Per l’assalto verbale quanto inaspettato del Cremlino, tutti – in Russia, ma soprattutto in Italia – hanno prestato attenzione a quello che forse non avevano ben ascoltato una settimana fa perché erano distratti: il discorso che il presidente Sergio Mattarella ha tenuto, con la bandiera italiana ben in vista alle spalle, durante la cerimonia di consegna della laurea honoris con cui ha scelto di onorarlo l’università di Aix Marseille, Francia.

Sono arrivati con molto ritardo – ma infine sono arrivati – i tuoni del ministero degli Esteri di Mosca contro l’intervento del Capo di Stato italiano, tacciato di fabbricazioni e «blasfemia», di invenzioni storiche «offensive»: il capo dello Stato italiano avrebbe fatto, seconda la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, «paralleli storici oltraggiosi e palesemente falsi tra la Federazione russa e la Germania nazista».

Mattarella, nell’aula dell’ateneo marsigliese, con in mente il presente, aveva rinfrescato il passato, ma nemmeno quello troppo lontano, ricordando a giovani e studenti quei «fenomeni di carattere autoritario che nel secolo scorso hanno preso il sopravvento», per riflettere sui nuovi, moderni equilibri mondiali che tutti oggi patiscono; poiché «una riflessione sul futuro dell’ordine internazionale non può prescindere da un esercizio di analisi che, guardando alle incertezze geopolitiche che oggi caratterizzano il nostro mondo, richiami alla memoria la successione di eventi, di azioni e di inazioni che condussero alla tragedia della Seconda guerra mondiale».

Aveva spolverato in un lungo e complesso excursus storico la crisi economica del 1929 e le sue conseguenze: «Molti stati non colsero la necessità di affrontare quella crisi in maniera coesa» e «il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto anziché di cooperazione»: «Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura. Oggi assistiamo a fenomeni di protezionismo di ritorno», la strategia dell’appeasement non funzionò nel 1939. Secondo Mattarella, «la fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra».

Chi conosce la storia

Dopo oltre una settimana da queste parole pronunciate a inizio febbraio, Zakharova al microfono più ascoltato di Mosca si è chiesta: Mattarella «conosce davvero la storia?». A scatenare l’ira dell’alta funzionaria del dicastero di Sergey Lavrov il passaggio del discorso in cui la Russia di Putin che ha attaccato l’Ucraina viene paragonata al Terzo Reich nazista, un’analogia «impossibile anche da pronunciare», soprattutto per il presidente «di un Paese che sa cosa sia stato il fascismo».

Per Zakharova il capo dello Stato «ha offeso così anche gli italiani che lo hanno combattuto» durante quella che i russi chiamano “Grande guerra patriottica”, la Seconda guerra mondiale (e non smettono di ricordarlo al mondo ogni nove maggio, il Giorno della Vittoria e della parata in pompa magna in Piazza rossa). «Il nostro Paese è stato attaccato dalla Germania nazista.

Non solo ha espulso il nemico dal proprio territorio» – ha continuato la portavoce – «ma ha anche liberato l’Europa dal nazismo e dal fascismo»; invece oggi l’Italia, insieme ai Paesi Nato, «sostiene incondizionatamente il regime terrorista neonazista di Kiev con moderne armi letali».

Nemmeno la Tass, l’agenzia di stampa statale, spiega perché dieci giorni dopo il giorno francese del presidente italiano la Zakharova abbia deciso di puntargli contro l’indice: i media russi che hanno riportato pedissequamente le parole della diplomatica, non hanno spiegato come mai la risposta sia arrivata proprio mentre i leader mondiali sono riuniti a Monaco alla Conferenza sulla Sicurezza che deciderà il futuro dell’Ucraina (un incontro a cui parteciperà la nuova squadra del repubblicano Trump).

La serenità del Quirinale

O perché sia arrivata così tardi: forse una dimostrazione interna per la stessa squadra del Cremlino, un messaggio che probabilmente doveva arrivare più ai cittadini russi che a quelli italiani. L’ambasciatore italiano a Mosca non è stato convocato: crisi – ufficiale – non c’è stata.

Il presidente italiano è rimasto sereno – così riferiscono dal Quirinale – mentre un coro di dichiarazioni e note di solidarietà bipartisan della politica italiana gli pioveva addosso (per lui si sono schierati tutti, dal presidente del Senato Ignazio la Russa fino alla segretaria del Pd, Elly Schlein). Infine a rispondere è stata Giorgia Meloni: le parole della portavoce della portavoce russa Zakharova «offendono l’intera nazione italiana, che il Capo dello Stato rappresenta».

La premier ha espresso «piena solidarietà» – la sua, quella dell’intero governo – «al presidente che da sempre sostiene con fermezza la condanna dell’aggressione perpetrata ai danni dell’Ucraina».

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