Alla fine, i risultati definitivi lasciano fuori dal Bundestag Fdp e BSW. Iniziano i ragionamenti sul governo, Merz lo vuole «entro Pasqua»
Di fronte ai risultati definitivi del voto in Germania, iniziano a delinearsi le trattative per la formazione del governo. Il 4,33 dei liberali non basta per superare la soglia di sbarramento del 5 per cento e il leader Christian Lindner – l’ex ministro delle Finanze che aveva dato il via alla crisi della coalizione semaforo provocando di fatto le elezioni anticipate – ha annunciato di volersi ritirare dalla politica. Il risultato della Fdp (e quello di BSW, sotto al 5 per cento per un soffio e già pronto a fare ricorso) fa però sì che il Bundestag sarà formato da soli cinque partiti (Cdu/Csu, AfD, Spd, Verdi e Linke) e rende più probabile che Friedrich Merz, il leader cristianodemocratico che ha vinto le elezioni possa procedere alla formazione di una maggioranza come avrebbe desiderato, cioè con un solo partner di maggioranza, la Spd. Un buon esito, nonostante quello della Cdu/Csu (28,5 per cento) sia il secondo peggior risultato della storia.

I socialdemocratici per bocca della cosegretaria Saskia Esken hanno già promesso di intervenire una riorganizzazione del partito dopo aver raccolto il peggior risultato di sempre per la Spd (16,4 per cento). Lei stessa potrebbe essere messa in discussione, mentre il suo collega Lars Klingbeil sembra destinato a essere il nuovo capogruppo. Olaf Scholz, invece, ha annunciato che non sarà al tavolo dei colloqui per formare il nuovo governo. Attesa anche per il ruolo di Boris Pistorius: il ministro della Difesa socialdemocratico, estremamente popolare, potrebbe restare al suo posto o godere di una promozione. E soprattutto, potrebbe guidare la rivoluzione generazionale nella Spd.

I Verdi, fermi all’11,6 per cento, si leccano le ferite: il fatto che la Fdp non sia entrata in parlamento annulla – almeno per il momento – le ambizioni degli ecologisti di tornare al governo. Sono il partito della coalizione semaforo che è stato punito meno dall’elettorato, ma hanno comunque perso rispetto alle elezioni del ‘21. Secondo il candidato cancelliere Robert Habeck, anche per la loro disponibilità a scendere comunque a patti con Merz anche dopo il voto comune con AfD al Bundestag, una scelta che una parte dell’elettorato non ha apprezzato. L’ex ministro dell’Economia ha anche detto che non vuole più ricoprire nessun ruolo di rilievo nel suo partito.
Al contrario si era espressa la Linke: senza nessuna ambizione di governo, il partito di sinistra è stato comunque premiato per la durissima contrapposizione alla Cdu nei giorni in cui Merz accettava i voti dell’estrema destra. Forte di un risultato eccezionale (8,8 per cento) che sei mesi fa nessuno si sarebbe aspettato e, soprattutto di un larghissimo consenso tra i giovani, la Linke si avvia a una legislatura di opposizione che vuole improntare soprattutto sui temi sociali.
Preferenze e veti
AfD, che ha praticamente raddoppiato i propri consensi arrivando al 20,8 per cento dei consensi, continua a offrire la propria collaborazione alla Cdu, che però rifiuta. L’estrema destra ha fatto il pieno di voti soprattutto nei cinque Land dell’est, dove è primo partito ovunque e ha preso, in termini assoluti, più voti di tutti i partiti dell’ex coalizione semaforo messi assieme. Alice Weidel ha già promesso che «gli daremo la caccia», facendo riferimento a un atteggiamento senza sconti nei confronti del nuovo governo. Nel talk show serale ha anche promesso che, in prospettiva, mira a superare i consensi della Cdu e – come unica leader, a eccezione della rappresentante di BSW – ha chiesto toni più concilianti con Mosca rispetto al conflitto ucraino.
AfD è stata anche capace a mobilitare quasi due milioni di astensionisti, il dato più alto di tutti i partiti: queste elezioni segnano l’affluenza più alta dalla riunificazione tedesca con l’84 per cento delle persone che si sono recate al voto. Un grosso tesoretto di voti è appunto quello di AfD, ma anche altri partiti hanno beneficiato specularmente di una crescita dovuta al voto di chi in passato ha preferito non andare alle urne.
In generale, però, questa campagna elettorale ha segnato una crescita delle iscrizioni ad alcuni partiti: la Linke ha raggiunto quota 90mila iscritti, la cifra più alta di sempre, in crescita anche i Verdi.
Ora, in ogni caso, la palla passa a Merz, che ha ribadito più volte di volere trattative di governo veloci, «perché il mondo non aspetta noi». L’obiettivo è quello di avere un nuovo esecutivo entro Pasqua: due mesi sono una quantità di tempo in linea con la media della formazione dei governi tedeschi, che sono regolati da un contratto di coalizione che va negoziato e condiviso tra le forze di governo.
Merz ha anche spiegato che in termini di politica estera «dobbiamo renderci indipendenti» dagli Stati Uniti, commentando che lui stesso non si sarebbe mai sognato di pronunciare quelle parole, considerato lo spirito da sempre atlantista del suo partito. Ma di fronte al disinteresse del presidente americano Donald Trump per la Nato, non gli resterebbe altra strada.
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