« Te ne sei accorto, sì, che parti per scalare le montagne e poi ti fermi al primo ristorante. E non ci pensi più». Viene la tentazione di prendere il testo di una delle canzoni più belle e famose di Brunori SAS e di adattarla a ogni contesto possibile, compresa dunque la sua partecipazione a Sanremo.

La montagna da scalare – questa volta più prosaicamente rispetto al suo significato originale – potrebbe essere la classifica del festival. Senza troppe sorprese, Brunori SAS arriva all’Ariston con i favori della critica e con una canzone che parla delle difficoltà di essere genitori, un tema per definizione universale. Arriva dunque anche con il peso di chi potrebbe vincere, se non fosse che il televoto potrebbe seguire altre logiche.

Ma in fondo non importa: il passaggio al festival, per un cantautore che non ha nulla da dimostrare, è innanzitutto la porta verso il tour della prossima estate. Perché è nella dimensione dal vivo che poi si sa esprimere al meglio.

Ed è così che nasce anche la partecipazione a Sanremo, dopo tanti anni in cui avrebbe potuto forse accedervi di diritto, se solo lo avesse voluto. In un’intervista a Domani, solo un anno fa, aveva detto che non avrebbe mai partecipato al festival. Poi ha cambiato idea. In un certo senso ha voluto uscire dalla sua zona di comfort: «Stavo bello comodo, al sicuro, invece ora torno debuttante. Non so se è il frutto dell’età che mi fa osare», ha detto sempre a Domani.

Il riflettore

C’entra anche il fatto che c’è un album in uscita, nel quale – ha raccontato Brunori – si «piangerà dall’inizio alla fine» (per la commozione, ovviamente). Per questo lavoro – ha detto in un’altra intervista, a Open – aveva bisogno del riflettore migliore possibile.

A 15 anni dall’esordio, Brunori SAS ha la sicurezza di una carriera senza nessun passo falso, che gli ha permesso di costruire un pubblico fedelissimo. Si potrebbe definire “un pubblico di intenditori”, come si potrebbe dire per un buon vino («ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino», canta nella canzone che porta al festival).

Ora, uno degli aspetti più interessanti di questa edizione del festival è capire cosa nascerà dal confronto fra una nuova canzone di Brunori e un pubblico così vasto ed eterogeneo, come quello di Sanremo.

L’albero delle noci

Ma non è neppure l’unico caso quest’anno: nello stesso campionato giocano anche Simone Cristicchi o Lucio Corsi. Non a caso, tutti hanno preso voti altissimi dopo i primi ascolti fatti dai giornalisti, alla vigilia del festival.

Dario Brunori, classe 1977 (ha dunque 47 anni), deve il nome d’arte all’impresa di famiglia, dove probabilmente sarebbe stato destinato, se non avesse preferito la musica. Espressione della provincia cosentina, ha sempre tenuto un legame stretto col territorio.

Durante il festival, nel giorno di San Valentino (venerdì), uscirà il nuovo album – “L’albero delle noci” (prende il nome dalla canzone del festival) – che arriva a cinque anni da Cip. Chi lo ha ascoltato in anteprima ne ha parlato in toni entusiasti: forse aveva proprio bisogno di un palco come Sanremo.

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