Le richieste dei lavoratori sono chiare: il passaggio al Contratto collettivo nazionale sul trasporto merci e logistica – che garantirebbe circa 400 euro lordi in più al mese a lavoratore –, stabilizzazione dei precari e riconoscimento di straordinari e maggiorazioni per turni notturni e festivi, spesso pagati con buoni pasto o contanti «fuori busta», secondo quanto riferiscono i sindacati
Tensione alta al magazzino Pregis di Sant’Omero, in provincia di Teramo, polo logistico dedicato alla distribuzione di prodotti alimentari per la ristorazione.
I lavoratori in appalto della cooperativa Logistic sono sul piede di guerra contro condizioni di lavoro definite insostenibili: salari da fame, turni usuranti e l’applicazione del Ccnl Multiservizi Pulizie, ritenuto inappropriato per le loro mansioni di logistica e smistamento merci.
Le richieste sono chiare: il passaggio al Contratto collettivo nazionale sul trasporto merci e logistica – che garantirebbe circa 400 euro lordi in più al mese a lavoratore –, stabilizzazione dei precari e riconoscimento di straordinari e maggiorazioni per turni notturni e festivi, spesso pagati con buoni pasto, secondo quanto riferiscono i sindacati.
Un incontro con l’azienda, inizialmente previsto per il 2 aprile, è già saltato, e quello riprogrammato per il 3 aprile, resta appeso a un filo. «L’azienda non ha alcuna intenzione di venirci incontro, per loro il contratto resta quello», dice senza usare mezzi termini Luca Toscanco, delegato di Sudd Cobas.
«Parliamo di un contratto che permette alle aziende di risparmiare 400 euro al mese rispetto al contratto della logistica, partendo da una base minima di 1400 euro lordi mensili. Così i lavoratori – continua Toscano - si ritrovano con 1000 euro scarsi netti in busta paga, un salario da fame». Il rischio di un nuovo rinvio alimenta lo stato di agitazione, che proseguirà finché i diritti rivendicati non saranno riconosciuti.
Lo sciopero
La protesta dei dipendenti Pregis è entrata nel vivo lo scorso giovedì 27 marzo, quando i lavoratori hanno incrociato le braccia con un’adesione definita «altissima» dal sindacato, bloccando i cancelli dello stabilimento dalle prime ore del mattino. Il comunicato di Sudd Cobas denuncia una situazione al limite: «È inaccettabile che dopo un mese di lavoro usurante, spesso in celle refrigerate a -20°, i lavoratori si ritrovino con poco più di mille euro in busta paga».
Il “contratto-truffa” Multiservizi, applicato da anni, è al centro della vertenza: pensato per pulizie e manutenzione, viene imposto per abbattere i costi, a scapito di salari e tutele. A ciò si aggiunge una precarietà strutturale, con contratti a termine rinnovati ciclicamente e pause fittizie per eludere la legge.
Un settore allo stremo
Il caso Pregis non è isolato, ma si inserisce in un malessere diffuso nella logistica italiana. Nel 2023, i lavoratori di Mondo Convenienza a Campi Bisenzio (FI) hanno scioperato per 160 giorni contro l’uso del Ccnl multiservizi, ottenendo un aumento di 100 euro mensili ma non il contratto Logistica.
A Bologna, nello stesso anno, i lavoratori del Policlinico Sant’Orsola, organizzati da ADL Cobas, hanno conquistato il Ccnl Logistica dopo mesi di mobilitazioni, segnando un punto contro il “lavoro povero” negli appalti pubblici. Questi episodi rivelano un sistema segnato da contratti capestro e turni massacranti. Il Ccnl Multiservizi infatti offre salari più bassi e meno tutele rispetto al Contratto nazionale della Logistica, diventando uno strumento per le cooperative – spesso schermo di grandi committenti – per competere al ribasso.
A Sant’Omero, come altrove, la precarietà è endemica: i lavoratori, molti dei quali migranti, vivono in un limbo di incertezza, con turni di 10-12 ore in condizioni estreme. Il settore, pilastro dell’economia grazie all’e-commerce, si regge su uno sfruttamento intensivo che le istituzioni faticano a contrastare: se le lotte recenti hanno strappato alcune vittorie, il quadro resta critico. Il rinnovo del Ccnl Logistica del 2024, con aumenti del 14,3 per cento, è stato giudicato insufficiente dai sindacati di base, mentre inchieste su Amazon e GLS per caporalato svelano un sistema di abusi che le aziende ignorano.
Il caso del magazzino Pregis di Sant’Omero non è altro che l’ennesimo segnale di un settore affetto da gravi criticità, dove i profitti crescono a scapito dei lavoratori.
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