In occasione della terza edizione del Premio Inge Feltrinelli. Raccontare il mondo difendere i diritti, che si terrà lunedì 31 mrzo a Milano alle ore 19:00 in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, ospitiamo l’intervento di Burhan Sönmez, presidente del PEN International e membro della giuria del Premio Inge Feltrinelli


La scorsa settimana, il 21 marzo, abbiamo pubblicato la Lista dei Casi di Pen International.

Pen International, una delle più antiche organizzazioni internazionali per i diritti umani al mondo, lotta per il diritto alla libertà di espressione sin dal 1921. Con 40mila membri in circa 100 paesi, continuiamo a combattere contro le problematiche che emergono oggi in ogni continente. Lavoriamo per proteggere tutti gli scrittori, giornalisti, editori, poeti, traduttori, drammaturghi, parolieri, editor, blogger perseguitati per il loro lavoro con la parola scritta.

Registriamo ufficialmente le violazioni della libertà di espressione dal 1961, monitorando sistematicamente la censura, la violenza e le morti che colpiscono gli scrittori. Questo rapporto fornisce un’analisi globale dei casi monitorati da Pen International durante l’anno, offrendo una panoramica del contesto più ampio in cui gli scrittori si trovano ad affrontare difficoltà.

Alla fine di ogni panoramica regionale c’è un riepilogo delle azioni intraprese da Pen International, comprese collaborazioni con altre ong per la libertà di espressione a favore di giornalisti e difensori dei diritti umani, e link a risorse che forniscono informazioni più dettagliate.

Lotta e solidarietà

Il ruolo principale della Lista dei Casi di Pen International è quello di informare i suoi membri e tutti coloro che si battono per la libertà di espressione, e permettere ai Centri Pen di identificare le aree su cui concentrarsi. Non cerca quindi di essere un elenco esaustivo degli attacchi contro gli scrittori, ma piuttosto un indicatore – una banderuola – dei luoghi in cui si concentrano i problemi in un determinato anno, e riflettere su modelli e tendenze che possano guidare le azioni future.

Man mano che le politiche repressive si diffondono nel mondo e i regimi autoritari acquisiscono più potere, diventa ancora più importante sviluppare la lotta per la libertà di espressione e diffonderla attraverso la solidarietà globale. Da questa prospettiva, diamo voce a persone apparentemente scollegate come parte di una stessa lotta: la poetessa bahá’í Mahvash Sabet, imprigionata in Iran per le sue convinzioni religiose; il professor Etienne Fakaba Sissoko, incarcerato per aver scritto un libro critico nei confronti del governo militare in Mali; il poeta e avvocato per i diritti umani Arnon Nampha, arrestato in Thailandia con l’accusa di lesa maestà; lo scrittore curdo Yavuz Ekinci, il cui romanzo è stato vietato in Turchia; la giornalista Paola Ugaz, sottoposta a una repressione sistematica in Perù da anni; e le centinaia di scrittori i cui libri sono stati censurati negli Stati Uniti.

In questo elenco, dal passato al presente, siamo riusciti a tendere la nostra mano solidale e a garantire la libertà a molte persone, da Arthur Koestler a Wole Soyinka a Julian Assange. Ma ci sono anche molti casi senza un lieto fine per i quali la lotta non ha ancora avuto successo. Questa realtà ci impone una responsabilità che cresce ogni giorno. Sappiamo che la libertà degli scrittori è lo specchio della libertà della società.

Manteniamo viva la nostra lotta nel nostro ambito per fare in modo che questa libertà si estenda a tutta la società, e continuiamo il nostro percorso, senza mai arretrare davanti all’oppressione.

Le voci da difendere

All’inizio del 2025, il mondo è stato gettato in un caos deliberato, mettendo in discussione l’ordine internazionale basato sulle regole, iniziato poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale con l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e del quadro dei diritti umani che Pen International ha contribuito a creare.

Le guerre e i conflitti sono raddoppiati negli ultimi cinque anni, ma la vita culturale, che rappresenta una parte del collante sociale delle comunità, raramente viene considerata una priorità negli sforzi di ricostruzione. La disinformazione è ovunque, spesso usata come strategia deliberata per nascondere il potere crescente e incontrollato degli oligarchi, che continuano ad accumulare ricchezza a scapito del resto del mondo, senza mai considerare il vero costo delle loro azioni, mettendo a rischio l’intero pianeta. Ci sono numerosi modi per lottare e proteggerci, proteggendo al tempo stesso il mondo intero.

Facciamo tutto ciò che possiamo in linea con la nostra visione pacifica, impegnandoci in attività diplomatiche o manifestando davanti alle ambasciate. Se scrivere libri contro l’oppressione è un’espressione di determinazione, allora i lettori che li leggono e sostengono gli autori sono parte integrante di questa determinazione. A volte, le fiere del libro o i premi letterari diventano la voce di questa lotta.

Il Premio Inge Feltrinelli in Italia è uno di questi. Grazie a questo premio, al quale partecipo da tre anni come membro della giuria, cerchiamo di garantire la libertà di scrittura e di parola, e soprattutto che i giovani abbiano l’opportunità di esprimere le proprie opinioni sui temi sociali con coraggio.

Spero che iniziative come questa, che uniscono letteratura e libertà, si moltiplichino ovunque, e che, continuando questa lotta con ancora più forza, possiamo contribuire alla liberazione degli intellettuali che hanno bisogno del nostro aiuto, come il giornalista Dawit Isaak, detenuto in una prigione sconosciuta in Eritrea da 23 anni, la poetessa Kaciaryna Andrejeva, arrestata in Bielorussia cinque anni fa, o Osman Kavala, che sta scontando l’ergastolo in Turchia.

© Riproduzione riservata