La legge della Toscana, la prima in Italia, ha aperto la strada. Ora il governo deve decidere che posizione tenere. L’unica certezza è che all’interno dei partiti, sul tema, convivono sensibilità diverse. E questo impedisce di arrivare a una norma nazionale
L’approvazione da parte della regione Toscana, prima in Italia, di una legge che regola le procedure del fine vita, ha innescato una serie di reazioni politiche. Il tutto mentre il parlamento osserva inerme.
Nelle Marche il vicepresidente del Consiglio regionale Maurizio Mangialardi (Pd) ha sollecitato la discussione del suo progetto di legge fermo da quasi tre anni. In Abruzzo è stato un altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Blasioli, (Pd) a cerchiare in rosso la data di inizio della discussione: 18 febbraio.
Il governo si trova davanti a due strade: impugnare la legge perché considera la regione incompetente sulla questione oppure aiutare il parlamento ad approvare un testo che superi la normativa della Toscana.
Ma i parlamentari restano divisi anche all’interno dei propri gruppi per questioni di coscienza e opportunità politica. Ecco una mappa, certamente in difetto, dei distinguo all’interno dei partiti che, sicuramente, non aiutano a sbloccare l’impasse.
Partito democratico
Nel Pd si registra l’opposizione interna dei cosiddetti cattodem. Soprannominati dall’area che si riunisce attorno alla segretaria Elly Schlein «la zavorra» per via del fatto che pesano parecchio, frenano molto e per di più non si vedono.
Al momento sono usciti allo scoperto solo gli ex parlamentari Silvia Costa e Stefano Lepri (ora direzione nazionale) che bollano come «discutibile» il fatto che «la regione Toscana abbia voluto legiferare sul suicidio assistito, in assenza di un quadro normativo nazionale».
Questioni di metodo, all’apparenza. Preferisce non esporsi Marianna Madia che in passato sosteneva l’assenza di leggi, «preferirei una zona grigia che affidi alla comunità amante del malato quel passaggio così misterioso». La sintesi è nelle mani del senatore Alfredo Bazoli, primo firmatario di una proposta di legge, già approvata alla Camera nella scorsa legislatura e frutto di una mediazione faticosa con tutte le anime dem. «Sono dell’idea che sia sbagliato immaginare discipline diverse per regioni italiane – dice a Domani – però capisco che di fronte all’inerzia del parlamento le Regioni affrontano difficoltà non indifferenti».
Movimento 5 stelle
Il M5s spinge alla Camera per la proposta a prima firma di Gilda Sportiello e blindata dalla seconda firma del leader Giuseppe Conte, che ha definito la legge Toscana «equilibrata e compatibile con il senso cristiano della vita».
Il partito appare compatto. E la deputata sfida la maggioranza: «Dicono che non è competenza regionale poi quando vengono chiamati in causa come stato scappano. Si prendessero la responsabilità».
Forza Italia
Tra gli azzurri risuonano ancora le parole di Marina Berlusconi: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso». Il buon senso nel partito guidato da Antonio Tajani è sempre stato soggettivo e filtrato dalla lente della “libertà di coscienza”. E di coscienze Forza Italia ne registra diverse.
Si dichiara «radicale» la sottosegretaria, Matilde Siracusano, non nel senso pannelliano del termine: «Intendo dire che per me la vita è un dono. L'eutanasia e il suicidio assistito sono un abominio». Per Raffaele Nevi, portavoce nazionale di FI, «l'Italia non può e non deve assolutamente diventare come la Svizzera dove si va a morire. Su questi temi in Forza Italia c'è sempre stata l’idea di esprimersi liberamente, senza vincoli».
Fratelli d’Italia
Il vincolo. Anzi il veto è solido per Fratelli d’Italia che nelle sue dichiarazioni ricopia il vocabolario della lobby di Pro-Vita e Famiglia. «La sofferenza non si elimina con la morte» dice il deputato Lorenzo Malagola. Raggiunto da Domani Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, sottolinea che «sul tema delle cure palliative e del non accanimento si può trovare una soluzione ma decidere quando morire? Qui si va oltre».
Così anche il presidente della commissione Sanità al Senato, Francesco Zaffini: «La pronta disponibilità delle cure palliative diventa il presupposto indispensabile per ogni ragionamento intorno al fine vita». Insistere per le cure palliative tuttavia è un modo per escludere alcune soggettività non tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale, come i malati di tumore.
Lega
Nella Lega lo scontro naturalmente si riverbera subito in Veneto. Dove Luca Zaia, che spinge per una legge, agita i già tesi rapporti interni alla maggioranza. Così gli eurodeputati veneti alleati, cioè quelli di Fratelli d'Italia, Elena Donazzan e Daniele Polato, lo invitano «a essere più rispettoso della volontà del Consiglio regionale che ha detto no al “fine vita”, facendo prevalere la difesa della vita».
Per il capogruppo della Lega a Montecitorio, Riccardo Molinari, «ci vorrebbe una legge, io sarei favorevole, guardo positivamente alle proposte delle regioni basate su quella dell'associazione Coscioni, ma non credo si farà mai in questa legislatura ci sono sensibilità diverse». Anche per questo Matteo Salvini, contrario, ha messo sul tema il bollo della libertà di coscienza: «La Lega non è una caserma, c’è libertà di pensiero».
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