Fratelli d’Italia accusa i rappresentanti della Cgil di essersi voltati mentre La Russa leggeva il messaggio di Mattarella. Ma il sindacato belga Fgtb rivendica il gesto: «È stata un protesta antifascista». Per Meloni è «grave e vergognoso», per Landini la premier «commenta bugie»
Durante l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, che leggeva il messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alcuni rappresentanti della Cgil si sarebbero «voltati, dando le spalle al palco». È l’accusa contro il sindacato guidato da Maurizio Landini lanciata sabato mattina, a margine della cerimonia per ricordare i minatori morti a Marcinelle, 70 anni fa. Un gesto che ha provocato la reazione stizzita del governo, ma rivendicato dal sindacato belga Fgtb.
«Siamo contro la presenza di partiti fascisti e per questo ci siamo girati. Fratelli d’Italia è un partito di estrema destra e la loro partecipazione non è bella, soprattutto in un luogo importante per l’immigrazione italiana», ha detto all’Ansa Vincent Pestieau, segretario regionale di Fgtb a Charleroi. L’agenzia di stampa ha poi verificato che chi si è voltato portava al collo un fazzoletto con la scritta Fgtb-Cgil, che pubblicizzava un’iniziativa comune.
Immediata è stata la reazione della premier Giorgia Meloni, che sui social ha parlato di un gesto «grave e vergognoso: una contestazione politica si è trasformata in un gesto di disprezzo verso le istituzioni dello Stato. Marcinelle non è il luogo delle divisioni politiche ma della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro», ha scritto la leader di Fratelli d’Italia.
«Non voglio sporcare questa commemorazione con atti che considero di squallida propaganda», ha invece detto La Russa. A entrambi ha risposto il segretario generale Landini: «La Cgil non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica. Trovo singolare che la presidente del Consiglio, con tutti i problemi che gli italiani hanno, trovi il tempo di commentare delle bugie».
In difesa del lavoro
«Siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire perché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone». Inizia così la nota con cui Mattarella ha ricordato il disastro dei minatori, nel 70° anniversario della strage dell’8 agosto 1956. Parole che assumono un tono diverso dopo i fatti di Ceuta e lo scontro tra Italia e Spagna sulla chiusura di Schengen.
«L’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che hanno contribuito al progresso del paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti», recita il messaggio del capo dello Stato, che ricorda la morte dei 136 italiani che lavoravano a Marcinelle.
Un secondo passaggio dell’intervento di Mattarella è dedicato al tema dei morti sul lavoro e alle forme di sfruttamento, vecchie e nuove: «L’esigenza di tutelare la sicurezza sul lavoro esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono diventate patrimonio condiviso». A testimonianza di ciò, la Commissione europea ha deciso di proporre l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro.
Lavoro e patriottismo
L’accento sulla nazionalità italiana delle vittime è invece centrale nel messaggio di Meloni, che ha ricordato «gli italiani emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore e che trovarono la morte nel buio di una miniera. Marcinelle è anche il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere nazioni e continenti, mantenendo sempre un legame profondo con la madrepatria».
«Ogni 8 agosto rendiamo omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana: una storia fatta di lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità». La presidente del Consiglio ha poi citato Mirko Tremaglia, a lungo deputato del Movimento sociale italiano (oltre che ex repubblichino): «Un patriota che da ministro per gli Italiani nel mondo propose e fece istituire 25 anni fa la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo».
Senza via d’uscita
La tragedia di Marcinelle risale agli anni successivi alla seconda guerra mondiale, quando oltre 140mila persone emigrarono dall’Italia per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Lì trovarono condizioni di vita molto dure: i minatori abitavano in baracche spesso ricavate dalle ex prigioni della guerra. In una di queste miniere, Bois du Cazier, l’8 agosto 1956 la rottura di un condotto e di alcuni cavi elettrici provocò un’esplosione e un incendio che si propagò a tutta la struttura, che non aveva uscite di sicurezza.
Intrappolati dal fuoco e soffocati dall’ossido di carbonio, morirono 262 dei 275 minatori che stavano lavorando quel giorno. Oltre la metà erano migranti italiani: 60 su 136 venivano dall’Abruzzo e 22 da Manoppello, piccolo comune in provincia di Pescara. Ci sarebbero volute due settimane prima che una squadra di soccorso riuscisse a entrare nella miniera e a recuperare i loro corpi.
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