Trovare un avversario comune non risolve tutte le questioni aperte nel centrodestra. A poco è valso l’intervento di sabato al congresso di Azione di Giorgia Meloni per identificare come parte avversa Elly Schlein – colpevole di volere un’Europa «hippie» – e Giuseppe Conte, incoerente sull’aumento delle spese militari da lui avallato quando era a palazzo Chigi e contro il quale ora il Movimento 5 stelle scende in piazza.

Mentre la premier cerca infatti di spostare il dibattito politico sulla linea dello scontro maggioranza-opposizione, i suoi alleati continuano a darsele di santa ragione. Antonio Tajani ha annunciato da Firenze che «Forza Italia gode di ottima salute. Siamo il terzo partito in Italia, questi sono i dati delle elezioni europee, siamo la seconda forza del centrodestra e faremo valere le nostre idee. Noi siamo leali con il governo, ma non rinunceremo mai alle nostre idee. Non piegheremo la testa quando si tratta di difendere i nostri valori».

Il messaggio è arrivato a via Bellerio, dove i leghisti si stanno preparando per il congresso del prossimo fine settimana. Un weekend che il partito di Salvini dovrà condividere in parte con FI (sabato, al palazzo dei Congressi all’Eur si svolgerà il Congresso nazionale di Forza Italia). Un incrocio di appuntamenti (e voci) che potrebbe, ancora una volta, essere dirompente.

Dopotutto il leader della Lega, che sabato aveva già spiegato che «il problema non sono i carri armati sovietici», continua con la sua postura antieuropeista. E ieri ha rilanciato dai social: «La Lega è pronta a proporre agli alleati dei Patrioti una iniziativa per invitare la presidente tedesca della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a rivedere il progetto da 800 miliardi di euro per la difesa: i cittadini europei meritano investimenti per lavoro, sanità e sicurezza interna».

Una posizione anti-riarmo che avvicina Salvini a Giuseppe Conte, che sempre sabato 5 sarà in piazza a Roma, e che irrita particolarmente Tajani che ieri lo ha bollato come «sfasciacarrozze». «Noi in Europa dobbiamo costruire, abbiamo bisogno di donne e uomini di buon senso» ha detto il leader di Forza Italia.

Il capitolo regionali

Ma oltre che sulla politica estera c’è un altro fronte su cui la Lega e il partito fondato da Silvio Berlusconi sono pronti a incrociare le armi: le prossime elezioni amministrative, in particolare le regionali che si terranno in autunno. A lanciare il tema è stato niente meno che Fulvio Martusciello, già aspirante candidato del centrodestra in Campania azzoppato dopo l’arresto della sua segretaria e le accuse di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio per le presunte tangenti versate da Huawei. «Oggi abbiamo dimostrato la grande capacità di mobilitazione che ha il partito in Toscana, un partito che non è secondo a nessuno e che ha una classe dirigente in grado di ambire alla candidatura alla presidenza della regione Toscana».

Ma la regione attualmente governata da Eugenio Giani è sicuramente la “pietanza” meno interessante del menu. Fratelli d’Italia, ade sempio, ha già messo gli occhi sulla partita campana. E allunga le mani mandando in avanscoperta nientemeno che la plenipotenziaria di Giorgia Meloni, la sorella Arianna. «Dobbiamo raccontare tutte quelle politiche che il governo sta mettendo in atto, casa per casa, perché anche la Campania merita un'’inversione di rotta» ha detto la responsabile adesioni e segreteria politica di FdI intervenendo a Napoli alla festa del coordinamento cittadino del partito. Oltre a elogiare le iniziative portate avanti dalla sorella a palazzo Chigi – «una piccola donna diventata una grande donna che con una comunità è riuscita a risvegliare un popolo» – ha toccato anche un tema sensibile per l’elettorato campano come quello del lavoro, esponendosi contro una misura popolare come il reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle. «Dicevano che con l’abolizione del reddito di cittadinanza si sarebbe fermato il lavoro, invece il lavoro è ripartito. Oggi abbiamo un milione di posti di lavoro in più in due anni e mezzo di governo».

Il nome di un possibile candidato ci sarebbe già, ed è quello del viceministro agli Esteri, Edmondo Cirielli. Lui stesso ieri si è dichiarato disponibile, il responsabile territori Giovanni Donzelli lo descrive come «la nostra miglior risorsa».

E non c’è da escludere che sia la sua candidatura a sistemare le cose per Fratelli d’Italia nel rompicapo delle regionali. A quel punto la premier potrebbe assistere allo scontro tra Lega e Forza Italia per il Veneto: Salvini assicura a ogni piè sospinto che Luca Zaia è pronto a correre ancora, qualora i giudici dovessero autorizzare la sua candidatura oltre il secondo mandato. Contemporaneamente, restano vive e vegete le ambizioni dell’azzurro Flavio Tosi, ex sindaco di Verona dal passato leghista. Un puzzle in cui le tessere si devono ancora comporre.

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