Abbiamo chiesto agli abbonati e alle abbonate della nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, se introdurre alcune ore all’interno dei programmi scolastici potrebbe essere utile nel contrasto alla violenza e alle discriminazioni. O se vedono un rischio, come sottolinea Pro-Vita, «di un indottrinamento ideologico Lgbt». Tutti sarebbero a favore, ecco perché
La scorsa settimana l’associazione Pro-Vita e Famiglia ha presentato i risultati di un sondaggio che mostrerebbero come la popolazione sia contro «gli innumerevoli casi di indottrinamento ideologico Lgbt nelle scuole», nelle parole del portavoce Jacopo Coghe. Il sondaggio interrogava le opinioni degli italiani sull’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
Peccato che, come ha scritto Simone Alliva su Domani, i risultati del sondaggio siano contrari agli ultimi report di Save the Children ed Euromedia. E che, come sostiene il ricercatore Massimo Prearo, «il modo in cui sono formulate le domande introduce il risultato atteso». Un modo, dunque, per veicolare le risposte a partire dal questionario.
Per questo motivo, abbiamo chiesto alle lettrici e i lettori della nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, se secondo loro introdurre alcune ore di educazione sessuo-affettiva potrebbe essere utile nel contrasto alla violenza e alle discriminazioni. O se vedono gli stessi rischi sottolineati da Pro-Vita.
Forse perché la domanda era formulata in modo più neutrale, o forse perché tra gli abbonati e le abbonate non ci sono molti Pro-Vita, è emerso un quadro secondo cui tutti sarebbero a favore dell’introduzione nelle scuole di alcune ore di educazione sessuo-affettiva. Vediamo per quali ragioni.
Stabilire buone relazioni con gli altri
Per molti lettori e lettrici, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole permetterebbe di educare a rapporti paritari e più sani con le altre persone. Avere più strumenti per affrontare la quotidianità dell’affettività e del sesso aiuterebbe a combattere discriminazione e ad avere maggiore consapevolezza di sè.
- «Aiuterebbe a riconoscere, accettare e rispettare i sentimenti e gli stati d’animo propri e degli altri. Accompagnerebbe bambini e adolescenti nell’imparare a gestire frustrazioni e conflitti e quindi ad avere le competenze per stabilire buone relazioni con gli altri»
- «Trovo che sia non solo utile ma fondamentale. Educazione sessuo-affettiva, riflessioni sul concetto di consenso e sulla differenza di genere. Siamo indietro anni luce e i risultati si vedono (basti guardare ai numeri di femminicidi e violenze domestiche, stupri, discriminazioni di genere)»
- «Ritengo sarebbe non solo utile, ma doverosa, anche nel quadro di una corretta informazione ed educazione sanitaria e scientifica, oltre che come strumento per educare a rapporti paritari e consapevoli»
- «L’educazione sessuale e affettiva è una sana vaccinazione contro odio, discriminazione sessuale e violenza di genere. È giusto renderla parte dell'insegnamento scolastico. È educazione civica e alla convivenza civile»
- «La cultura non è mai indottrinamento, l’educazione non è mai ideologia. Avere più informazioni in qualsiasi ambito della propria vita, soprattutto in un ambito così delicato come lo sviluppo psicoaffettivo, potrà solo favorire maggiore integrazione e maggiore consapevolezza di sé. Il populismo e le varie teorie “gender” o “woke” sono sventolate da coloro che hanno paura di avere una popolazione inclusiva e acculturata. La paura nasce nell’ignoranza, e la paura può essere veicolata come strumento elettorale»
- «Si educa fin da piccoli al rispetto dell’altro e alla conoscenza non solo delle nozioni scientifico in merito agli apparati riproduttori ma anche, e soprattutto, alla relazione con l’altro basata sul rispetto reciproco, sulla parità di genere, sull’accettazione delle differenze contro ogni forma di bullismo e discriminazione. Gli adulti di domani sono i bambini di oggi. Per questo è importante accompagnarli in un percorso di crescita che riguardi ogni aspetto del loro vivere sociale»
- «L’educazione sessuo-affettiva è necessaria. Siamo molto indietro su questo tema e, purtroppo, a farne le spese sono sia le giovani ragazze e ragazzi, sia la società tutta. Impedire questa evoluzione del paese é un atteggiamento senza giustificazione se si guarda al numero di femminicidi nel nostro paese e alle aggressioni e discriminazioni ai danni di persone appartenenti al mondo LGBTQIA+. Se avessi avuto un’opportunità simile nell’età scolare, avrei avuto molti meno disagi e problemi nel riconoscere e affermare senza vergogna la mia bisessualità»
- «In un Paese con una seria criticità in termini di violenza di genere e di odio omotrsnsfobico, credo sia fondamentale. Introdurre nelle scuole questi temi non significa “indottrinare”, bensì educare e sensibilizzare alla bellezza delle diversità»
L’educazione da chi è competente
Per altre lettrici e lettori, sarebbe fondamentale che a occuparsi dell’educazione sessuo-affettiva fossero delle figure competenti, in un ambiente sereno di condivisione e dialogo.
- «L’istruzione in senso lato, compresa quella sessuo-affettiva, contribuisce alla positiva formazione della persona: è compito precipuo della scuola. Va svolta da insegnanti formati nel settore trattato e nella psicologia»
- «L’educazione sessuo-affettiva andrebbe fatta sì, e da insegnanti formati»
- «Nonostante le apparenze, le conoscenze dei ragazzi risultano spesso approssimative o errate, specialmente se la fonte delle informazioni non è attendibile o corretta. Inoltre la conoscenza, la gestione dei sentimenti e la dimensione relazionale vanno affrontate con la guida di un docente preparato, in un clima accogliente di partecipazione e di confronto»
- «Non lasciare ai ragazzi nessuna possibilità di parlare del sesso in maniera chiara, tranquilla e senza pregiudizi, avendo anche cura di fare emergere tutte le pulsioni e i sentimenti, mi sembra una mancanza enorme. E la scuola è la più adatta a fare questo perché si possono interpellare persone competenti che con il dovuto distacco possono offrire spiegazioni e ascolto».
- «L’argomento è molto delicato ed andrebbe affidato a personale adeguatamente preparato. Forse sarebbe opportuno affidarlo a degli psicologi e non agli insegnanti curricolari»
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