Destra genovese in confusione dopo l’ufficializzazione alle comunali (probabile data l’11 maggio) della candidatura di Silvia Salis, quarantenne ex olimpionica di lancio del martello e vicepresidente del Coni dove, giurano gli amici, «rinuncia a una brillante carriera» (ma chissà, visti i rapporti tesi fra Giovanni Malagò e il ministro Abodi). Marco Bucci, presidente della Liguria ed ex sindaco, che già a caldo aveva detto di sentirsi «tradito» – sentiva Salis come una “sua” – ha insistito: «È una buona candidata. Se l’avesse chiesto a me, poteva essere una candidata anche per noi». Frase velenosa per l’esponente “civica” del centrosinistra; ma velenosissima per il candidato della destra Pietro Piciocchi, ex vicesindaco, evidentemente non così stimato. Il bollino di “bipartisan” darà qualche fastidio alla candidata, freddandole i consensi di sinistra?

Per ora non sembra. Da quella parte l’apparizione di Salis è un sospiro di sollievo per tutti. Facendosi avanti, ha salvato il centrosinistra dall’implosione. Prima di arrivare a lei, il Pd era impantanato in un triello (il capogruppo in regione Romeo, il consigliere Sanna e l’ad di Ente Bacini Terrile); i Cinque stelle stavano sulla loro ex europarlamentare Beghin; e gli altri papabili civici erano brave persone senza quid. È stato un “sondaggio” di Andrea Orlando a sbloccare l’empasse: Salis viene da una famiglia comunista doc. Ma è anche amica di Matteo Renzi, invitata ai suoi compleanni e sul palco della Leopolda. E moglie di un altro amico di Renzi, il regista Fausto Brizzi, incappato nel 2017 in una storiaccia di “Metoo”, caso archiviato dopo due anni (con formula «Il fatto non sussiste»). Salis lo ha sposato nel 2020, hanno un figlio.

Malgrado Renzi – che in Senato si vanta della scelta – Salis, va bene anche ai Cinque stelle: soprattutto in ragione del fatto che senza coalizione si perderebbero tutti i nove municipi, dove si vota con turno unico. Oggi M5s ne governa uno, al prossimo giro spera di raddoppiare. Va benissimo invece ai centristi: per Carlo Calenda è «una liberale tosta», per Italia viva è il riscatto rispetto all’ostracismo subìto alle regionali. La candidata ha messo come condizione della corsa un’alleanza «larghissima»: tradotto “dentro anche i centristi”. L’eventuale presenza di una lista di Iv sarebbe un problema per M5s? Certo. «Ma tanto non sono in grado di farla», spiega un dirigente contiano della città. Le prime ore di Salis da candidata, dunque, sono rose e fiori.

Persino un “toscano”

Martedì sera ha sconvocato la sua prima assemblea per overbooking, invitate sole donne. «Il posto era piccolo per la valanga di adesioni ricevute», spiegano i collaboratori. Per gli avversari è propaganda. La riunione si è svolta in formato ristretto.

Del resto dal lato centrosinistra, per perdere a questo giro ci vorrebbe impegno: «Genova si è rotta le scatole della destra», spiegano dai dem, «qui alle regionali Orlando, un “toscano” (come chiamano i genovesi gli spezzini, ndr) ha preso il 52,3 per cento, e Bucci, il sindaco, il 44,3», cioè 20mila voti in meno. Le incognite per ora sono due. La prima: è vero che il Coni di Malagò a suo modo è una scuola di politica, ma Salis di amministrazione è digiuna (lo era anche Bucci al primo giro, del resto).

La seconda riguarda la coalizione: fatalità, a Roma ha ricominciato a litigare. Come durante le regionali. Giuseppe Conte ha convocato una manifestazione contro il governo ma anche contro i soldi alla Nato, Elly Schlein ha mezzo aderito poi si è freddata. Li aspettano settimane di polemiche. È il copione che ha azzoppato il navigato Orlando. Chissà se Salis, accusata di essere «romana» – lavora nella Capitale – riuscirà a tenere Roma lontana da Genova.

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