Con il 95 per cento dei voti scrutinati, il bosgnacco Denis Becirovic, la serbo-bosniaca Zeljka Cvijanovic e la croato-bosniaca Darijana Filipovic sono in testa alle elezioni per la Presidenza tripartita interetnica della Bosnia-Erzegovina.

Gli elettori erano chiamati a esprimersi per i candidati alla Presidenza collegiale, alla Camera dei Rappresentanti dell’Assemblea parlamentare, alla Camera dei Rappresentanti della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, all’Assemblea nazionale della Republika Srpska, nonché per il presidente e il vicepresidente della Republika Srpska e per dieci assemblee cantonali all’interno della Federazione di Bosnia ed Erzegovina.

Il risultato elettorale ha confermato la vittoria dei partiti nazionalisti delle varie etnie. A contendersi i 518 seggi c’erano oltre settemila candidati.

La vittoria di Dodik

Il Partito di azione democratica (Sda) di Bakir Izetbegovic è la forza più votata nella Federazione di Bosnia Erzegovina nelle elezioni per la Camera dei rappresentanti del Parlamento statale, mentre nella Repubblica Srpska (entità a maggioranza serba) è nettamente in testa l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd) di Milorad Dodik.

Dodik ha rivendicato il successo della propria formazione e ribadito che le sue posizioni politiche non cambieranno, ringraziando anche il presidente statunitense Donald Trump e quello russo Vladimir Putin.

L’Sda si conferma la prima forza nella Federazione nelle elezioni per il Parlamento statale, ma il suo leader Bakir Izetbegović viene sconfitto nella distinta corsa per il seggio bosgnacco della Presidenza da Denis Bećirović, sostenuto dall’opposizione. Izetbegović ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il vincitore Denis Becirovic. «Io non ci sono riuscito, la Sda ha avuto più successo di me. La cosa importante è che la Sda ha vinto. Quello che succederà a me è una questione irrilevante», ha detto.

Ma ciò che emerge dal voto è l’alto tasso di astensionismo. La partecipazione si è attestata intorno al 41.5 per cento, dato più basso fino a oggi e di dieci punti più basso rispetto alle elezioni del 2022.

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