Il dovere politico dell’opposizione è di sostituire il governo. Per raggiungere quell’obiettivo l’opposizione deve cercare di impedire al governo di attuare il suo programma, almeno obbligandolo a cambiarlo in più punti, di formulare proposte alternative, persino di sottolineare credibilmente la pericolosità politica, istituzionale e per il quadro democratico di quello che il governo propone e dispone.

Non è certamente blandendo il governo, il suo capo e i suoi rappresentanti che una o più parti dell’opposizione danno un contributo efficace al suo superamento, alla sua moderazione, al suo stare nei limiti dell’azione democratica costituzionale. Non è questione di galateo.

Non ci sono pranzi di gala nei confronti fra governi e opposizioni, meno che mai quando le linee di contrapposizione riguardano il modo di rapportarsi fra gli stati e le modalità di funzionamento della democrazia, la sua qualità, talvolta la sua stessa strutturazione.

Un difetto di vocazione politica

L’invito esteso dal leader di Azione Carlo Calenda alla leader di Fratelli d’Italia e presidente del Consiglio Giorgia Meloni si colloca certamente nell’ambito che va dalla volontà di dimostrarsi oppositore più democratico degli altri all’obiettivo di ridefinire i rapporti politici ed elettorali nello schieramento di coloro che non stanno al governo.

Su queste pagine Franco Monaco ha già opportunamente e acutamente strapazzato tutte le inadeguatezze e le contraddizioni delle mosse (di “strategia” non è proprio il caso di parlare) di Calenda, attribuendogli «un endemico difetto di vocazione politica». Sosterrei, piuttosto, che c’è in Calenda (e in alcuni commentatori “al di sopra delle parti”, che non vuol dire imparziali e neppure obiettivi) un eccesso di pragmatismo impolitico che fa perdere di vista quanto di molto grave è all’opera in alcune democrazie contemporanee, da ultimo le reazioni a sostegno di Marine Le Pen condannata per il grave reato di sottrazione e utilizzo di fondi europei per suoi fini nazionali.

Non si costruisce e non si mantiene nessun quadro democratico-costituzionale criticando sistematicamente una delle strutture portanti di quel quadro: la magistratura. Sta proprio nei poteri della magistratura quello di valutare se i comportamenti dei cittadini, in special modo, dei rappresentanti e dei governanti sono conformi alle leggi e alla Costituzione o le violano. Il denaro impropriamente ottenuto, magari da intrusioni esterne come per il candidato presidenziale rumeno sponsorizzato dalla Russia e, quindi dichiarato impresentabile dalla Corte Costituzionale, e utilizzato condiziona gli esiti elettorali colpendo la fonte prima della legittimità di Parlamenti e governi.

Le democrazie illiberali

Prendo due esempi deliberatamente distantissimi fra loro. In Turchia Erdogan tenta di escludere dalle prossime elezioni il candidato più temibile, sindaco di Istanbul, leader dell’opposizione. Negli USA i repubblicani stanno modificando la normativa elettorale per rendere molto più difficile l’espressione del voto, mentre sullo sfondo si staglia minacciosa la possibilità adombrata da Trump di trovare il metodo per ottenere un terzo mandato presidenziale.

Dimostrarsi disponibile a discutere con chi ha violato, viola, accetta, più o meno esplicitamente, che si violino alcuni principi e norme che stanno a fondamento delle democrazie liberal-costituzionali contemporanee come si sono venute evolvendo, è molto più che un semplice errore nella furbesca ricerca di visibilità.

Democrazie illiberali non è un ossimoro. È un progetto perseguito dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, molto apprezzato dall’invitata di Calenda, che manipola l’opinione pubblica, coarta l’opposizione, controlla la magistratura.

Quando è davvero necessario, bisogna discutere anche con coloro la cui affidabilità democratica è quantomeno dubbia e con i “simpatici” sovranisti. Nelle sedi istituzionali appropriate, non in salotti “galantemente” e generosamente attrezzati per offrire loro audience e visibilità aggiuntive per dimostrarsi con compiacimento più avanzati, più liberali, più disponibili. Anche così si indeboliscono le già malmesse democrazie.

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