«Li abbiamo colpiti duramente, e potremmo farlo ancora un po’». Donald Trump continua a evocare la possibilità concreta di proseguire gli attacchi in Iran, come anticipato dalla stampa internazionale. «Ho risolto otto guerre e ne stiamo risolvendo altre due. Finiremo l'Iran molto presto. In un modo o nell'altro. Per me è quasi insignificante come».

A dargli manforte Benjamin Netanyahu, che prevede che il presidente voglia «portare a termine il lavoro» avendo lui, Netanyahu, come partner.

Il premier israeliano che la prossima settimana deve affrontare le urne ha inoltre avvertito che qualsiasi nuovo attacco da parte dell'Iran riceverà una risposta caratterizzata da «una forza e una potenza che non riescono nemmeno a immaginare».

Dopo uno scontro a fuoco nelle prime ore del mattino in cui sono stati uccisi due palestinesi e sono rimaste ferite altre cinque persone, Netanyahu ha anche imposto un cordone di sicurezza intorno alla città di Hebron e ha dato ordine di prepararsi a una «chiusura totale della Cisgiordania a partire da oggi». 

PUNTI CHIAVE

18:45

L'ambasciatore americano ad Ankara: "Possibile attacco all'Iran nel week end"

10:59

Tajani sarà a Istanbul per la riunione sul Medio Oriente

18:45

L'ambasciatore americano ad Ankara: "Possibile attacco all'Iran nel week end"

L'ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, ha detto che un attacco contro l'Iran potrebbe avvenire in questo fine settimana. «Potrebbe esserci un attacco questo fine settimana? Assolutamente sì», ha dichiarato. «Il Presidente è molto chiaro. È aperto, disponibile e accessibile a un accordo. E siamo seduti al tavolo delle trattative da mesi e mesi», aggiunge Barrack, dicendo che «la proliferazione nucleare e la direzione che prenderemo con l'arricchimento e tutte queste cose sono dettagli, la punteggiatura del capitolo che deve essere chiuso». Gli Stati Uniti sono «in un accordo per lo sblocco dei beni, la revoca delle sanzioni, la fine degli scontri armati e la fornitura dell'aiuto necessario a Israele, nostro alleato». L'inviato suggerisce che gli Stati Uniti puntano a un accordo diplomatico, «ma se non lo faremo, e se continuerete a minacciare il mondo, i nostri alleati, i Paesi del Golfo, ci saranno delle conseguenze». «La conseguenza non sarà un cambio di regime», aggiunge. «Gli Stati Uniti, il Presidente degli Stati Uniti, ha affermato di non essere interessato a un cambio di regime. È interessato a ristabilire l'equilibrio in modo che non ci siano ostaggi, né minacce, e che il mondo possa calmarsi e preservare lo status quo. Il problema con il cambio di regime è sempre: qual è lo scenario del secondo giorno?».

18:18

Trump: "L'Iran è fallito" 

«L'Iran è una nazione fallita, potremmo prenderci tutto il petrolio che vogliamo, avete visto la nostra Marina nello stretto di Hormuz». Queste sono state le parole del presidente americano Donald Trump parlando con i giornalisti davanti alla Casa Bianca. «La scorsa settimana abbiamo preso più petrolio di quanto ne abbiamo mai preso, anche prima della guerra» ha continuato, sottolineando che l'Iran «ha l'inflazione, non hanno soldi».

17:17

Il re giordano applicherà "sanzioni" dopo l'attentato alla chiesa

Il re Abdullah II di Giordania ha promesso che il suo Paese applicherà "sanzioni severissime" dopo l'attacco armato contro una chiesa, che ha ucciso almeno sei persone e ferito altre 28. "L'attacco terroristico a Karak riceverà la più dura delle risposte", ha dichiarato in un post in inglese su X. "Colpiremo con pugno di ferro chiunque osi minacciare la nostra nazione" ha poi concluso. 

16:53

6 morti e 28 feriti nell'attentato alla chiesa in G

Dopo l'attentato contro una chiesa greco ortodossa nel villaggio di Hamud, nel governatorato di Karak in Giordania, in cui due uomini hanno sparato, il bilancio è di 6 morti e 28 feriti. Lo rende noto il ministro Mohammad Al-Momani, portavoce del governo giordano. Sono in corso le indagini e si aspettano ulteriori aggiornamenti.

13:24

Tajani: "Nessun compromesso su Hormuz e nucleare"

'La diplomazia è l’unica strada percorribile per raggiungere una soluzione sostenibile. Non vogliamo credere che possa riprendere un conflitto su vasta scala''. Queste sono le parole del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani . ''Nonostante le evidenti divergenze tra le parti, i contatti indiretti che erano stati avviati a New York tra Iran e Stati Uniti, seguiti dalle reciproche proposte di negoziato, devono essere considerati un passo positivo'', ha continuato Tajani, spiegando che l'obiettivo è un accordo globale per tutte le questioni chiave, compresi il programma nucleare iraniano e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. ''Su questi temi non possiamo accettare compromessi. I pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz o altre restrizioni sono inaccettabili. L’Europa e la comunità internazionale devono rimanere unite su questo punto. Stiamo trasmettendo questo messaggio con chiarezza a Teheran e agli altri Paesi della regione'', ha concluso.

12:32

22,5 milioni per la popolazione in Yemen

La Commissione europea sta stanziando 22,5 milioni di euro in aiuti umanitari per lo Yemen, in aggiunta agli 87,5 milioni di euro già previsti per il 2026, per far fronte alle conseguenze del conflitto e ai bisogni di milioni di persone. La guerra ha causato sfollamento di quasi 230.000 persone nelle ultime settimane. 22,3 milioni di persone in Yemen necessitano di assistenza umanitaria e protezione. Circa 5,2 milioni di persone sono sfollate interne, mentre oltre 2,2 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta.

12:09

Voli verso Riad e Damman ancora sospesi da Etihad

La compagnia aerea nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Etihad, ha prorogato fino al 5 novembre la sospensione dei voli verso Riad e Dammam, in Arabia Saudita, prese di mira dagli attacchi degli Houthi yemeniti. Etihad lo aveva già fatto il 12 ottobre, Etihad ha aggiunto che ci saranno solo voli diurni verso Gedda, mentre i voli notturni sono stati cancellati fino al 5 novembre. Nelle ultime settimane, gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture civili saudite hanno raggiunto una portata senza precedenti.

12:06

Il vertice a Istanbul per la mediazione

​​​​​​La Turchia cerca mediazioni e diplomazia, ribadisce il presidente turco Recep Tayyip Erdogan parlando prima del vertice a Istanbul, dove il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ospita i suoi omologhi di Italia, Egitto, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito, Francia e Germania per colloqui sui conflitti regionali. Il leader turco ha ribadito che Ankara "non rinuncerà alla ricerca di soluzioni attraverso la diplomazia". Erdogan ha poi lanciato una critica al Consiglio di Sicurezza Onu: "La pace nel mondo non può essere legata agli umori di 5 Paesi". I ministri dovrebbero parlare della guerra a Gaza, degli ultimi sviluppi nello Stretto di Hormuz, della situazione in Yemen, degli sforzi per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina e della cooperazione tra i Paesi della regione e quelli europei. Ankara ribadirà il sostegno alla sicurezza dell'Arabia Saudita, a fronte degli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, in base all'accordo di difesa congiunta della Mecca firmato da Turchia, Pakistan e Arabia Saudita lo scorso 7 agosto.

11:52

Meloni oggi in Kuwait

La premier Giorgia Meloni questa sera sarà in Kuwait. Sarà il primo presidente del Consiglio italiano ad avere visitato tutte e sei le nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo nel corso di un mandato di governo. La visita all'Emiro, Sheikh Misha'al Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, coinvolgerà anche il principe ereditario, Sheikh Sabah Al-Khalid Al-Sabah, e il primo ministro, Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Ahmad Al-Sabah. L'obiettivo della visita è aumentare gli investimenti in entrambe le direzioni, con particolare occhio alle esigenze rese urgenti dalle crisi regionali: infrastrutture critiche più resilienti, catene di approvvigionamento e distribuzione alternative, grandi corridoi regionali e intercontinentali. 

10:59

Tajani sarà a Istanbul per la riunione sul Medio Oriente

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso oggi a Istanbul per la riunione ministeriale 4+4 dedicata al Medio Oriente e alle crisi internazionali, promossa da Germania e Turchia. Saranno presenti i ministri degli Esteri di Italia, Francia, Germania, Regno Unito per il lato europeo e i ministri degli Esteri degli R4 (Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto). La riunione sarà l'occasione per confrontarsi sulla situazione di Hormuz, le tensioni in Yemen e nel Mar Rosso, gli sviluppi in Cisgiordania e Gaza. L'Italia si  impegna per salvaguardare la prospettiva di due Stati, dopo aver ospitato ad agosto 2026 a Roma una riunione dell'Alleanza Globale per la soluzione a due Stati. Nella crisi in corso tra Stati Uniti e Iran, l'Italia ha invece lanciato la Coalizione di Roma sui fertilizzanti con i Paesi MED9, Paesi dei Balcani e del Medio Oriente per rispondere alle ripercussioni della crisi sulla libertà di navigazione.

10:52

Attiviste italiane arrestate, potrebbero essere rilasciate oggi

L'espulsione e il rimpatrio delle cinque attiviste italiane fermate ieri in Cisgiordania potrebbe avvenire a partire da oggi: lo riferiscono fonti informate sulla vicenda. Stando alla loro ricostruzione, le autorità di Israele hanno comunicato all'ambasciata d'Italia a Tel Aviv e al consolato a Gerusalemme che le cinque dovrebbero essere trasferite oggi presso l'Autorità israeliana per l'immigrazione.

10:29

Idf: "In corso operazioni antiterrorismo nell'area di Hebron"

Il portavoce dell'Idf comunica che, a seguito dell'attentato di stamattina, i soldati stanno effettuando ''operazioni offensive antiterrorismo nell'area di Hebron, posta sotto blocco di sicurezza, e in altre aree. I militari stanno operando all'interno delle abitazioni dei terroristi e di altri sospettati''. L'Idf riferisce inoltre di aver effettuato decine di operazioni nel corso della settimana in tutta la Cisgiordania, ''arrestando circa 70 ricercati, tra cui individui affiliati a Hamas e Jihad islamica, nonché soggetti che incitavano contro lo Stato di Israele e i soldati. Sono state rinvenute decine di armi, tra cui fucili M16, mitra di tipo Carlo e quattro ordigni esplosivi''.

09:50

Netanyahu: "Israele sta preparando una chiusura totale della Cisgiordania"

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta preparando una "chiusura totale" della Cisgiordania in risposta all'attacco. Secondo il premier israeliano un "attacco su larga scala" è stato evitato. "Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria (Cisgiordania, ndr) a partire da oggi'', ha dichiarato il premier in una nota a margine di una consultazione con il ministro della Difesa e i vertici delle agenzie di sicurezza dopo l'attentato contro soldati dell'Idf a un posto di blocco nel sud della Cisgiordania. ''Le nostre forze stanno operando con un contingente rafforzato per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste ondate di arresti. Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e ai loro emissari ovunque e in qualsiasi momento. Non avete nessun posto dove nascondervi'', ha aggiunto Netanyahu.

09:47

Araghchi: "I rapporti militari tra Stati Uniti e Israele sono parassitari"

"Negli ultimi tre anni, gli Stati Uniti hanno speso 11 miliardi di dollari di denaro dei contribuenti per la difesa missilistica di Israele. Hanno lanciato più intercettori a difesa di Israele di quanti ne abbia lanciati Israele stesso. Non si tratta di una relazione simbiotica, bensì parassitaria". Così, sui social, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

09:01

Waltz: "Usa pronti a uno stallo prolungato"

Gli Stati uniti sono pronti a sostenere un confronto prolungato con l'Iran, anche se lo stallo sul programma nucleare e sullo Stretto di Hormuz dovesse continuare per un altro anno. E' quanto emerge da un'intervista rilasciata al Financial Times dall'ambasciatore americano alle Nazioni unite, Mike Waltz, che non ha escluso la possibilità che la crisi si trascini ancora a lungo e ha ribadito la determinazione di Washington a mantenere la pressione militare ed economica su Teheran. Interpellato sulla possibilità che la situazione rimanga irrisolta per altri dodici mesi, Waltz non ha voluto indicare una scadenza, auspicando invece che le autorità iraniane accettino prima di avviare negoziati sostanziali.

08:39

Sparatoria in Cisgiordania: due palestinesi uccisi e cinque feriti
 

Due persone sono state uccise e cinque ferite in una sparatoria in Cisgiordania. Le vittime sono due presunti assalitori palestinesi: le immagini diffuse dai soccorritori mostrano un corpo senza vita, in abiti civili, a terra accanto a una stazione di servizio, mentre i soldati israeliani pattugliano l'area.

08:11

Media iraniani: "Almeno 30 civili yemeniti uccisi in 24 ore dai raid sauditi"

Secondo l'emittente yemenita Al-Masirah e le autorità sanitarie locali, riportate dall'iraniana PressTv, almeno 30 civili yemeniti sono stati uccisi o feriti nelle ultime 24 ore a causa di una nuova ondata di attacchi aerei e di artiglieria condotti dall'Arabia Saudita e dalle forze ad essa alleate contro aree residenziali nelle province di Taiz e Hajjah.

08:10

Trump invoca legge sulla produzione per la difesa per aumentare la produzione di carburanti

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha invocato ieri la legge sulla produzione per la difesa annunciando uno stanziamento di 150 milioni di dollari per incrementare la produzione nazionale di benzina e gasolio. L'iniziativa punta ad aumentare la capacità di raffinazione e ad alleviare il peso dei rincari sui consumatori, in un contesto di aumento dei prezzi dei carburanti legato alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Secondo il dipartimento dell'Energia, i fondi dovrebbero consentire di aumentare la produzione delle raffinerie statunitensi di diversi milioni di galloni al giorno. La legge, risalente alla Guerra fredda, attribuisce al presidente ampi poteri per incrementare la produzione interna di risorse considerate necessarie alla difesa nazionale.

07:47

WSJ: "L'Iran minaccia rappresaglie anche contro obiettivi civili nel Golfo"

"Il messaggio dell'Iran è netto: se gli Stati Uniti e Israele dovessero riprendere la loro campagna aerea, Teheran risponderà colpendo non solo basi e navi da guerra americane, ma anche aeroporti, condutture e altri obiettivi civili nei paesi vicini del Golfo Persico". Lo scrive il Wall Street Journal. "Tali avvertimenti, scrive ancora il giornale, formulati sia pubblicamente che attraverso canali diplomatici riservati, mirano chiaramente a scoraggiare qualsiasi attacco mediante un linguaggio dai toni duri. Tuttavia, essi rappresentano anche una minaccia concreta: l'Iran dispone infatti di un consistente arsenale di missili e droni, oltre alla capacità di impiegarli".

07:31

Media iraniani: "Israele sposta i militari in Siria, dove creerà una base di intelligence"

Secondo alcune segnalazioni, Israele starebbe trasferendo equipaggiamenti militari avanzati nella provincia di Suweida, in Siria, con l'obiettivo di creare una base di intelligence e sorveglianza. Si dice che la base in questione sarà utilizzata per la raccolta di informazioni, il riconoscimento, la sorveglianza e l'allerta precoce, e potrebbe essere dotata anche di sistemi radar.

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