Il fine vita «è un argomento complesso, perché al di là degli schieramenti politici tocca la sensibilità personale, di tutti e dei parlamentari in primis. Però io credo che i tempi siano giusti e maturi per far sì che possiamo avere una legge buona per tutti». Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha lanciato un’importante apertura sul tema del suicidio assistito che divide la sua maggioranza di governo. Lo ha fatto in un’intervista al programma Start su Sky Tg 24. «Credo che non si possono lasciare le Regioni da sole» su questo tema, «fare delle fughe in avanti», ha spiegato il ministro. «Non posso pensare che la scelta possa portare addirittura a far sì che si siano persone che si spostano da una regione all'altra. Questo sarebbe terribile, per me inaccettabile».

L’11 febbraio la Toscana ha approvato la prima legge regionale che regolamenta il fine vita, suscitando diverse reazioni all’interno del mondo politico. Il centrodestra ha immediatamente fatto ricorso al collegio di garanzia statuaria per la verifica di conformità, rispetto allo statuto della Regione. 

La legge proviene dall’iniziativa popolare “Liberi subito” promossa dall'associazione Luca Coscioni e supportata da oltre 10mila firme. Si è tarata sulle linee guida fornite dalla Consulta e su un’interpretazione della sentenza del 2019 sul caso dj Fabo, secondo cui le Regioni possono muoversi autonomamente sul tema. Per il momento il parlamento è fermo e non ha ancora legiferato, causando un vuoto che alcune regioni vogliono colmare.

Le divisioni nel centrodestra

All’interno della maggioranza di governo Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno posizioni contrarie. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato di essere favorevole all’impugnazione della legge approvata in Toscana. I meloniani invece il 14 febbraio hanno attaccato il governatore leghista della Lombardia, Attilio Fontana, dopo la notizia di un suicidio assistito avvenuto nella sua regione.

Un altro leghista, il presidente del Veneto Luca Zaia, è da tempo favorevole al fine vita e il 13 febbraio in un’intervista al quotidiano La Repubblica aveva sollecitato la necessità di «una legge nazionale» perché «non si può nascondere la testa sotto la sabbia».

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