Il primo ministro israeliano, in una conversazione “dura” con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha sollecitato la ripresa di una campagna militare. Per il momento, Trump preferirebbe concedere più tempo ai negoziati
Sale la tensione in Medio Oriente, mentre si fa sempre più concreta l'ipotesi di un nuovo attacco Usa contro l’Iran subito dopo le elezioni di midterm. Il presidente Donald Trump continua ad alternare minacce e aperture diplomatiche, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu preme per una rapida ripresa delle operazioni militari contro Teheran. Intanto, il conflitto si allarga sul fronte yemenita, con nuovi raid sauditi contro infrastrutture controllate dagli Houthi.
«L'unico motivo per cui non ho ancora chiuso i conti con l’Iran è che voglio essere gentile. Voglio provare a salvare tutte quelle vite, se posso. Ma a un certo punto dovremo colpire duramente», ha dichiarato Trump durante un comizio in Iowa alla vigilia del voto. Secondo The Atlantic, che cita due fonti vicine al presidente, una nuova offensiva statunitense potrebbe scattare già nei prossimi giorni. Alla Casa Bianca si starebbe inoltre valutando a chi attribuire la responsabilità del protrarsi della guerra, iniziata a febbraio e inizialmente considerata destinata a concludersi prima delle midterm. Tra le figure a rischio figurerebbero il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Dan Caine.
A spingere per un'accelerazione militare è anche Netanyahu. Secondo Axios, il premier israeliano avrebbe sollecitato Trump, nel corso di una telefonata descritta come «dura» da fonti israeliane, a colpire l'Iran subito dopo il voto. Il presidente americano preferirebbe però concedere ancora tempo ai negoziati con Teheran, una posizione che avrebbe suscitato le preoccupazioni del governo israeliano.
Nel frattempo, si riaccende il fronte dello Yemen. Gli Houthi denunciano sette feriti in attacchi della coalizione a guida saudita contro il porto di Ras Issa, sul Mar Rosso, e un impianto petrolifero nella provincia di Hodeidah. La coalizione ha confermato un'operazione contro risorse considerate strategiche per i ribelli sciiti, mentre questi ultimi accusano Riad di colpire infrastrutture civili e violare il diritto internazionale umanitario.
PUNTI CHIAVE
13:55
Elezioni in Israele, il Presidente Herzog inizierà consultazioni mercoledì 4
09:54
Iran: pronti ad aprire Hormuz in due giorni se Usa accetta l'accordo
Due droni intercettati nell'area di Riad
La coalizione anti Houthi, i ribelli filo-Teheran, ha diffuso la notizia riguardo l'intercettazione e la distruzione di due droni nell'area di Riad. A riferirlo, su X, è il portavoce della coalizione, Turki al-Malki
Israele, i leader dell'opposizione incontreranno Eisenkot
In Israele i leader dell'opposizione domani mattina avranno un incontro con Gadi Einekot, il leader del partito Yashar, che si terrà a Herzliya. L'incontro è pensato per valutare le prossime tappe, dopo la conferma del sostegno all'ex capo delle Idf come nuovo premier. A diffondere la notizia è l'ufficio stampa di Eisenkot, si rende noto che all'incontro parteciperanno Naftali Bennett, Avigdor Liberman, Yair Golan e Yair Lapid.
Il Likud chiede di convocare la Commissione elettorale per ingerenze
Il rappresentante legale del Likud, l'avvocato Ilan Bombach, ha chiesto al giudice Noam Sohlberg di convocare la presidenza della Commissione elettorale centrale "alla luce dei gravi sospetti su interferenze straniere". Il Likud chiede la convocazione con urgenza, "prima della certificazione dei risultati elettorali in quanto i membri della presidenza della commissione devono essere informati della portata di tali sospetti".
Araghchi: "Se Usa sono sinceri, ci impegneremo"
"Se gli Stati Uniti sono sinceri, l'Iran è disposto a impegnarsi" dichiara il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi. "Le consultazioni attraverso i mediatori sono molto intense. Abbiamo presentato le nostre condizioni e il nostro piano e tutto dipende dalla razionalità politica di Washington", ha sottolineato. "Se sceglieranno una diplomazia sincera, noi siamo pronti a impegnarci, se invece avranno intenzione di ricorrere all'inganno e a un'operazione militare, avranno una risposta più amara e più pesante rispetto al passato" ha continuato Araghchi, che ha poi concluso dicendo: "Siamo più preparati che mai sia per una risposta militare che per una via diplomatica"
Telefonata tra Putin e Rezaei
Vladimir Putin, Presidente russo, ha avuto un colloquio telefonico con il segretario della sicurezza nazionale della Repubblica islamica Mohsen Rezaei. Durante la telefonata, i due avrebbero ribadito l'impegno nel proseguire la cooperazione strategica tra i due paesi, esaminando la situazione attuale nella regione, come riferiscono media iraniani
Araghchi: "Se il piano verrà accettato, Hormuz riaprirà"
Con la mediazione del Qatar, l'Iran ha presentato agli Stati Uniti il piano per la de-escalation. Ad annunciarlo è direttamente il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. "Il primo giorno gli Stati Uniti attueranno una serie di misure e il secondo giorno lo Stretto di Hormuz verrà riaperto e il transito tornerà alla normalità", ha dichiarato, sottolineando che la riapertura di Hormuz dipenderà dall'accettazione da parte americana delle condizioni poste da Teheran. ''Ora tutto dipende da quanto Washington sarà razionale. Le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz sono assolutamente chiare e trasparenti. Se queste condizioni saranno accettate, lo Stretto di Hormuz sarà riaperto e i negoziati riprenderanno. Altrimenti, la situazione attuale continuerà e l'Iran non farà passi indietro'', ha concluso il Ministro.
Cala il prezzo del petrolio dopo l'ok ai colloqui di pace
Il prezzo del petrolio registra un calo del 6,7% a barile in seguito all'ok ai colloqui di pace con Washington da parte della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, notizia resa nota dal Presidente iraniano Masoud Pezeshkian
Presidente Iran: "Khamenei ha concesso poteri al governo per i colloqui"
Il Presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Mojtaba Khamenei, la Guida Suprema iraniana, ha concesso "poteri" al governo per portare avanti colloqui di pace con Washington. "Ci stiamo adoperando per risolvere tali questioni attraverso il dialogo, a questo proposito, la Guida Suprema ha conferito al governo l'autorità necessaria", ha detto Pezeshkian. "I nostri avversari non possono costringere l'Iran alla resa attraverso un conflitto. Ci opponiamo fermamente alle loro menzogne e alle loro pretese eccessive. In questo percorso, dobbiamo impegnarci a rafforzare la resilienza della popolazione, facendoci carico delle sue preoccupazioni e dei suoi timori" ha continuato. Il Presidente ha assicurato che gli iraniani cercheranno "di risolvere i problemi attraverso il dialogo''.
Elezioni in Israele, il Presidente Herzog inizierà consultazioni mercoledì 4
Il Presidente israeliano Isaac Herzog avvierà mercoledì 4 alle 17 (16 ora italiana) il ciclo di consultazioni con tutti i partiti eletti alla 26ma Knesset, cominciando con quelli più piccoli, al contrario di quanto fatto in passato. L'obiettivo, secondo la nota diffusa dall'ufficio del Presidente, è "consentire un esame approfondito di tutte le opzioni sul tavolo per favorire approcci innovativi". Il primo a essere convocato sarà Sionismo Religioso (la fazione di Bezalel Smotrich) con Zehut.
Israele, Lieberman "Raccomanderò Eisenkot come Premier e Lapid come Presidente della Knesset"
Avigdor Liberman, leader del partito israeliano di destra nazionalista Yisrael Beitenu, ha dichiarato che raccomanderà Gadi Eisenkot, leader di Yashar, per il mandato di formazione del governo. L'altro nome reso noto è quello di Yair Lapid, numero due di B 'Yachad, per la carica di Presidente della Knesset.
Tajani: "Mi auguro prevalga la diplomazia per risolvere i conflitti internazionali"
"Mi auguro che prevalga sempre la via della diplomazia, del dialogo e del confronto per risolvere i conflitti internazionali", ha dichiarato il ministro degli esteri Esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, in relazione a un possibile attacco americano in Iran, dopo le elezioni Usa di medio termine. “Stiamo lavorando intensamente perché si possa liberare (lo Stretto di) Hormuz e garantire la libertà di navigazione. Questo è lo spirito con il quale pochi giorni fa ci siamo riuniti a Istanbul con altri tre Paesi europei – Francia, Germania e Regno Unito – e con Egitto, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan per raggiungere l’obiettivo di far vincere in ogni caso la diplomazia”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Iran: "Paesi vicini usati per attaccarci"
"Non nutriamo ostilità verso i Paesi della regione, ma non possiamo rimanere in silenzio o non reagire quando il territorio di questi Stati viene utilizzato per violare la nostra sovranità nazionale o per minacciare la sicurezza dell'Iran" ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei. La riposta è nei confronti di Anwar Gargash, consigliere del Presidente degli Emirati Arabi, che affermava di non voler nuove tensioni tra i due paesi. "Non è l'Iran ad aver distrutto la fiducia. I Paesi della regione devono abbandonare gli approcci errati del passato", ha concluso Baghaei
Iran: pronti ad aprire Hormuz in due giorni se Usa accetta l'accordo
L'Iran si dice pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni, anziché nei sette previsti, se Washington accetta le sue condizioni. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano. «La possibilità di attuare questo piano in due giorni è un ulteriore segno della buona fede dell’Iran», ha affermato Esmail Baghai, sottolineando che «lo scambio di messaggi prosegue» tramite i mediatori. «Se le richieste di Teheran venissero soddisfatte, sarebbe possibile ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz e rilanciare il processo negoziale in tempi molto brevi».
L'Idf si ritira da Hebron dopo 11 giorni
Le forze israeliane si sono ritirate da diversi quartieri di Hebron, in Cisgiordania, al termine di un'operazione militare durata 11 giorni. Lo riportano i media palestinesi. Le Forze di difesa israeliane (Idf) avevano avviato il raid dopo un attacco a colpi d'arma da fuoco contro un posto di blocco alla periferia della città, costato la vita a due militari israeliani. Khaled Dudin, governatore di Hebron, ha dichiarato alla tv del Qatar Al-Jazeera che, dopo il ritiro dei militari israeliani da Hebron, le forze di sicurezza palestinesi hanno assunto il pieno controllo dell'area e che le famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni possono ora farvi ritorno. Nell'attacco del 23 ottobre scorso, i residenti di Hebron Mohammad Jaaba e Firas Jaaba hanno ucciso il sergente maggiore Ron Yonatan Roytman e il sergente Yuval Shai Svilem, ferendo altri tre soldati, prima di essere a loro volta uccisi. In risposta, l'esercito ha demolito strutture costruite illegalmente nei pressi del checkpoint e ha fatto irruzione nel quartiere in cui vivevano i due attentatori, abbattendo le loro abitazioni. Le operazioni hanno interessato anche altre zone della città e provocato lo sfollamento di migliaia di residenti. Le Idf hanno riferito di aver fermato decine di sospetti per essere interrogati e sequestrato tre armi dopo aver perquisito centinaia di edifici. L'esercito israeliano non ha ancora commentato il ritiro delle truppe né la conclusione dell'operazione.
Petrolio: Brent sotto 110 dollari in Asia
Prezzi del petrolio in netto calo sui mercati asiatici, mentre gli investitori valutano i segnali di sforzi diplomatici per porre fine al conflitto in Medio Oriente con i timori di una rinnovata azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran. I future sul Wti perde il 3,36% a 100,62 dollari al barile, quelli sul Brent cedono il 3% a 109,97 dollari. Le ultime notizie indicano che il presidente Donald Trump intende concedere alla diplomazia piu' tempo prima di decidere se riprendere gli attacchi contro l'Iran dopo le elezioni di medio termine di martedi'. Nel frattempo, i funzionari del Qatar e dell'Iran hanno continuato i negoziati per il terzo giorno consecutivo, mentre i paesi del Golfo cercano di prevenire un'escalation nella regione. Teheran ha ripetutamente avvertito che eventuali ulteriori attacchi scatenerebbero attacchi di ritorsione contro obiettivi statunitensi e israeliani nei paesi vicini. Nel frattempo l'Opec+ ha concordato nel fine settimana di mantenere invariati i suoi obiettivi di produzione esistenti fino a dicembre, mentre continua a monitorare le condizioni della domanda e dell'offerta globale di greggio.
Iran, Netanyahu spinge per attacco in tempi brevi
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in una conversazione con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha sollecitato la ripresa dell'azione militare contro l'Iran: è quanto riporta il sito di Axios, citando fonti governative statunitensi e israeliane. Trump ha avuto una conversazione telefonica "franca" con Netanyahu riguardo all'andamento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, nonché alle tempistiche per un'eventuale ripresa delle ostilità: secondo quanto riferito dalle fonti, Netanyahu avrebbe spinto per un attacco contro l'Iran subito dopo le elezioni di metà mandato; per il momento, Trump preferirebbe "concedere più tempo ai negoziati", un approccio che avrebbe suscitato la preoccupazione del premier israeliano. Le fonti israeliane hanno descritto la conversazione tra i due leader come "dura", mentre quelle statunitensi l'hanno definita "diretta".
Houthi, sette feriti in attacchi Arabia Saudita
Secondo quanto riferito da Anees Alasbahi, portavoce del ministero della Salute del gruppo yemenita, in un post su X, i raid della coalizione a guida saudita contro il porto di Ras Issa hanno causato il ferimento di quattro civili, mentre altre tre persone sono rimaste ferite in un attacco a un impianto petrolifero nel distretto di Bajil. "Questi ripetuti attacchi contro impianti petroliferi e porti vitali costituiscono una palese violazione del diritto internazionale umanitario e si aggiungono alla serie di crimini di guerra commessi in Yemen, che prendono di mira civili e infrastrutture critiche", ha dichiarato Alasbahi. In precedenza, l'emittente televisiva Houthi Al-Masirah aveva riferito che l'Arabia Saudita aveva colpito un molo e una nave commerciale nel porto di Ras Issa. I media legati agli Houthi hanno inoltre segnalato attacchi avvenuti domenica contro la facoltà di medicina dell'università di Hodeidah, nella stessa provincia; due residenti hanno riferito all'Afp di aver udito un'esplosione nella zona. La coalizione a guida saudita ha dichiarato di aver condotto "un'operazione di precisione per neutralizzare risorse vitali" utilizzate dagli Houthi.
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