Il mondo degli insegnanti si ribella agli attacchi scomposti della destra contro professori attivisti e anti-fascisti accusati di essere ideologizzati. L’ultimo caso riguarda una prof di Treviso. «Condannata per aver lanciato prezzemolo agli antiabortisti, ho tutti i titoli per insegnare»
«In un clima di caccia alle streghe, la deriva autoritaria che si sta delineando all’orizzonte è pericolosissima», sono già in migliaia a firmare la petizione “Sbatti i prof in prima pagina: basta con questo clima intimidatorio” lanciata dopo l’attacco scomposto della Lega a Gaia Righetto, insegnante precaria di lettere di una scuola media di Treviso e volto storico del centro sociale Django. La professoressa era stata segnalata all’ufficio scolastico regionale dal deputato leghista Rossano Sasso che l’ha definita «un caso unico secondo solo alla Salis».
Per il deputato chi ha condanne penali e denunce a suo carico non dovrebbe insegnare. Righetto era stata condannata in primo grado per aver diffamato il segretario provinciale della Lega, Dimitri Coin. Sulle colonne del Corriere del Veneto, Righetto ha risposto di avere «tutti i requisiti per insegnare, sono laureata in lettere e in linguistica». Ma soprattutto ha rivendicato che «la libertà di pensiero non può essere messa in discussione». «Forse hanno paura, il pensiero critico fa paura, ma io mi sono sempre schierata coi più deboli e non rimango in silenzio davanti alle ingiustizie», ha detto. Condanne? «Una sola nel 2014 per aver lanciato del prezzemolo agli anti-abortisti davanti all’ospedale». Nessuna condanna definitiva e «non ho mai fatto propaganda, né nessuno a scuola ha fatto osservazioni sul mio passato da attivista». Tra le accuse mosse, infatti, ci sarebbe anche quella di essere anche un’attivista queer e proprio per questo messa all’indice dal partito di Carroccio.
L’attacco della Lega ha scatenato la reazione del mondo degli insegnanti: professori, personale della scuola di ogni ordine e grado, di ruolo o precari spesso sottopagati, che ogni giorno mandano avanti la scuola, fronteggiano la povertà del sistema, educano gli alunni in «in classi-pollaio, in strutture fatiscenti, con tecnologie obsolete o, al contrario, cercando di arginare gli sprechi del Pnrr», come scrivono loro stessi nella petizione: «La scuola media italiana, insomma, ha molti mali. L’antifascismo e l’attivismo per i diritti non sono tra questi».
I prof nel mirino
Quello di Righetto non è l’unico caso che vede i professori additati dalla politica di governo come “cattivi maestri”. Nel febbraio del 2023 un professore di matematica dell’istituto Marco Polo di Firenze, Filippo Zolesi, riceve otto giorni di sospensione per essersi reso responsabile di un atto «non conforme alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione docente». Più in particolare, per aver usato una bestemmia su Facebook, in un post dello scorso ottobre in cui attaccava la scelta del governo di cambiare nome al ministero dell'istruzione (ora ministero dell'istruzione e del merito). Per la Flc Cgil, una «sanzione ingiusta e di una pesantezza mai vista prima». Il 4 novembre 2024 una docente scrive «frecce tricolori di merda» sul proprio profilo Facebook dopo aver visto la pattuglia acrobatica sorvolare il cielo di Venezia e si ritrova con un procedimento disciplinare a suo carico. Poi ci sono i casi di Christian Raimo e di Federico Zappino sottoposto a un’ispezione perché all’Università di Sassari, da due anni tiene il corso "Teoria queer e di genere", alla facoltà di Scienze politiche.
«Molti e molte di noi, al di là del lavoro, hanno un passato e presente di attivismo e impegno sociale; di militanza, di volontariato, di associazionismo, di partecipazione politica. Queste esperienze ci hanno arricchito e hanno contribuito a fare di noi gli insegnanti che siamo».
Nel testo si fa particolare riferimento al codice etico per chi lavora nella pubblica amministrazione e l’idea paventa dal ministro Valditara di aggiungere una specifica per gli insegnanti e per il loro utilizzo dei social media: «La professoressa Righetto viene usata come nuovo cavallo di Troia» si legge nella petizione «in previsione di un’ulteriore stretta autoritaria del codice di comportamento dei dipendenti pubblici. In discussione non è più solo quello che sui social si scrive (non importa se dieci anni fa, o ieri: Dio perdona, Internet no!), ma ogni comportamento che chiunque, in modo anche pretestuoso, additi come “non idoneo”».
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