Un doppio colpo di scena sul fronte ucraino e verso il regime degli ayatollah iraniani. Donald Trump, dopo aver usato la carota dei negoziati e aver bistrattato il recalcitrante presidente Volodymyr Zelenski, stanco dei tempi lunghi del Cremlino ha deciso di usare il bastone nei confronti di Mosca e di Teheran. Un improvviso cambio di registro che ha spiazzato le cancellerie di mezzo mondo.

Donald Trump ha detto di essersi «molto arrabbiato» con il presidente russo Vladimir Putin quando ha criticato la credibilità di Volodymyr Zelensky, paventando un governo di transizione per l'Ucraina. «Se io e la Russia non dovessimo riuscire a raggiungere un accordo per fermare lo spargimento di sangue in Ucraina e se dovessi pensare che è colpa della Russia allora applicherò tariffe secondarie sul loro petrolio», ha spiegato in un'intervista a Nbc. Trump ha riferito che Putin sa della sua arrabbiatura, che ci parlerà in settimana, ma ha aggiunto che la rabbia può «dissiparsi rapidamente» se Putin «fa la cosa giusta». Il problema è che nessuno riesce a prevedere le mosse di Trump e interpretare i suoi reali obiettivi.

Le minacce all’Iran

L’inquilino della Casa Bianca è passato poi a parlare di Iran, nemico di Israele in Medio Oriente. Donald Trump minaccia «bombardamenti» e «dazi secondari» contro l'Iran se il paese non dovesse raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, che vogliono assicurarsi che non sviluppi l'arma nucleare. «Se non stringono un accordo ci saranno bombardamenti come non ne hanno mai visti prima», ha detto Trump, precisando comunque che i funzionari statunitensi e quelli iraniani si stanno «parlando». Da notare che fu proprio Trump nella sua prima amministrazione a uscire dal patto siglato ai tempi da Barack Obama con l’Iran per evitare il ricorso al nucleare in cambio di nuovi rapporti commerciali.

Dazi e Groenlandia

Trump ha confermato che non ci saranno ritardi sull'imposizione di dazi a partire dal 2 aprile, data definita dal presidente americano il giorno della “liberazione”, non si sa bene da chi visto che le automobili più economiche presenti sul mercato Usa sono tutte di produzione estera: i prezzi sono destinati ad aumentare, provocando un danno alle classi più umili del paese. Nell’intervista, il tycoon ha detto di essere pronto a trattare solo se i paesi «sono disposti a darci qualcosa di grande, altrimenti non c'è spazio per negoziare». «Non mi interessa» se le case automobilistiche straniere alzano i prezzi a causa dei dazi. Anzi, «spero che li aumentino perché se lo fanno la gente compra auto americane, ne abbiamo in abbondanza» ha detto Trump, smentendo le indiscrezioni secondo le quali avrebbe chiesto alle case automobilistiche di non alzare i prezzi.

Il presidente Usa ha quindi ribadito l'intenzione di acquisire la Groenlandia: «La otterremo al 100%», ha affermato, spiegando che ci sono «possibilità» che gli Stati Uniti la prendano «senza la forza militare» ma «nulla è escluso». Perché? «Perché ne abbiamo bisogno».

Walz traballa

Da giorni Trump difende pubblicamente il suo consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, colui che ha inserito per sbaglio il direttore dell’Atlantic Jeffrey Goldberg in una chat di Signal in cui si decidevano con le massime autorità statunitensi i piani di attacco allo Yemen. Ma dietro le quinte il presidente  starebbe chiedendo ai suoi collaboratori se non sia il caso di licenziarlo. Lo riporta il New York Times e il sito Axios citando alcune fonti secondo le quali Trump sarebbe irritato dalla copertura mediatica del Chatgate ma non vuole dare l'impressione di cedere alle pressioni dei media su Waltz. Trump non vuole inoltre cacciare una figura chiave a pochi mesi dall’insediamento per far dimenticare l'avvio caotico del suo primo mandato alla Casa Bianca. Il presidente è comunque molto infastidito dal fatto che Waltz abbia rapporti con Jeffrey Goldberg. Trump ha ricevuto Waltz giovedì nello Studio Ovale e ha segnalato ai suoi collaboratori l'intenzione di lasciarlo al suo posto. La posizione di Waltz traballava anche prima del Chatgate: molti consiglieri del presidente lo ritengono infatti troppo falco e pronto a consigliare l'azione militare contro l'Iran anche se Trump ha chiarito che preferisce un accordo con Teheran. Ma tutto questo era prima che cambiasse idea e strategia negoziale.

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