornale.
In pratica il fedelissimo della presidente del Consiglio ha chiesto ai magistrati di piazzale Clodio di andare alla ricerca delle fonti delle notizie e i magistrati, ricostruendo nomi e cognomi di chi aveva effettuato ricerche sul capo di gabinetto, si sono imbattuti in una scoperta particolare che nulla ha a che vedere con le notizie pubblicate da Domani. Due anni fa il braccio destro di Meloni era stato spiato da tre 007 italiani. Così è arrivata la richiesta della procura all’intelligence: comunicare «le generalità complete delle persone che» avevano «effettuato gli accessi», unitamente alle ragioni che vi avevano «dato causa».
Il carteggio dei servizi è dunque finito agli atti e Lo Voi nei guai. Quel materiale era realmente top secret? Secondo quanto appreso da Domani, gli 007 avrebbero dovuto sapere che i documenti riservati trasmessi al procuratore Lo Voi, presentando il numero con cui il procedimento era stato iscritto nel registro generale delle notizie di reato, sarebbero finiti tra gli atti d’indagine. E per questo anche i funzionari dell’intelligence potrebbero essere sentiti dalla procura guidata da Raffaele Cantone nell’ambito dell’indagine contro Lo Voi.
Intanto, tornando all’audizione al Copasir, c’è da dire che l’organo parlamentare, sempre secondo quanto appreso da Domani, è al lavoro per comprendere i motivi che hanno spinto i servizi a spiare Palazzo Chigi. Perché realizzare quelle verifiche sul capo di gabinetto e la sua famiglia? Finora le spiegazioni fornite alla magistratura risultano incomplete e misteriose. L’attività del Copasir, dunque, proseguirà.
Durante la seduta, focus quindi sul caso Caputi, a discapito dell’altra vicenda assai spinosa sul torturatore libico Osama Njeem Almasri, rimpatriato su un volo di Stato dopo che il ministero della Giustizia non ha sanato il vizio di forma per il quale la corte d’appello capitolina lo ha liberato: è per questa vicenda che Lo Voi ha comunicato alla premier Meloni, al sottosegretario Mantovano e ai ministri Nordio e Piantedosi di essere iscritti nel registro degli indagati. Un atto dovuto ma interpretato dal governo come ostile. La tensione che sta minando gli equilibri tra poteri non sembra sopirsi.
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