Domenica Bonino, la sorella, le assomiglia in modo impressionante. Seduta, ma si indovina che è minuta come lo era Emma, stessa postura, stesso sguardo affilato. Stringe qualche mano, quando proprio non può farne a meno. Accanto a lei il fratello di Emma, Giovanni, la storica segretaria Carla Taibi, molto commossa, Filippo di Robilant, suo portavoce durante il mandato alla Commissione europea, e poi Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, con i quali Bonino nel 2017 ha fondato + Europa. Dietro di loro, l’ambientalista ed ex senatore Athos De Luca.

La camera ardente di Emma Bonino si è aperta a mezzogiorno, alla Sala della Protomoteca di Roma. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri è fra i primi ad arrivare: «È stata una donna straordinaria, una grande protagonista della storia della nostra democrazia», dice ai cronisti, indicando la fila delle persone che aspettano di entrare per rendere omaggio, «tante persone sono qui per dire una sola parola: grazie. Ed è quello che oggi dobbiamo ribadire. Emma Bonino ha svolto tante battaglie e ha ricoperto un ruolo importante, in tanti casi decisivo, per rendere il nostro Paese più libero e più giusto». 

È così. Il libro delle firme già all’una è zeppo di «grazie». Prima di mezzogiorno la bellissima piazza del Campidoglio è già attraversata da una lunga fila silenziosa di persone. All’ultimo saluto a Emma Bonino sono arrivati in tante e tanti. Soprattutto tante donne, signore di diverse generazioni, con abiti fioriti, e una rosa in mano. «Spero che le ragazze non la dimentichino. Per noi è stata un riferimento», dice Carla, «eppure le ragazze di oggi non conoscono le donne che hanno combattuto per i loro diritti».

La sicurezza sistema la fila nell’unico spicchio d’ombra, sotto la vigilanza occhiuta delle statue del Nilo, del Tevere e della piccola Minerva. Si sale a piccoli gruppi. Radio Radicale fa continui collegamenti in diretta.

Una vita per la democrazia

Dentro, una marea di corone di fiori. Alle spalle del feretro sono state collocate quella del presidente Mattarella, della premier Meloni e del presidente della Camera Fontana.

La bara è semplice, sopra è stata appoggiata una foto in bianco e nero di Emma, bellissima, e una bandiera dell’Unione europea. L’ha voluta  mettere Riccardo Magi, insieme a Carla Taibi. Su tutto campeggia una foto di lei sorridente, in sfondo rosso, solo le date «1948-2026». 

Ciascuno aspetta il suo turno per fermarsi un attimo. Tante donne si chinano a dare una carezza al legno, a poggiare il proprio fiore. In Emma Bonino «tante italiane e tanti italiani, di diverse generazioni e anche di diversa sensibilità politica, hanno visto un esempio di come dovrebbe essere la politica e di come si dovrebbe stare nelle istituzioni», dice ai cronisti Magi, «Emma ha dedicato interamente la sua vita alla democrazia e a riformare le istituzioni, criticandole e contestandole anche aspramente ma mai tentando di danneggiarle, sempre tentando di migliorarle». Il presidente Sandro Pertini, che le era amico, la chiamava «Giamburrasca», ma erano gli anni 70. Bonino è stata anche una disobbediente civile, si è fatta mettere in galera autodenunciandosi per reato di aborto, quando l’aborto era reato, ma è stata una disobbediente che rispettava le istituzioni. 

In mattinata arrivano gli ex presidenti della Camera Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, il deputato dem Filippo Sensi, Bruno Tabacci. 

La veglia civile 

I funerali di Stato saranno in questa stessa sala martedì mattina. Lunedì sera, alle 19, ci sarà una veglia civile: sono attesi Elly Schlein, Angelo Bonelli, Enzo Maraio, Roberto Saviano, Francesca Fagnani, Serena Bortone, Kasia Smutniak, Luigi Manconi, Bruno Tabacci, Roberto Giachetti, Francesco Rutelli. Ci saranno ovviamente tanti compagni della galassia radicale: Antonella Soldo, Della Vedova, Sergio D'Elia, Filippo Blengino, Matteo Hallissey, Elisabetta Zamparutti, Filomena Gallo, Franco Corleone e Pier Virgilio Dastoli. 

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