Invece di organizzare la sicurezza, la destra italiana ha organizzato negli anni la paura. Mentre la sinistra ha ignorato la crescente “insicurezza percepita” che attraversava le strade, i mezzi pubblici, le stazioni, le periferie e che è costato carissimo in termini di credibilità politica e elettorali.

Una riflessione che entra nel Partito democratico in occasione del convegno al Senato “Oltre la paura, uno sguardo differente sulla sicurezza”, introdotto dalla senatrice dem Valeria Valente che ricorda le parole di Aldo Tortorella, partigiano e parlamentare recentemente scomparso: «La pena più grande che mi porto dietro è aver lasciato la parola libertà alla destra», declina Valente fra gli arazzi settecenteschi in fili di rame e argento della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.

Insieme a lei Francesco Boccia, presidente del gruppo Pd in Senato, Walter Veltroni, Franco Gabrielli, il presidente Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ed Andrea Morniroli, cocoordinatore del Forum Disuguaglianze e diversità. In sala presenti anche la segretaria Elly Schlein accanto alla portavoce nazionale della Conferenza delle donne democratiche, Roberta Mori e il senatore Pier Ferdinando Casini.

«Cosa fa la destra di governo? Ricorre alla repressione, al diritto penale ma la cosa più grave è che opera uno scambio tra libertà e promesse di protezione», spiega Valente evidenziando «un cortocircuito anche sulle forze di polizia, sulle quali vengono scaricate le tensioni in una logica di obbedienza. L’Italia non è un paese più insicuro di altri, ma la destra cavalca le paure. Servono allora politiche integrate di prevenzione sociale, di integrazione, di partecipazione.

La scommessa è lottare contro la marginalità, qualunque marginalità, e costruire dal basso politiche di integrazione e quindi di sicurezza. Il femminismo insegna che un altro modello di società, uno sguardo differente, è possibile». Per il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia «noi dobbiamo tenere insieme sicurezza urbana e prevenzione sociale, cosa che la destra non fa. Presidiare il territorio non basta se non in un quadro più ampio con interventi sul piano sociale e dell’integrazione vera dei migranti. La sicurezza è un tema di sinistra, perché tocca le preoccupazioni, le ansie, le difficoltà dei cittadini, soprattutto dei più fragili».

Veltroni sottolinea l’importanza di «non opporre al tema sicurezza l’idea securitaria, è una illusione. Per una concezione democratica della sicurezza, che la assume e non la lascia alla destra, ci sono molte cose che possono essere fatte, dalla luce nei quartieri popolari alla video sorveglianza, dalle scuole aperte il pomeriggio alla presenza delle Forze dell’ordine. Ma le culture democratiche devono sentire lo stato d’animo del tempo».

Netto l’intervento del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Dobbiamo uscire da questa idea che la sicurezza è di destra e la sinistra è il partito della libertà». Il presidente dell’Anci, tra l’altro, ha sottolineato: «Dobbiamo avere un nostro modello di sicurezza, è questa la vera sfida. Ci vogliono strumenti concreti, risorse e organizzazione, o non riusciamo a dare risposte vere e tutto diventa slogan e propaganda, il modo migliore per aumentare la paura e non fare nulla». Per il prefetto Franco Gabrielli «In questo tempo ci sono due mercati frequentati uno della paura e uno delle risposte facili alle risposte complesse.

Tra queste, il blocco navale, i rimpatri, l’aumento delle pene come forma di deterrenza. La realtà è un po’ più complicata» e aggiunge che «le risposte sono nel controllo più efficace del territorio, non con zone rosse che sono una modalità illusoria, sul quale si deve procedere».

L’incontro si chiude con l’appello Andrea Morniroli, cocoordinatore del Forum disuguaglianze e diversità: «In questi giorni discussione sul ddl Sicurezza chiedo a tutti parlamentari di opposizione di fare di questa scelta un’emergenza democratica. Quel ddl colpevolizza la povertà e la diversità»

© Riproduzione riservata