A Est il partito di estrema destra ha raccolto il 34,5 per cento dei consensi contro il 17,9 per cento all’ovest. A oltre trent’anni dalla riunificazione, gli elettori dei cinque Land “nuovi” continuano a sentirsi cittadini di serie B
Il cielo sopra la Germania est è azzurro. O almeno, questo è quanto rivela la cartina delle circoscrizioni, che dimostra come nei Land della ex Ddr abbiano vinto, in quasi tutte le occasioni, candidati diretti di AfD. Ma anche il secondo voto – quello assegnato con il sistema proporzionale – conferma l’esplosione dell’estrema destra nelle cinque regioni orientali.
In media, a est, AfD ha raccolto il 34,5 per cento dei consensi contro il 17,9 per cento all’ovest. Nei singoli Land è andata anche peggio e nei circoli cristianodemocratici ci si è stupiti del fatto che le percentuali di AfD siano state superiori al consenso – da sempre granitico – per la Csu in Baviera: in Turingia l’estrema destra ha preso il 38,6 per cento, in Sassonia il 37,3, in Sassonia-Anhalt il 37,1, in Meclemburgo-Pomerania anteriore il 35 e in Brandeburgo.
Numeri da capogiro, che dipendono da diversi aspetti: in primis, le oggettive difficoltà che incontrano i cittadini orientali rispetto agli occidentali. A oltre trent’anni dalla riunificazione e con sedici anni sotto una cancelliera dell’est alle spalle, gli elettori dei cinque Land “nuovi” continuano a sentirsi cittadini di serie B. E poi, l’immigrazione, che è stata il tema decisivo della campagna elettorale ed è stata cavalcata senza ritegno dall’estrema destra soprattutto all’est.
Sembrerebbe un paradosso, visto che le richieste d’asilo nelle regioni orientali sono decisamente meno rispetto a quante ne arrivino nei Land a ovest: le regioni orientali anche quest’anno sono nella seconda metà della classifica di richieste presentate. Per capirci, in Sassonia, dove ne sono arrivate di più, erano appena 809, mentre in Renania settentrionale-Westfalia erano quasi quattro volte tante, 2.741.
Questione di protezione
Eppure, l’esigenza di proteggersi c’è: «Il voto per AfD è stato fortissimo soprattutto sulla frontiera verso est, dalla Polonia alla Cechia, da dove arrivano i richiedenti asilo», spiega Jan Philipp Thomeczek, ricercatore associato di scienze politiche comparate all’università di Potsdam.
«Il fatto è che i cittadini all’est di migranti non ne vogliono proprio avere, in assoluto. Nella Ddr non c’era migrazione, al massimo c’erano scambi con paesi fratelli socialisti, durante cui però le persone che arrivavano per esempio dall’Africa restavano il tempo necessario e poi venivano rimpatriate, senza nessun pensiero d’integrazione. A ovest, invece, negli anni la popolazione ha imparato a conoscere e integrare persone con origini differenti».
L’altra faccia della medaglia dell’entusiasmo per AfD è la disaffezione nei confronti dei partiti tradizionali. Che però, è bene tenerlo a mente, così storici in Germania est non sono. «C’è volatilità: nessuno è granché fedele ai partiti, considerato che sono arrivati soltanto nel 1990. Le persone sono più disposte a votare partiti “nuovi”, il che significa anche che alle prossime elezioni i risultati potrebbero essere completamente diversi», continua Thomeczek.
E poi, già da prima di AfD i partiti tradizionali non avevano grossi consensi stabili, con l’eccezione del Brandeburgo, roccaforte della Spd, e la Sassonia, baluardo della Cdu: «È proprio un altro sistema partitico», dice Andreas Anter, professore di Formazione politica all’università di Erfurt. «Alcuni partiti, come la Fdp o i Verdi, a est non hanno proprio mai avuto mercato».
Altro aspetto importante nei Land orientali: la tolleranza di AfD nei confronti di posizioni di estrema destra.
«Perfino figure discutibili come Maximilian Krah sono state reintrodotte nel partito come se niente fosse. In una zona della Germania dove da sempre sono presenti formazioni di estrema destra come lo è stata per esempio la Npd, il potenziale da sfruttare in questa direzione è molto alto», dice ancora Thomeczek.
Per Anter, però, va sottolineato come una gran parte dell’elettorato di AfD non si considera di estrema destra. «Neanche il partito stesso si descriverebbe come estremista, probabilmente – dice – C’è un tema di come le singole figure estremiste à la Krah sapranno stare all’interno del gruppo parlamentare e quanto spazio vorranno concedere loro i vertici di partito. La storia ci insegna che col tempo l’attività parlamentare ha fatto sì che elementi troppo estremi a destra e sinistra si autoeliminassero e lasciassero il Bundestag».
Ma l’esplosione di AfD va anche messa nel giusto contesto. Soprattutto va tenuto presente che la crescita non è confinata soltanto a Oriente: «Dobbiamo ricordarci che il trend di raddoppiamento dei voti che abbiamo visto a est è avvenuto alla stessa maniera anche a ovest, perfino in posti che erano roccaforti della Spd come la zona della Ruhr», spiega Anter.
«L’impatto della mappa che rappresenta i mandati diretti è forte: però va tenuto a mente che la popolazione di tutti i Land dell’est messi assieme è inferiore a quella della Renania settentrionale-Westfalia».
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