17 maggio 2021 • 19:43Aggiornato, 18 maggio 2021 • 11:15
Era malata di lupus, Flannery O’ Connor, quando scriveva queste parole. Quando le diagnosticarono il lupus eritematoso cronico aveva venticinque anni. Secondo i medici, la sua aspettativa di vita era di appena un lustro.
Quando si parla di lei e della sua scrittura è difficile scindere l’autrice dall’opera. Nella sua lingua c’è tutto il suo tempo, la cultura del sud rurale degli Stati Uniti in cui la scrittrice viveva e che alimentava la sua ispirazione.
Malgrado la tragedia che incalza ogni giorno della sua vita, interiore e pubblica, la scrittrice è maestra d’ironia. I racconti e i romanzi restituiscono una realtà solo apparentemente semplice, ma nella sostanza malvagia e complessa.
Scrittrice e traduttrice di narrativa e saggistica, vive e lavora a Roma. È specializzata in scritture femminili, in letteratura anglo-irlandese e dei paesi di lingua inglese. Fa parte della redazione di “Nuovi Argomenti” e ha pubblicato, tra gli altri, Il cerchio (Empirìa 2002), Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006), Sangue del suo sangue (nottetempo 2011), ROMA. Tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta 2015), Pensiero stupendo (Lite Editions 2015). Il suo ultimo romanzo è La nuda verità(Marsilio 2018). L’ultimo romanzo tradotto è “Il cielo è dei violenti” di Flannery O’ Connor.