Le nostre democrazie non moriranno di attacchi volenti. Moriranno avvelenate. Lentamente agonizzanti per un veleno che il loro corpo avrà assorbito poco a poco, goccia a goccia, con dosi dissimulate, nascoste, non riconoscibili. Era per questo che l’avvelenamento, il veneficio, era più grave di un semplice omicidio – e ancora resta una forma aggravata di omicidio: modalità subdola di esecuzione; azione occulta e dissimulata; difficoltà nel contrasto; dolore e sofferenza prolungata. Tanto che è difficile rintracciare poi quale è stata la dose mortale, dopo che il veleno lo si è lasciato cadere goccia dopo goccia.

Un mese fa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta alla Conferenza dei prefetti e dei questori d’Italia. «Ci ho tenuto a partecipare a questa iniziativa – ha spiegato –, seppure brevemente», ma poi il suo intervento è durato diciannove minuti. Ed è nel finale che forse si annida il passaggio più sinistro: «La legalità e la sicurezza dei cittadini vengono prima di ogni altra cosa».

È, da manuale, lo slogan con cui la nostra destra vince le elezioni: il messaggio arriva subito alla pancia del paese, parlando al primitivo bisogno di autoconservazione. Legalità e sicurezza; che, poi, il primo è assorbito dal secondo, in una voragine di pulsione securitaria. Nei diciannove minuti del suo intervento, la premier di immigrati irregolari e criminalità organizzata ha parlato – e dunque di immediate minacce alla sicurezza –, mica di altro.

Veleno per la democrazia

Slogan come questi sono il peggiore veleno per la democrazia, perché parlano al nostro istinto e dunque trovano una prima, immediata – e a volte anche più che prima e immediata – accoglienza: tutti siamo spaventati dalla mancanza di sicurezza, e una promessa securitaria, istintivamente, ci rassicura. Ma, così, il corpo della democrazia assimila gradualmente uno spirito che gli è contrario, e questo spirito, lentamente, la corromperà, la svuoterà dall’interno, come il più letale dei veleni.

Perché non è vero che la legalità e la sicurezza dei cittadini vengono prima di ogni altra cosa. Non è assolutamente vero. Non è questa la democrazia liberale. Non è questo lo stato di diritto.

Se per legalità si intende il rispetto della legge, in una democrazia liberale non è questo che viene prima di ogni altra cosa. Perché quella legge è sempre e solo la volontà espressa dalla maggioranza, e la democrazia non è il regime in cui comanda la maggioranza, ma quello in cui sono tutelate le minoranze. Nel gioco delle parti c’è che la legge sia espressione della volontà della maggioranza, ma quella legge – e dunque: quella maggioranza – non può andare contro i principi della dignità della persona e i suoi corollari così come fissati nell’assiologia costituzionale.

E dunque non è il rispetto della legge – e dunque la legalità – che viene prima di ogni altra cosa, ma il rispetto della dignità dell’uomo e dei suoi diritti fissati in Costituzione. Si potrà al più dire – ma anche qui ci può essere qualche dubbio – che a venire prima di ogni altra cosa sia il rispetto del diritto, ma questa è un’altra cosa, ed è proprio quello che qui si sta dicendo.

Con la medesima tenacia con cui la nostra destra somministra sempre lo stesso veleno alla nostra democrazia, è necessario che si compia una eguale azione contraria, egualmente costante e quotidiana, che smascheri le dissimulazioni e le falsità, e non lasci che passi l’idea per cui la volontà della maggioranza viene prima della garanzia dei diritti. È esattamente l’inverso: è solo nel rispetto dei diritti, che la volontà della maggioranza è legittima. Una maggioranza politica che compromette il pactum unionis contenuto nell’assiologia costituzionale è una maggioranza politica illegittima.

Sicurezza sociale

Quanto invece all’altro polo delle slogan – la sicurezza – certo, sì, è chiaro che viene prima di tutto. Attenzione, però, che la sicurezza non sia ridotta alla mera tutela dell’integrità fisica delle persone, che ne rappresenta certamente la misura minima, ma non esclusiva. Perché questa sicurezza può essere garantita anche in un regime autoritario, anche in un regime oppressivo, anche in una situazione esattamente contraria alla democrazia. Si può essere sicurissimi, da quanto punto di vista, anche in un regime di privazione assoluta della libertà.

La sicurezza cui punta la nostra democrazia è invece un’altra cosa; è la sicurezza sociale; quella, in fondo, di cui parla l’articolo 3, secondo comma, della nostra Costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese». E di questa sicurezza, chi ne parla più?

Rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti e sicurezza sociale, questo veramente viene prima di ogni altra cosa, presidente Meloni. Se manca questo, potremmo anche continuare a tenere in piedi le nostre liturgie elettorali, ma saremmo diventati altra cosa da una vera democrazia. Ci resterebbero solo le manette e i distintivi da sceriffo: quod Deus avertat.

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