«Il presidente Donald Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani. Per questo oggi gli Stati Uniti sanzionano la Corte». Con queste parole il segretario di stato americano, Marco Rubio, ha annunciato di aver inserito la Cpi nella sua interezza nelle liste OFAC. «Vieteremo le transazioni con questa Corte canaglia, tagliandole le risorse e paralizzando la sua capacità di operare». Aggiungendo, poi che gli Stati Uniti si aspettano che gli alleati «si facciano carico di questo tribunale».
Immediata la reazione della stessa Cpi che ha definito quello dell’amministrazione Trump: «Un attacco allo stato di diritto o e alle fondamenta stesse dell’ordinamento giuridico internazionale, che colpisce il principio fondamentale secondo cui nessuno è al di sopra della legge». Sarà la storia, continua la Corte in un comunicato riportato da Afp, «a giudicare questo momento». Benjamin Netanyahu ha accolto con favore le sanzioni definendo la Cpi un «pericolo mortale per le democrazie rispettose del diritto». Anche la Commissione europea ha commentato la decisione degli Stati Uniti giudicandola «deplorevole» e annunciando di essere pronta a lavorare a «stretto contatto» con la Cpi per «garantirne la continua operatività». Anche l’Italia, è tra i Paesi che stanno esprimendo un sostegno «incondizionato»  confermato insieme ad altri sette paesi in una nota congiunta in cui avvertono anche che «qualora entrassero in vigore, queste sanzioni avrebbero un impatto significativo sull'attività della Corte, sul suo personale altamente qualificato e sulle loro famiglie. Ogni giorno queste persone lavorano per assicurare alla giustizia gli accusati dei più gravi crimini internazionali e per sostenere le loro vittime». Negli ultimi mesi gli effetti delle sanzioni sono già stati sperimentati da alcuni giudici e procuratori della stessa Cpi, da Francesca Albanese, così come da ong palestinesi e dal collettivo italiano Autistici/Inventati. Conti bloccati, siti oscurati, caselle di posta chiuse riportano all’attenzione i grandi temi della sovranità digitale e finanziaria dell’Europa. 

Al Consiglio Affari Esteri di lunedì, su iniziativa del Belgio, ci sarà un giro di tavolo per discutere proprio delle sanzioni. Il punto è ora se la Commissione deciderà di attivare lo Statuto di blocco. L’unico strumento che ha a disposizione l’Europa per difendersi dagli effetti delle sanzioni già da tempo invocato da stati come la Spagna e il Belgio. E il cui utilizzo in difesa della Corte Penale Internazionale e degli altri sanzionati come il collettivo italiano Autistici/Inventati, è stato richiesto in vari appelli come quello firmato da una serie di associazioni olandesi e da Banca Etica e altri organismi italiani del terzo settore. 

Le sanzioni entreranno in vigore ad aprile

Gli Stati Uniti hanno, anche previsto una serie di eccezioni che permetteranno alla Corte di continuare a operare almeno fino al 7 aprile 2027. Quattro licenze generali consentono alla Cpi di continuare a ricevere i contributi degli Stati parte, pagare stipendi, assicurazioni, affitti e utenze, utilizzare servizi di telecomunicazione, cloud e software aziendali, gestire pensioni e garantire il funzionamento delle strutture di detenzione. La Corte è, però, ora un soggetti sanzionato e, fuori dalle attività espressamente autorizzate, banche e imprese che la assistono possono esporsi al rischio di ulteriori sanzioni.  L’amministrazione Trump contesta da tempo alla Corte i mandati di arresto emessi nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, nonché la precedente indagine sui crimini dei soldati militari in Afghanistan. Il presidente americano aveva inoltre già invitato i 125 paesi membri a ritirarsi dalla Cpi accusandola di essere «fuori controllo».

La Corte penale internazionale aspettava da tempo le sanzioni da parte dell’amministrazione Trump che ha scelto di farle scattare proprio nel giorno dell’assegnazione del premio Nobel per la pace a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana ed ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché ex giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della stessa Cpi. Accusata dall’avvocato David Schoen - difensore del presidente degli Stati Uniti nel secondo processo d'impeachment – di «odiare apertamente l'America e Israele», in un post condiviso dallo stesso Trump. 

L’annuncio di Rubio arriva proprio mentre a Bruxelles si svolge il gruppo di lavoro del Consiglio Ue sul diritto internazionale dedicato alla Corte penale internazionale. Le sanzioni all’intera Cpi erano state ampiamente annunciate, tanto che anche il Wall Street Journal aveva già avuto modo di visionare la documentazione e la stessa Corte ha iniziato da tempo a prendere precauzioni come quella di abbandonare gli strumenti Microsoft in favore di OpenDesk, una piattaforma open source sviluppata in Germania, e pagare con molti mesi di anticipo gli stipendi allo staff. E ha deciso di spostare l’Assemblea degli Stati membri, prevista dal 30 novembre al 7 dicembre, da New York all’Aia.

Ma ha anche iniziato a subire gli effetti delle sanzioni ancor prima di essere designata dall’OFAC, tanto che il primo ottobre la francese AXA ha interrotto il rapporto per l’assicurazione sanitaria del personale. Senza fornire nessuna spiegazione ufficiale, ma secondo Reuters, il nodo sono proprio i rischi derivanti dalle sanzioni americane di fronte all’assenza di una protezione europea sufficiente. 

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