«La mafia può essere vinta, dipende da noi». È un messaggio di speranza quello diffuso oggi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime innocenti delle mafie. Nella sua lettera aperta Mattarella, a cui la mafia ha strappato il fratello Piersanti il 6 gennaio 1980, ha sottolineato l’importanza e la solennità di questa giornata sempre più necessaria per «affermare valori essenziali alla salute della nostra comunità».

Il richiamo alle istituzioni

Dopo aver ricordato il sacrificio di uomini e donne, «servitori della Repubblica che si battevano per migliorare la società»,  Mattarella ha richiamato le istituzioni ad un maggior impegno nel contrasto alle mafie. Tutti, da chi detiene il potere ai singoli cittadini, devono «superare la rassegnazione e l’indifferenza, alleate dei violenti e sopraffattori». Non basta, insomma, la «doverosa solidarietà nei confronti delle vittime innocenti» e dei loro familiari. É necessario che nella memoria si rinnovi l’impegno di tutti per far fronte a quella che, seppur meno esposta rispetto alla mafia delle stragi, rimane una delle principali minacce all’integrità del nostro paese.

La forza della mafia sta fuori dalla mafia

Nel suo discorso, Mattarella fa anche riferimento alla lotta alle cosiddette «zone grigie di complicità che favoriscono la diffusione e gli affari» della criminalità organizzata.

La criminalità e il metodo mafioso prosperano dove il terreno è fertile e a spiegare bene il concetto è la teoria degli «utili cretini» di Nando dalla Chiesa: senza mezzi termini, ove comanda la mafia al governo ci sono dei cretini, inteso come delle «persone inette a partecipare alla cosa pubblica. Insomma, non potete spiegarvi perché quella persona occupi quella posizione, eppure è lì».

In quella zona indefinita, nel giro di favori e di richieste che permettono a quella persona di occupare una determinata posizione di potere, sta la mafia e il suo metodo. Con cretino non si intende un basso livello intellettuale, ma un’inettitudine contestuale: il problema è che la mafia riceve continuamente favori, e nelle forme più varie, da intellettuali, giornalisti, avvocati, imprenditori, esponenti di associazioni, amministratori o politici di grande valore. Questi non sono in assoluto inetti alla vita pubblica, anzi, ma lo sono in relazione al contesto in cui operano. Un contesto, dove le organizzazioni mafiose evolvono e realizzano senza sosta le proprie strategie di aggressione alla vita democratica e civile.

Le parole della premier

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto ricordare il sacrificio di quanti hanno perso la vita per mano mafiosa. “L'Italia - ha scritto la premier in un tweet - e le sue Istituzioni si inchinano davanti al sacrificio di chi ha perso la vita per mano della criminalità organizzata”.

Meloni ha poi accolto l’appello del presidente Mattarella a tenere alta l’attenzione e l’impegno su questo tema fondamentale per la tenuta democratica del nostro paese. “Le mafie sono un nemico dichiarato della nostra democrazia, un’offesa alla dignità della Nazione” ha proseguito nel suo intervento la presidente del Consiglio. “Per questo, con assoluta determinazione e fermezza, ribadiamo la nostra condanna ad ogni tipo di mafia e ci impegniamo, ogni giorno, a combatterla.”

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