Esposti, sospensioni e 6 in condotta. Il pugno duro del preside raccoglie le proteste della comunità scolastica. «Punizioni a studenti scelti arbitrariamente tra quanti hanno occupato». Un appello ha raccolto 10mila firme. In campo anche la Cgil
Primavera di lotte in Italia, tra lavoratori e studenti, i primi, in sciopero per i salari da fame, mentre gli studenti medi e universitari hanno ripreso a occupare le scuole e gli atenei contro il genocidio dei palestinesi, il riarmo e le politiche r
epressive del governo.Sono state occupate scuole a Roma, Milano e Bologna. A Roma, dopo le occupazioni di dicembre, gli studenti sono tornati a manifestare al liceo Virgilio, dove, in seguito ai danneggiamenti invernali, sono state identificate 14 persone ritenute responsabili di fatti di «rilevanza penale». A Milano, occupato il liceo Da Vinci; al Moreschi, per un'ora di occupazione, sono state sospese 17 persone, provocando le proteste dei genitori.
Il caso del liceo Minghetti
Analoga situazione a Bologna, dove dal 18 al 22 marzo il collettivo studentesco ha preso il controllo del liceo classico Minghetti. Il preside Roberto Gallingani aveva tentato di sventare l’occupazione con un comunicato rivolto alla comunità scolastica che per il segretario generale Flc Cgil Bologna, Gabriele Caforio, era una condanna preventiva emessa con un metodo di gestione della scuola e del dissenso dal «sapore piuttosto autoritario» e «preventivamente repressivo».
Durante l'occupazione Gallingani ha trattato con cinque studenti, tra cui Dario Rubbi, al quarto anno del liceo classico, membro del collettivo del Minghetti. Cinque sono anche gli studenti che, stando a quanto trapelato finora, sarebbero stati denunciati per l'occupazione della scuola, ai quali se ne sono aggiunti altri, «scelti arbitrariamente», secondo Rubbi, «tra quanti hanno occupato». «È la prima volta che accade – precisa lo studente – perché in passato le denunce erano contro ignoti».
A rincarare la dose, il 25 marzo, ci ha pensato inoltre il collegio dei docenti, annunciando tre giorni di sospensione (convertiti in lavori socialmente utili) e il 6 in condotta, che, secondo quanto previsto dalla riforma del ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara implica la sospensione del giudizio con la necessità di superare un esame di educazione civica, mentre i maturandi dovranno produrre un elaborato di cittadinanza e costituzione, da discutere nella prova orale.
Il collegio dei docenti del Minghetti si riunirà di nuovo mercoledì 2 aprile, per discutere «provvedimenti di ordine disciplinare ed eventuali interventi didattico-pedagogici in seguito all'occupazione degli studenti».
Nel frattempo, mentre a Bologna sono state occupate le scuole superiori Laura Bassi, Copernico e Arcangeli, il collettivo del Minghetti ha lanciato un appello alla cittadinanza (che ha raccolto 10mila firme) e convocato una conferenza stampa il 1° aprile durante la quale Dario e Matteo, un altro membro del collettivo, hanno dichiarato che la loro occupazione è stata un modo per «recuperare uno spazio di democrazia in cui esprimere il nostro dissenso al riarmo europeo, al Ddl sicurezza 1660, alla riforma della scuola Valditara e alle complicità del nostro governo con la pulizia etnica in corso contro il popolo Palestinese, in particolare in questo difficile momento dopo la rottura della tregua operata da Israele».
Vari gli interventi al termine della conferenza: una studentessa universitaria ha espresso solidarietà al collettivo e ha informato sull'occupazione del dipartimento di Matematica. Sono seguiti gli interventi di ex studenti del Minghetti, ormai adulti, tra cui alcuni docenti bolognesi, che hanno paragonato l'occupazione del Minghetti a quella del collettivo dell'ex Gkn, dopo avere ricordato le proprie esperienze di autogestione e occupazione, dichiarandosi infine spaventati per provvedimenti disciplinari emessi contro ragazzi che si oppongono alla guerra, solidarizzano con la Palestina e si attivano in una società sempre più passiva. Tutti si sono appellati al preside e agli organi decisionali perché tornino sulle proprie decisioni.
Una mamma ha parlato della lettera che i genitori degli studenti hanno spedito al dirigente Gallingani e ai docenti, esprimendo preoccupazione perché non c'è più spazio per manifestare il dissenso nella scuola, che invece dovrebbe educare anche quando c'è conflitto.
Novelle Antigone di fronte a Creonte, in lotta per la giustizia universale contro la legalità repressiva, le studentesse e gli studenti di Bologna e del resto d’Italia si preparano alla manifestazione nazionale del mondo della scuola, indetta dal sindacato di base Usb per venerdì 4 aprile.
© Riproduzione riservata