È rassicurante credere che le persone scelgano il partner come se stessero selezionando un prodotto, basandosi su un punteggio, un voto, una classifica. Ma se le persone diventano prodotti con un valore di mercato, saranno sempre alla ricerca di qualcuno che le valuti positivamente, nel timore di essere giudicate inferiori
Una ragazza di vent’anni molto bella (capelli lucenti, pelle perfetta, fisico sensuale) posta un video in cui dice che non le piace nessun ragazzo. Le sembrano tutti brutti. È raro che le capiti di trovare uno con cui uscire, veramente raro. Quando le è successo ha perso completamente la testa.
Ma per forza, dice: visto che trovare uno decente è difficilissimo, è ovvio che quando lo trovi impazzisci e non capisci più niente. Sei così stupita di aver trovato questa gemma rara (o questa apparenza di gemma) che perdi la testa. Comunque, prosegue, ormai si è stufata: basta ragazzi. A dirla tutta, preferisce andarsene in palestra. La palestra non ti delude mai.
La ragazza mi ha fatto simpatia perché parlava con schiettezza. Anche se un po’ mi dispiace per come si sente, perché avere delle relazioni giovanili mi sembra un bel passatempo. Il suo video mi ha ricordato quel passaggio di Ti ho sposato per allegria (Natalia Ginzburg) in cui un personaggio dice: «Disinnamorarsi è bruttissimo, tutti gli uomini ti sembrano scemi, non sai dove si sono ficcati quelli che si possono amare». Forse la ragazza si è disinnamorata di uno e ora si sente così, e in futuro cambierà idea. Forse no.
Qualcuno ha poi ripreso il video della ragazza per criticarla (purtroppo siamo nel 2025, l’èra della critica a ciclo continuo), dicendo che le donne non si accontentano, che se la tirano, e così via. La solita tensione.
Il critico della situazione ha detto una cosa del tipo: «Mettiamo in fila uomini e donne in ordine di bellezza, con l’idea che quelli di pari livello si attraggano naturalmente. Quando questa corrispondenza non si verifica diremo che si tratta di un’ingiustizia. Le persone ormai hanno aspettative estetiche irrealistiche».
Uno schema di pensiero buffo, ma ricorrente ogni tanto nelle discussioni online. L’idea delle aspettative, del realismo e delle aspirazioni eccessive. Ma soprattutto l’idea che possa esistere un ordine “dal più al meno”. Mentalità della misurabilità, processi meccanici, posizionamento, graduatoria.
Assuefatti dalle classifiche
Del resto lo sappiamo: noi umani siamo irrimediabilmente danneggiati. Siamo assuefatti alle impostazioni classificatorie e di mercato. Non solo nel campo delle relazioni, ma anche in altri campi, forse in tutti. Il desiderio ridotto alla gerarchia della bellezza è solo un esempio.
L’idea che esista una scala universale di attrazione e che ogni individuo abbia un valore estetico oggettivo è un’illusione non nuova. Ma oggi piace, piace più che mai, a dispetto dei discorsi di superficie. Eppure l’attrazione sarebbe un fenomeno complesso e multidimensionale, che va ben oltre la misurabilità. Certo, la bellezza gioca sempre un ruolo, ma il desiderio è una vicenda fatta di attrazione, repulsione, fantasmi e dunque anche tempo, memoria, imprinting. Non voglio fare la nonna che dice «l’importante è la personalità».
Voglio solo dire che la bellezza ha a che fare col mostrarsi, mentre la realtà del desiderio per definizione deve continuamente nascondersi, anche perché se si mostrasse forse ci spaventeremmo (in verità è il suo bello, il desiderio nudo e crudo è qualcosa di splendidamente inguardabile, una creatura abissale da romanzo fantasy).
È più rassicurante credere che le persone scelgano il partner come se stessero selezionando un prodotto, basandosi su un punteggio, un voto, una classifica. Una convenzione. È più tranquillizzante: nessuno si sporca le mani, nessuno si espone e fa brutte figure, nessuno dice «vi confesso che mi piace questa tipa» e tutti intorno «ma sei pazzo, ma l’hai vista». E dunque va bene, in un’epoca superficialmente sessuale ma profondamente sessuofobica.
L’insoddisfazione cronica
Il problema dell’approccio tranquillizzante è che porta a una competizione costante e a un senso di insoddisfazione cronica. Se le persone si vedono come prodotti con un valore di mercato, allora saranno sempre alla ricerca di qualcuno che le valuti positivamente, e temeranno di essere giudicate inferiori.
La prima conseguenza è la perdita di autenticità. Le persone iniziano a costruire un sé artificiale per massimizzare la loro valutazione. E poi c’è la frustrazione e il risentimento. Chi si percepisce come “basso nella classifica” può sviluppare ostilità verso coloro che considera fuori dalla propria portata. Nasce il concetto di ingiustizia della selezione sessuale, sul quale Michel Houellebecq ha costruito con maestria parecchie sezioni dei suoi romanzi.
Ne deriva una spirale di insoddisfazione perenne. Chi si considera sopravvalutato teme di essere rimpiazzato. Chi si considera sottovalutato sviluppa rancore. Secondo me non è divertente.
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