L’udienza prevista per il 26 marzo sarà rimandata a data da destinarsi. Il rischio è che il procedimento in cui è accusata per truffa aggravata ai danni dello stato debba ricominciare da capo: un colpo di mano per non decidere sull’eventuale passo indietro dal governo
Alla viglia di un’importante udienza e al rischio concreto di rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato, Daniela Santanchè si diceva comunque «tranquilla. Credo che nulla interverrà nella prima udienza. Se volete saperlo – ha sottolineato la ministra parlando dalla sede milanese di Fratelli d’Italia di corso Buenos Aires – non andrò a casa il 26 marzo». Non succederà nulla, e non farà (per ora) nessun passo indietro dal governo. Perché l’udienza prevista proprio per il 26 marzo alla fine non ci sarà.
Il rebus sulle tempistiche
A meno di 24 ore da quelle parole, e il giorno prima della decisione di un eventuale rinvio a giudizio, la ministra del Turismo ha deciso di sostituire uno dei suoi legali. Una decisione a metà tra un colpo di scena e un colpo di teatro, che dà un assist non di poco conto a Santanchè. Innanzitutto perché l’udienza verrà realisticamente rimandata, perché il nuovo legale Salvatore Pino è impegnato in un altro procedimento e avrà bisogno di tempo per leggersi gli atti dell’inchiesta. Ma di tempo, probabilmente, se ne perderà ancora.
Perché la gup che sta seguendo il caso, Tiziana Gueli, dal 31 marzo passerà dagli uffici delle udienze preliminari a quelli del dibattimento. Un trasferimento che si conosceva da tempo e che inizialmente doveva essere previsto per il 31 gennaio scorso, ma che era stato ritardato proprio per finire il lavoro sulla ministra.
Ora la palla passerà al presidente del tribunale Fabio Roia, che dovrà decidere se applicare comunque a Gueli al procedimento su Santanchè oppure far ricominciare l’udienza da capo, di fronte a un nuovo giudice, con tutto ciò che questo comporta in termini di tempi (lunghi) che consentiranno alla titolare del Turismo di rimandare sine die la scelta sulle dimissioni.
Le altre grane giudiziarie
Sono mesi che le opposizioni chiedono un passo indietro a Santanchè. Lo scorso 25 febbraio la Camera dei deputati ha respinto la mozione di sfiducia contro la ministra, dopo che a fine gennaio era già stata rinviata a giudizio per un altro procedimento, quello in cui è accusata di falso in bilancio per aver falsificato i conti della galassia Visibilia, nel frattempo ceduta agli svizzeri di Wiip Finance. Ma l’accusa da cui si sarebbe dovuta difendere domani, 26 marzo, riguarda i 126 mila euro di cassa integrazione Covid che, secondo la procura di Milano, avrebbe incassato tra il 2020 e il 2020 mentre i suoi 13 dipendenti lavoravano comunque, ma in smart working.
Ma non è l’unica grana giudiziaria per la ministra, indagata per bancarotta, esclusa per Visibilia ma ipotizzata dopo il crack di Ki Group Srl, società della galassia biofood guidata dal 2019 al 2021 dall’esponente di Fratelli d’Italia e che il 9 gennaio del 2024 è stata messa in amministrazione giudiziaria con conti in rosso di 8,6 milioni di euro. Situazione che potrebbe replicarsi anche per Bioera Spa, fallita lo scorso 4 dicembre.
Bignami: «Se rinviata a giudizio lascerà»
Cosa succederà in caso di rinvio a giudizio? Per il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, alla fine lascerà per difendersi. «Non so se è confermata l'udienza domani, ma cambia poco – ha sottolineato Bignami a Skytg24 – noi riteniamo, come ha detto il ministro stesso quando è venuta in Aula, che nel momento in cui ci dovesse essere un rinvio si arriverebbe ad una presa d'atto della necessità di rilasciare l'incarico non perché stia governando male il turismo, dove anzi abbiamo dati assolutamente premianti, ma per garantire a lei la possibilità di difendersi nel modo più sereno possibile».
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