Quando ha saputo della proposta di intitolare l’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi, Pierfrancesco Majorino, membro della segreteria nazionale del Pd, capogruppo in regione Lombardia ed ex europarlamentare, è insorto: «È una scelta inopportuna e imbarazzante» ha dichiarato a caldo.

Per non limitarsi alla polemica, ha avanzato una proposta concreta: «Proponiamo la candidatura di Luca Attanasio, straordinario ambasciatore che si distinse per il suo costante impegno nei progetti umanitari, a sostegno delle persone più in difficoltà e per la sua passione sui temi della cooperazione internazionale». 

La proposta si è trasformata in petizione sulla piattaforma Change.org e ha raccolto, nel giro di pochi giorni, l’adesione di oltre 60mila cittadini e, sebbene l’intitolazione dell’aeroporto sia stata ufficializzata lo scorso 11 luglio, continua a trovare adepti. Majorino ha fin dall’inizio seguito il caso dell’agguato mortale che ha coinvolto il 22 febbraio 2021 il nostro ambasciatore, il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista del Pam (Programma Alimentare Mondiale) Mustapha Milambo. La circostanza della controversa dedicazione dell’aeroporto e la sua immediata proposta di intitolarlo a Luca Attanasio, ci hanno offerto l’occasione di fare con Pierfrancesco Majorino il punto sul caso, che rischia l’oblio.

Da cosa è nata l’idea di intitolare Malpensa a Luca Attanasio?

Da una mia reazione tra l’incredulo e lo sconcertato riguardo la scelta di intitolare l’aeroporto di Milano a Silvio Berlusconi, una scelta sbagliata, inopportuna, che crea imbarazzo. E al tempo stesso dalla volontà di rendere omaggio a una figura che ha servito lo stato con grande lealtà e che merita di essere ricordato in ogni modo possibile.

L’intitolazione di un aeroporto aiuterebbe a evitare che questa figura venga definitivamente rimossa. La vicenda, oltre a rappresentare un fatto gravissimo, rimane molto opaca e resto convinto che si debba fare di tutto per ottenere verità e giustizia. Mi ha molto colpito che l’idea è stata raccolta immediatamente da decine di migliaia di persone. È stata un’adesione spontanea e positiva di tanta gente che non apprezza quel titolo e riconosce il valore del nostro ambasciatore.

Lei ha fatto riferimento ai tanti lati oscuri di questa vicenda, come giudica il comportamento delle nostre autorità?

Sono allibito di come viene gestito il caso. Ho iniziato a occuparmi della vicenda di Attanasio da parlamentare europeo anni fa, nei mesi successivi alla morte e ho potuto riscontrare una graduale e ormai totale rimozione nella ricerca di verità. Non possiamo accontentarci di un processo non celebrato per una questione legata alla immunità diplomatica (il processo ai due dirigenti Pam Rocco Leone e Mansour Rwagaza si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per accoglimento della richiesta di immanità diplomatica di cui godono i dipendenti Onu a cui le autorità italiane non hanno mai avanzato opposizione formale, ndr).

Ovviamente non ho alcun elemento per accusare nessuno, dico solo che lo stato deve fare di tutto per ottenere giustizia ma ciò non sta accadendo.

Si riferisce anche alla mancata costituzione di parte civile dello stato italiano al processo?

Sì certamente, e a una sostanziale latitanza del nostro governo. L’idea che emerge è che non si voglia disturbare l’Onu. L’impressione che si ha è che la presenza di funzionari riconducibili ad agenzie Onu abbia frenato il protagonismo del governo, sono pronto a ricredermi se questo che dico non corrispondesse a verità, ma andrebbe smentito con i fatti: è come se a un certo punto qualcuno nel governo avesse deciso di non andare avanti. E, se fosse così, saremmo di fronte a qualcosa di preoccupante.

ANSA

Intanto sul caso Attanasio sembra essere scesa una cortina di silenzio, lo si celebra quasi agiograficamente, ma pare che non ci sia la volontà di fare realmente chiarezza, è d’accordo?

C’è una strana cappa di silenzio attorno a questo caso, si è smesso di parlarne e c’è una opacità di fondo molto preoccupante. Credo che dobbiamo fare di tutto per scuotere anche l’opinione pubblica proprio perché permangono molti interrogativi. Perché, ad esempio, i vertici delle istituzioni non si muovono? Perché non c’è un protagonismo del nostro ministero degli esteri per ricercare verità e giustizia? Cosa c’è dietro questa assenza di azione?

Siamo di fronte a figure esemplari, di cui dobbiamo tenere vivo il ricordo, per il momento ci sono state molte iniziative organizzate dalla società civile ma non è sufficiente. Anche per questo ho pensato che intitolare a Luca Attanasio l’aeroporto di Malpensa fosse un gesto utile a mantenere viva la memoria.

© Riproduzione riservata