Nel documentario su Elon Musk presentato ieri a Venezia nella versione di quasi quattro ore, con un intervallo di dieci minuti, la sovrapposizione tra finzione e realtà diventa il cuore del discorso. Il film mette in scena la dimensione della tecnocrazia: un potere che non passa più per le urne ma per il controllo di dati, satelliti, piattaforme
Venezia – C’è una scena, nella terza stagione di For All Mankind, in cui Dev Ayesa, fondatore della Helios, capelli corvini, sorriso da messia della Silicon Valley anni Novanta, annuncia che porterà l’umanità su Marte prima della Nasa e dei sovietici. Ayesa non è Elon Musk: la serie lo ha sempre negato, rivendicando ispirazioni più ampie, da Steve Jobs a Jeff Bezos. Eppure la sovrapposizione è irresistibile, perché la filosofia che lo anima (la conquista dello spazio come atto completamente priv