Il comico Daniele Fabbri con un video postato sui suoi profili social fa sapere di essere stato querelato da Giorgia Meloni che gli richiede ora un risarcimento danni di 20mila euro. I fatti risalgono al 2021, quando l’attuale presidente del Consiglio fu insultata dal professore dell’università di Siena, Giovanni Gozzini. Lo stand up comedian commentò quanto accaduto nel suo podcast Contiene parolacce attribuendo alla Meloni parole del tipo “puzzona”, “caccolosa”, “peracottara”, come alternativa satirica alle offese sessiste e maschiliste che il professore le aveva rivolto.


Onorevolissimissima e prestigiatissimissima presidente Meloni (così mettiamo subito in chiaro il tono ossequioso delle mie parole e non mi querela per la seconda volta), l’arcinoto padre della psicoanalisi e quindi bisnonno del concetto di salute mentale dottor Sigmund Freud, asseriva che «il primo uomo che ha scagliato al suo nemico un’ingiuria invece che una pietra, è stato il fondatore della civiltà».

Freud voleva intendere che la parola può essere comunque un’arma, ma è più democratica poiché nonviolenta: chiunque dica che «la parola ferisce più della spada» evidentemente non si è mai beccato una coltellata nella schiena, o un colpo di machete sul mignolino del piede – sappiamo cosa succede quando un mignolino incontra un comodino, figuriamoci un machete.

Eppure, nonostante la dialettica, per quanto accesa, sia un inequivocabile segno di civiltà, può capitare che le parole abbiano un impatto devastante sull’interlocutore, come lei stessa ha dichiarato rispetto alle parole pronunciate dal sottoscritto (tra cui “puzzona” e “caccolosa”), che a quanto pare le avrebbero lasciato profondi strascichi sulla psiche, e già che abbiamo citato Freud, chi meglio di lui in questo momento potrebbe commentare la sua affermazione. Credo ridendo, ma non mi sbilancio.

I limiti di una strategia 

Ma non sono qui per questo, presidente, quanto per offrirle un suggerimento: viviamo giorni di stravolgimenti politici importanti, c’è puzza di terza guerra mondiale ovunque, si respira un’aria tesa, ma di quelle arie tese tese che se uno per caso starnutisce all’improvviso tutti si gettano a terra pensando a una granata.

Lei ha giustamente difficoltà a riferire la sua posizione chiara rispetto all’Ucraina, al riarmo dell’Europa, ai rapporti con Trump e Musk, i centri in Albania e compagnia bella, ma mi permetto di osservare che la strategia della “derapata” per sviare l’attenzione non ha funzionato benissimo a mio avviso: è vero che da un lato ha fatto impazzire di rabbia l’opposizione di sinistra, che si è strappata i capelli gridando alla blasfemia neanche fossero delle suore di fronte a una Madonna coi baffi; dall’altro però, ha rinnovato un interesse soprattutto giovanile verso il manifesto di Ventotene, verso la storia di Spinelli e Rossi che ora sono i nuovi eroi dell’antifascismo, e a meno che il suo piano non fosse spingere i turisti di sinistra a prenotarsi le vacanze a Ventotene, per poi circondarli di navi libiche e tenerli prigionieri come ai vecchi tempi, credo si possa dire che non abbia funzionato granché.

Una modesta proposta

La mia proposta appunto è quella di cambiare strategia: invece di distrarre il nemico con la rabbia, lo faccia con la risata: si inventi degli epiteti buffi personalizzati!

Certo, potrebbero accusarla di abbassare la dialettica politica a un livello infantile, ma a lei cosa importa, risponde con una pernacchia e si becca risate e applausi, poi appoggia il vecchio adagio pioeamedesco “e fatevela ‘na risata”, e vai che i sondaggi decollano, mentre il povero perculato si ritira sconfitto e umiliato, con strascichi sulla psiche che lo renderanno inoffensivo.

Pensi quanto apparirebbe ancora di più come una donna del popolo verace, romanesca, proprio come piace a lei, se si rivolgesse per esempio a Schlein puntando sul suo scarso carisma (“ammoschlein”) o sulla fissa per l’armocromia (“armo-tu-zìa”); oppure prendere in giro Renzi per la su provenienza (chiamarlo con la ‘c’ aspirata toscana “cocacoso”) e poi aggiungere il tormentone «i toscani hanno devastato questo paese».

E non solo, pensi a come potrebbe usare la stessa strategia per tenere a bada la sua maggioranza in caso di divisioni interne con Salvini (“gran-fijo-de-Putìn”, oppure “trucidosì-trucidonò”) o Tajani (“me fai Tajanà!”, alla romana, con tanto di manina ammiccante col gesto pollice-indice).

Per non parlare della politica internazionale, può farci capire da che parte si schiera semplicemente dal modo in cui si rivolge a Trump (“attaccate-ar-tràmp”) o a Zelensky (“la mosca Zezzèski”).

Sono certo che i video di Lei che dall’aula del parlamento comincia a dire cose come “bambacione” e “carciofaro” a destra e a manca farebbero il giro del web, e se gli altri esponenti politici sono tutti permalosi sensibili come lei, la sua vittoria morale è assicurata.

Voglio dire alla peggio la querelano, ma sono dettagli minori, le spese di un avvocato per lei sono quisquilie, lei è una presidente, mica un comico.

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