Secondo i media della federazione, Washington e Mosca starebbero già discutendo di un possibile accordo in termini di energia e terre rare. Non ucraine, russe: in particolare, dei team dei due paesi starebbero lavorando a rilanciare le attività internazionali del colosso Gazprom
Kirill Dmitriev, a capo del Fondo statale di investimenti russo, l’ha ripetuto ancora una volta: Stati Uniti e Russia stanno discutendo di terre rare. Non di quelle ucraine, ma di quelle presenti nel territorio della Federazione. Aziende Usa, ha detto al quotidiano Izvestia, sono molto «interessate». Per capire cosa si dicono davvero Mosca e Washington nei colloqui per gli accordi che metteranno fine al conflitto in Ucraina, bisognerebbe guardare non solo al patto per Kiev, ma anche a quelli di cooperazione commerciale che stringeranno tra loro.
Uno di questi probabilmente riguarderà gli "abissi”: In quelli russi ed europei ci sono i tubi del gasdotto Nord Stream; uno è saltato in aria dopo il sabotaggio, un altro non è mai entrato in funzione, ma il presidente russo sembra essere sicuro che possa farlo presto, convinto che all’apertura del canale di dialogo con gli Usa seguirà anche quella del canale dei gasdotti.
Il 13 febbraio scorso durante una conferenza mandata in onda dall’emittente statale Rossiya24 Putin ha detto: «Se ad esempio Stati Uniti e Russia concordassero a cooperare nel settore energetico, allora potrebbe essere garantito un gasdotto per l’Europa. E questo andrà a vantaggio dell’Europa, perché riceverà gas russo a basso costo».
Il commento sull’ipotetica riattivazione dei flussi dalla Federazione sotto sanzione verso l’Europa (che deve riempire i depositi per i prossimi inverni) ha fatto calare di quasi 5 punti percentuali i prezzi del gas europeo. A farli scendere dopo è bastata la notizia che la telefonata Trump-Putin sarebbe avvenuta (anche durante quel colloquio, i due leader hanno parlato di cooperazione commerciale).
Altro che sanzioni
Nonostante siano ancora in vigore severissime sanzioni anti-russe che paralizzano le transazioni, un team di Mosca e uno di Washington sarebbero già a lavoro per avviare collaborazioni tra aziende Usa e la multinazionale russa Gazprom.
Le fonti di Bloomberg – funzionari russi ed europei – hanno affermato che «gli Stati Uniti stanno valutando modalità per collaborare con il gigante dell’energia su progetti globali, un passo avanti verso la creazione di legami più stretti con il Cremlino, nel tentativo di mediare un accordo di pace sull’Ucraina». «Ci sono stati contatti preliminari tra rappresentanti statunitensi e russi, non è chiaro chi stia guidando le conversazioni».
Lo scrive il media che si è anche accorto che movimenti, ancora serpentini e sottotraccia, sono in corso sui mercati per accaparrarsi le azioni del colosso russo, che al momento affronta una crisi senza precedenti, ma i cui titoli a basso costo cominciano di nuovo ad essere ricercati per futuri guadagni astronomici.
L’accordo per la fine della guerra in Ucraina potrebbe arrivare parallelo a quello del grande compromesso energetico o un patto per la cooperazione boreale: nell’Artico, ricco di idrocarburi, che si scioglie velocissimo per il cambiamento climatico, russi e americani hanno già ammesso di voler cooperare insieme. Lo ha confermato Dmitriev: «Abbiamo discusso specificatamente dell’Artico».
Secondo le stime del capo del Fondo russo, la fine dei rapporti Mosca- Washington è già costata 300 miliardi di dollari. In realtà commerci congiunti nei grandi ghiacci, anche per sottrarre dall’abbraccio cinese i russi che lassù accettano la longa manus di Pechino, c’erano già. Ma tutto è finito nel 2018, con l’imposizione delle sanzioni contro Mosca, a causa di un conflitto che ancora oggi non è finito.
Non sono queste le uniche goccioline dell’era del disgelo finanziario tra Russia e Stati Uniti che notano gli analisti. Dall’inizio della guerra in Ucraina, con un ordine emanato nell’agosto 2022, il Cremlino ha rafforzato le restrizioni sulle vendite di asset nazionali e proibito a imprenditori Usa e di Paesi considerati “ostili” di acquistare e vendere titoli di società russe del settore finanziario o energetico. Un divieto superabile solo con un placet del presidente russo.
Un giorno prima del colloquio telefonico con l’omologo statunitense, Putin ha autorizzato con decreto presidenziale la 683 Capital Partners ad acquisire titoli di società russe – Tsefey 2 e Sovremennye Fondy Nedvizhimosty – che hanno avuto luce verde a loro volta per comprare titoli della società americana.
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