Per il parlamentare socialdemocratico ci vuole un esecutivo che abbia in pugno la situazione. «La Linke? Crescono gli estremismi, i neonazisti al 20 per cento sono un esito spaventoso»
«È un disastro». Il presidente della commissione Interni del Bundestag Lars Castellucci non fa sconti al suo partito la sera delle elezioni in Germania: la Spd ha portato a casa il peggior risultato della sua storia.

Per la Spd non è andata bene, AfD sfiora il 20 per cento dei consensi.
Crescono le forze estreme. Non voglio mettere sullo stesso piano Linke e AfD, ma l’estrema destra al 20 per cento è un esito spaventoso.
Cosa significa questo risultato per il prossimo governo?
La politica deve mostrare di avere in pugno la situazione: chi non è sicuro di essere all’altezza di questo compito non può far parte del prossimo esecutivo.
La partecipazione al voto è stata altissima, significa che AfD ha mobilitato più astensionisti di altri?
Penso che anche gli altri partiti abbiano mobilitato in risposta proprio ad AfD persone che normalmente non votano, ma penso che i partiti si debbano porre il dubbio su come tornare a coinvolgere gli astensionisti. È una quesitone di democrazia.
Colpisce il clima di spavento e timore che la destra trionfi in cui si sta andando al voto a queste elezioni. Com’è potuto succedere che AfD arrivasse alle elezioni in una tale posizione di forza?
Un rappresentante di AfD una volta ha detto che «quando il paese sta male, noi stiamo bene». Approfittano di un sentimento di insicurezza e di insoddisfazione, come destra e populisti fanno anche altrove, e trovano in fretta dei colpevoli, in particolar modo minoranze.
Negli ultimi mesi del governo, spesso la coalizione non ha saputo comunicare al meglio i propri successi e questo fatto ha nutrito l’insicurezza tra le persone. Anche la Cdu si è appropriata di una parte delle parole d’ordine dell’estrema destra per convincere la gente a votarli: una strategia che diventa un boomerang perché poi gli elettori si sentono legittimati a votare direttamente le forze più estremiste. Per questo credo che anche l’opposizione abbia una parte di responsabilità nella crescita dell’estrema destra.
Il sentimento di insicurezza è stato nutrito anche dai terribili attentati delle ultime settimane. C’è stata una sottovalutazione da parte delle forze dell’ordine e del governo dei rischi?
Da presidente della commissione Interni ho lavorato a stretto contatto con le forze dell’ordine ed effettivamente in alcuni dei casi che abbiamo analizzato a posteriori si può dire che si sarebbe potuti intervenire prima, come nel caso di Magdeburgo dove non sono state rispettate le indicazioni di sicurezza. Ma alla base dei problemi c’è anche il disfunzionale sistema di Dublino, che poi riguarda anche i rapporti tra Italia e Germania.
Le persone vengono rimbalzate troppo a lungo e alla fine non sanno dove sarà collocata la loro prospettiva di vita. E anche se c’è una grande maggioranza che si arrangia ci sono persone che magari sono già fragili psicologicamente e sensibili all’ideologia: se finiscono sulla cattiva strada, quantomeno non abbiamo fatto il minimo indispensabile in termini di integrazione e assistenza per evitarlo.
Gli attentatori si sono tutti radicalizzati in Germania: c’è un problema, soprattutto per quanto riguarda i social media. Se qualcuno si esprimesse in certi termini per strada, interverrebbe molto presto la polizia, ma se la stessa persona scrive quello che pensa sui social, spesso le sue parole restano a lungo nascoste e nessuno interviene. Dobbiamo essere più attenti a questi movimenti.
Torniamo alla coalizione. Olaf Scholz è stato sempre percepito come poco efficace, ma qual è stato alla fine il problema che ha fatto saltare l’accordo?
Scholz è un anseatico, probabilmente è normale che appaia poco incisivo, non è un tipo che sbatte i pugni sul tavolo. Ma non bisogna farsi ingannare: è stato capace di agire responsabilmente dietro le quinte è negoziare compromessi e portare avanti il contratto di governo, oltre a negoziare con il resto dei variegati governi europei e gestire diverse crisi. E per questo lo stimo molto. Ma è consapevole del fatto che sono cambiati i modi in cui trasmettere i suoi successi politici e che bisogna lavorare sul modo di comunicare, cosa che Scholz ha capito, anche se un po’ tardi.
Friedrich Merz dopo aver votato assieme ad AfD ha assicurato a più riprese di non voler fare cosa comune con l’estrema destra. È credibile?
Sono convinto che Merz avrebbe voluto che chi ha votato AfD avesse scelto la Cdu e lui ora avrebbe a disposizione una maggioranza assoluta per governare da solo. Ma il mondo è diverso dalle sue aspettative: il fatto che abbia votato con AfD è stato un tabù infranto, non me lo sarei mai aspettato. Soprattutto non per una mozione senza conseguenze dirette sull’azione di governo, quindi una manovra molto inutile, che serviva solo per dimostrare all’opinione pubblica di voler cambiare assolutamente qualcosa.
Ma agire senza cercare il compromesso con noi, dire «o approvate la nostra proposta o votiamo con AfD non è modo di contrattare, ma un ricatto. Quello che si è verificato poi non posso dimenticarlo: con questo tabù infranto per me Merz ha perso la sua credibilità.
In conseguenza a questo episodio sono anche volate parole dure nei confronti della Cdu. Sarà possibile sedersi serenamente al tavolo delle trattative con i cristianodemocratici?
Beh, l’atmosfera ne risente. Dall’inizio si saprà che – come è poi venuto fuori per la coalizione Semaforo – le persone che stanno lavorando insieme non si fidano le une delle altre. È una grave ipoteca sul lavoro, di cui è responsabile Merz.
Contemporaneamente guardiamo all’Austria, dove abbiamo evitato per pochissimo che diventasse cancelliere un uomo di estrema destra. Nei governi di coalizione nessuno riuscirà a portare a termine il suo programma per intero, ma i partiti democratici devono riuscire a rimanere in grado di avere a che fare gli uni con gli altri. Altrimenti, si stende il tappeto rosso per populisti e nazionalisti. Abbiamo già vissuto tutto questo nella nostra storia, non dobbiamo vivere un’altra volta un blocco simile.
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