Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di pesanti sanzioni economiche contro Teheran. E ha aggiunto: «Qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende»
«Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell'Iran un'opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti». Con queste parole Donald Trump ha annunciato l’introduzione di pesanti sanzioni economiche contro Teheran.
Il presidente Usa ha anche specificato che prenderà di mira anche chiunque aiuterà l’Iran: «Qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende». Una dichiarazione che di fatto dichiara la sconfitta militare di Washington in quasi sei mesi di guerra nel Golfo.
Nel suo messaggio, Trump ha chiesto anche aiuto ai suoi alleati affinché si «schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran. Questi fanatici sono alle corde; queste misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di diffondere il terrore nel mondo. l'Iran non avrà mai un'arma nucleare».
PUNTI CHIAVE
15:14
Guterres: "Allarmato per nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata"
09:15
Iran, Teheran: D-Day economico è diversivo da crisi Usa
07:32
Axios: corridoio segreto Usa Hormuz per trasporto greggio
Portaerei Washington arrivata in Medio Oriente per sostituire Lincoln
La portaerei statunitense Uss George Washington è arrivata in Medio Oriente e si prepara a sostituire la Uss Abraham Lincoln, da mesi impegnata nella regione a causa della guerra con l'Iran. "Il gruppo d'attacco della portaerei George Washington sta operando in Medio Oriente nell'ambito di un dispiegamento programmato, dopo essere arrivato ieri nell'area di competenza del Centcom", ha annunciato il Comando centrale degli Stati Uniti. La George Washington, diretta verso il Medio Oriente dopo una visita in porto in Vietnam il 5 agosto, rileverà la Lincoln, protagonista di un dispiegamento eccezionalmente lungo che ha suscitato preoccupazioni tra parlamentari e familiari dei militari per le condizioni di vita e la salute mentale dell'equipaggio. All'inizio del mese un marinaio è finito fuori bordo, secondo quanto riferito alla Cnn da tre funzionari statunitensi. La rotazione, che secondo fonti Usa era stata pianificata in precedenza, lascia al momento gli Stati Uniti senza una portaerei nel Pacifico.
Ambasciatore Usa in Israele: "I coloni potrebbero essere puniti con sanzioni americane"
L'ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee ha affermato che i coloni estremisti israeliani che hanno partecipato all'assedio di alcune case nel villaggio di Qusra, in Cisgiordania, tra cui una appartenente al palestinese-americano Loui Ridi, potrebbero essere puniti con sanzioni statunitensi. Huckabee lo ha dichiarato in un'intervista a Reuters citata dai media israeliani. "Credo che il messaggio vada oltre la sola amministrazione Trump. È un messaggio di civiltà e di comportamento civile. Non ci si appropria di qualcosa che non ci appartiene", ha detto l'ambasciatore, che è anche un pastore battista e sostenitore degli insediamenti israeliani.
Wafa: "Coloni attaccano un veicolo in Cisgiordania, cinque feriti"
Cinque palestinesi sono rimasti feriti dopo che alcuni coloni israeliani estremisti hanno attaccato un veicolo tra i villaggi di Al-Mughayyir e Abu Falah, a nord-est di Ramallah. Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Marzouq Abu Naim, vice capo del consiglio del villaggio di Al-Mughayyir, ha dichiarato che un gruppo di coloni si è infiltrato nella pianura di Marj Sia, tra Al-Mughayyir e Abu Falah, e ha attaccato un mezzo provocandone il ribaltamento. I coloni hanno poi aggredito i passeggeri. I feriti sono stati portati in un vicino centro medico per ricevere le cure necessarie
Guterres: "Allarmato per nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata"
Guterres: "Allarmato per nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata"
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, "è profondamente allarmato dalle notizie relative a nuovi avamposti illegali di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. E' particolarmente preoccupato per gli sviluppi legati all'insediamento E1, che interromperebbe di fatto il collegamento tra la parte settentrionale e quella meridionale della Cisgiordania. Ciò comporterebbe gravi conseguenze per l'integrità territoriale del Territorio Palestinese Occupato e rappresenterebbe una minaccia esistenziale per la soluzione a due Stati". Lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Guterres "esorta Israele ad astenersi dall'intraprendere ulteriori passi in tal senso e ad agire in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e in linea con il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024", ha aggiunto.
Ankara: "La Turchia non cadrà nella trappola tesa da Netanyahu in Siria"
La Turchia "non cadrà nella trappola" tesa dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha affermato la presidenza turca, in seguito al bombardamento israeliano di una base militare siriana. "Abbiamo sufficiente esperienza per non cadere nella trappola di figure come Netanyahu, che mirano a minare la pace e la stabilità nella nostra regione", ha dichiarato Burhanettin Duran, direttore della comunicazione della presidenza turca.
Il Papa vede Aoun: "Santa Sede sostiene l'intesa per la pace"
Il Papa ha ricevuto in udienza il presidente del Libano, Joseph Aoun. I colloqui in Segreteria di Stato "si sono concentrati sostanzialmente sul Trilateral Framework Agreement, firmato da Stati Uniti, Israele e Libano e inteso a stabilizzare i confini meridionali della Repubblica del Libano e a raggiungere una pace giusta e duratura. La Santa Sede, nell'esprimere compiacimento per la sottoscrizione del documento, ha espresso serie preoccupazioni per le difficoltà che si stanno sperimentando nel metterlo in esecuzione, e ha assicurato il proprio sostegno agli sforzi che vanno in tal senso".
Tagikistan punta a importare 2,5 mln di tonnellate di carburante da Teheran
Il Tagikistan punta ad importare dall’Iran 2,5 milioni di tonnellate di petrolio e prodotti petroliferi. Lo ha annunciato il ministero dei Trasporti tagiko. In una nota pubblicata sul sito del ministero, citata da 'Al Jazeera', il Tagikistan ha richiesto 2,55 milioni di tonnellate di carburante, così suddivise: 2 milioni di tonnellate di petrolio greggio; 150.000 tonnellate di benzina; 300.000 tonnellate di diesel e 100.000 tonnellate di jet fuel. A luglio, il ministro dell’Energia del Tagikistan aveva dichiarato che le autorità stavano negoziando con Kazakistan, Turkmenistan, Iran, Iraq e Bielorussia per ottenere forniture aggiuntive di prodotti petroliferi. Il Tagikistan normalmente ottiene dalla Russia circa l’80% delle proprie forniture di prodotti petroliferi. La Russia, tuttavia, sta affrontando a sua volta carenze di carburante a causa della guerra in Ucraina e ha recentemente imposto un divieto sulle esportazioni di carburanti. L’annuncio arriva dopo che Trump ha minacciato i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran.
Teheran: "Usa lascino regione e accettino nostro nuovo ordine"
"Stiamo monitorando ogni vostra mossa. Qualsiasi altro errore o calcolo sbagliato avrà conseguenze molto più gravi di prima". Lo ha scritto su X Ebrahim Azizi, presidente della commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento iraniano, rivolgendosi agli Stati Uniti. "Ponete immediatamente fine alla vostra presenza nella regione, prima che sia troppo tardi, e accettate il nuovo ordine regionale dell'Iran", ha aggiunto Azizi.
Egitto al lavoro con Iran e Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz
L'Egitto è in contatto con l'Iran e altre parti regionali e internazionali nell'ambito degli sforzi per allentare le tensioni e ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz, e spinge per una ripresa dei negoziati. Lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty a Al Arabiya. Il Cairo - ha aggiunto - sta inoltre collaborando con l'Oman alla stesura di una dichiarazione congiunta per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Abdelatty ha avvertito che "un'ulteriore escalation potrebbe avere gravi conseguenze per la sicurezza regionale e l'economia globale, soprattutto perché le interruzioni delle rotte marittime minacciano le catene di approvvigionamento e i mercati energetici". L'Egitto ha anche partecipato alle discussioni su una proposta di coalizione marittima multinazionale per proteggere la navigazione nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb dagli attacchi degli Houthi.
Pasdaran: L'Arabia Saudita non potrà contenere gli Houthi
L'Arabia Saudita "non sarà certamente in grado di contenere lo Yemen e Ansar Allah né di mettersi al riparo dai suoi attacchi". Lo ha affermato il portavoce dei pasdaran, Hossein Mohebi, mentre i ribelli Houthi intensificano gli attacchi contro il regno saudita. "Come abbiamo visto negli ultimi giorni, più l'Arabia Saudita attacca, più viene colpita in risposta", ha dichiarato Mohebi a Defa Press. Lo Yemen è diventato il mese scorso un nuovo fronte della guerra in Medio Oriente, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. Gli attacchi degli Houthi e il loro tentativo di bloccare i porti sauditi sul Mar Rosso sono seguiti a una serie di raid reciproci all'inizio di luglio, dopo l'arrivo di un aereo iraniano nella capitale yemenita Sanaa. I nuovi combattimenti hanno fatto saltare la tregua del 2022 tra gli Houthi e il governo yemenita riconosciuto internazionalmente e sostenuto da Riad.
Pasdaran: in caso di nuova guerra useremo armi più distruttive
Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, iraniane Sardar Mohebbi, ha affermato che l'Iran continua a produrre armi e ne utilizzerà di più distruttive qualora scoppiasse un nuovo conflitto. Lo riporta l'emittente statale iraniana Irib. "La potenza distruttiva delle testate utilizzate nei missili delle Guardie Rivoluzionarie supera di gran lunga quella impiegata nelle guerre precedenti e, se dovesse scoppiare una guerra, le nostre armi sarebbero completamente diverse da quelle del passato sotto ogni aspetto", ha dichiarato. Il portavoce ha aggiunto che le modifiche includono testate di nuova generazione con maggiore precisione e gittata dei missili.
Iran, Teheran: D-Day economico è diversivo da crisi Usa
Il cosiddetto D-Day economico nei confronti dell'Iran, annunciato dal presidente Usa, Donald Trump, "è un diversivo per distogliere l'attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all'inimicizia degli iraniani. Il terrorismo economico statunitense minaccia l'economia globale e la sovranità mondiale". Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Petrolio: Brent in rialzo a 91,88 dollari al barile, Wti a 84,55 dollari
I prezzi del petrolio hanno registrato un leggero rialzo, poiché i negoziati tra Stati Uniti e Iran sulla guerra hanno registrato scarsi progressi. Il greggio Brent, lo standard internazionale, è in rialzo dello 0,28 per cento attestandosi a 91,88 dollari al barile. Prima della guerra veniva scambiato a circa 72 dollari al barile. Il greggio di riferimento statunitense Wti ha registrato un leggero rialzo dello 0,19 per cento, attestandosi a 84,55 dollari al barile.
Axios: corridoio segreto Usa Hormuz per trasporto greggio
L'esercito degli Stati Uniti ha creato un corridoio marittimo segreto nello Stretto di Hormuz che consente di far transitare verso i mercati internazionali circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, la metà dei volumi precedenti alla guerra. Lo rivela Axios, secondo cui l'operazione è in corso da diverse settimane. Tra 15 e 20 petroliere entrano ed escono ogni notte dallo Stretto attraverso un canale meridionale vicino alle coste dell'Oman. In alcune giornate recenti, secondo i funzionari citati dal sito statunitense, attraverso il corridoio sarebbero transitati tra 15 e 20 milioni di barili. L'operazione non riguarda soltanto le petroliere cariche in uscita dal Golfo. Le forze statunitensi consentono anche alle navi vuote di attraversare Hormuz dal Mar Arabico, raggiungere i porti del Golfo Persico per caricare il greggio e quindi uscire nuovamente attraverso lo stesso corridoio. Il dispositivo è coordinato da una task force con sede a Fort Bragg, in Carolina del Nord, che insieme ai partner del Golfo prepara quotidianamente le liste delle navi autorizzate al passaggio. Le petroliere vengono raggruppate in finestre orarie distinte per l'ingresso e l'uscita e percorrono il canale meridionale seguendo le indicazioni delle forze americane, mentre aerei da combattimento dell'Air Force garantiscono protezione da eventuali attacchi iraniani. Secondo Axios, l'operazione è stata resa possibile da una campagna militare di due settimane del Comando centrale statunitense che ha degradato i sistemi iraniani di radar e sorveglianza marittima. Teheran conserverebbe capacità limitate di monitoraggio attraverso alcuni radar ricostruiti e le imbarcazioni veloci dei pasdaran.
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