Il futuro cancelliere ha bisogno al più presto di nuove risorse per far fronte alle grandi sfide globali. Ma sul “fondo speciale” viene attaccato da alleati e avversari. «Colloqui con l’Spd al via, faremo presto»
Parla veloce il pilota d’aereo Friedrich Merz (ha regolare licenza e ne possiede due) perché sa che la sua è una corsa contro il tempo. «I colloqui con la Spd sono iniziati», dice il futuro cancelliere tedesco ai giornalisti, «non posso ancora dire nulla».
Ma è sulla bocca di tutti a Berlino qual è il pacchetto che il leader della Cdu avrebbe messo sul tavolo dei negoziati: 200 miliardi di euro come “patrimonio straordinario” da destinare alla difesa della Germania, il doppio rispetto a quanto varato tre anni fa. L’alternativa è un allentamento del «freno al debito» sempre allo scopo di liberare risorse alla difesa.
Ebbene, il rimpallo tra queste due misure – con annesse le modalità per metterle in atto – è il tormentone del giorno, oltreché la prima vera grana concreta dell’era Merz. Quasi una telenovela. Che metterebbe il “vecchio” Bundestag contro il “nuovo” Bundestag.
L’ultimo atto di questa telenovela è lo stesso Merz che tenta di fare piazza pulita delle rumorosissime voci – con frenetico dibattito annesso tra le forze politiche – sulla possibilità di un rapido via libera ad un allentamento del freno debito pubblico, vero totem politico tedesco, allo scopo di aumentare la spesa per la difesa: «A breve non c’è nessuna riforma del genere all’orizzonte», sibila con decisione Merz, «è un processo molto difficile da affrontare e che richiede un bel po’ di lavoro». È un mezzo colpo di scena quest’affermazione, perché era stato lui stesso ad evocare l’idea.
Come reperire i soldi
Il fatto è che c’è da continuare a sostenere l’Ucraina, certo, ma anche e soprattutto perché l’uragano trumpiano obbliga l’Europa a «rendersi indipendente», come l’uomo che siederà sullo scranno che fu di Angela Merkel aveva detto in diretta tv già la sera delle elezioni. E allora avanti tutta con le trattative con i socialdemocratici, le polemiche anche feroci del blocco conservatore prima del voto sono ormai passato remoto. L’idea è che Merz ha in mente è quella di una difesa europea autonoma, una specie di «alternativa» alla Nato «nella sua forma attuale», alla luce della drammatica svolta di Donald Trump sul dossier ucraino, clamorosamente in favore della Russia e del suo autocrate, Vladimir Putin.
Per tutto ciò – ovvio – ci vogliono soldi. Ed è necessario reperirli a grande velocità. Il problema è che c’è appunto un ostacolo gigantesco da aggirare, sia in quanto a riforma del freno al debito (ancorato finanche alla Costituzione), sia al varo di un “patrimonio straordinario” per la difesa: per sbloccare tali fondi, il capo della Cdu in parlamento ha bisogno di una maggioranza dei due terzi.
Ma le urne gli hanno lasciato il “regalino” di un’ultradestra AfD e della Linke, il partito della sinistra, che insieme hanno un numero sufficiente di seggi per attivare la cosiddetta “minoranza di blocco”: se vogliono, possono stoppare qualsivoglia norma che necessiti dei due terzi dei voti del parlamento, in particolare, ovviamente, quelle di caratura costituzionale.
E allora l’idea che si era fatta strada lunedì era quella di una forzatura non da poco della vita democratica del paese: varare le riforme necessarie con l’attuale Bundestag – fondato sui rapporti di forza della vecchia maggioranza – e non su quello che inizierà il suo mandato il 25 marzo, dove i partiti agli “estremi” hanno strumenti a sufficienza per ricattare il governo che sarà.
Peccato che il capo Cdu abbia dovuto incassare sin da subito «l’irritazione» dei probabili futuri alleati socialdemocratici, che per bocca del capogruppo uscente Ralf Mützenich, si ritengono «sconcertati» dalle giravolte del futuro cancelliere, che fino al giorno prima del voto si era proclamato un paladino inflessibile dell’intoccabilità del pareggio in bilancio: «Quando l’avevamo proposta noi la riforma, voi l’avete sempre bocciata». Idem i Verdi, secondo i quali, dal punto di vista dell’etica parlamentare «non è proprio una passeggiata» far riunire il vecchio Bundestag nell’imminenza della prima seduta del nuovo Bundestag. Non sono teneri neanche i giornali: «Non si colpisce così la dignità degli elettori?», si chiede tra i tanti la Zeit.
A rendere il tutto più complicato, pure il governatore della Baviera, Markus Söder, capo del cristiano-sociali bavaresi, si è detto assolutamente contrario ad una riforma del freno al debito, idem un altro big dell’Unione Cdu-Csu, il capo organizzativo Thorsten Frei: «Non siamo a disposizione» per una forzatura del genere, mentre di un nuovo “fondo straordinario” per la difesa si può anche discutere alla luce del vorticoso moltiplicarsi delle crisi internazionali, Trump in testa.
Di contro, è il socialdemocratico più popolare del paese, il ministro uscente alla Difesa Boris Pistorius, a spingere a favore di una riforma della Schuldenbremse, il freno al debito: «È praticamente inevitabile se vogliamo che le forze armate tedesche siano adeguatamente equipaggiate». Dalla sua, così pare, ha buona parte del popolo tedesco: stando ad un sondaggio dell’istituto Insa, il 49 per cento dei tedeschi è favorevole ad un allentamento, il 28 per cento è contrario.
Parlamentari da scandalo
In tutto ciò Merz ritiene che sarà in grado di negoziare un «buon accordo» di coalizione con la Spd e che riuscirà a mettere in piedi «in un tempo ragionevole» un nuovo governo, verosimilmente «entro Pasqua». Snocciola le priorità: sicurezza internazionale, lotta all’inflazione, la crisi economica da superare.
Di sicuro però il futuro cancelliere dovrà fare i conti con un’opposizione di ultradestra particolarmente rabbiosa. Lo ha già fatto capire Alice Weidel, lo dicono i numeri (152 seggi nel nuovo Bundestag). E lo dicono alcune delle biografie di alcuni dei nuovi parlamentari AfD: a cominciare da Matthias Helferich e Maximilian Krah. Il primo è quello si autodefinì in una chat “il volto amichevole del nazionalsocialismo”. Il secondo è l’ex “Spitzenkandidat” di Alternative für Deutschland alle europee, colui che disse che «non tutti gli ufficiali delle SS erano dei criminali».
A proposito del primo, un grido d’allarme è arrivato finanche dal gruppo AfD del Nord Reno-Vestfalia, che ha ricordato che i vertici del partito «erano in possesso di tutti gli avvertimenti necessari» circa le «possibili conseguenze e gli scandali» che il suo ingresso al Bundestag avrebbe portato con sé. Probabile che il futuro cancelliere abbia già i loro dossier sulla propria scrivania.
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