L’operazione nostalgia, 53 anni dopo “Montagne verdi” nel suo caso non sembra riuscita. Ma la parola definitiva, come sempre, spetta al pubblico
L’operazione nostalgia che a qualcuno ha fatto bene nel recente passato per altri è sembrata meno riuscita. E così una veterana del festival come Marcella Bella ha ricevuto giudizi impietosi dai giornalisti, dopo il primo ascolto della canzone che porterà a Sanremo. A conti fatti, considerando il parere dei principali critici musicali, raggiunge uno scarso 5,25, in ultima posizione rispetto a tutti gli altri.
Un fatto che non deve esserle passato inosservato e difatti in alcune interviste ha lamentato che un artista non può essere giudicato con un numero. Idea condivisibile, ma che contraddice il suo passato da giurata a “Ora o mai più”, una trasmissione che vorrebbe dare una nuova opportunità ad artisti meno fortunati (con tanto di polemiche annesse con le colleghe e gli autori).
La domanda semmai è questa: cosa rappresenta oggi Marcella Bella per la musica italiana? È solo il legittimo ricordo del passato, per un pubblico di suoi coetanei, o può essere anche perfettamente contemporanea?
Una mina vagante
C’è comunque da dire che la nostalgia riveste una quota di mercato e sembra che abbia senso di essere rappresentata anche a Sanremo, come è sempre stato negli ultimi anni. La differenza è che un tempo era fortemente maggioritaria, rappresentando di fatto un modo di fare musica un po’ vintage di cui si aveva traccia quasi solo all’Ariston.
Adesso la proporzione sembra si sia invertita e i veterani rappresentano le eccezioni e anzi fanno di tutto per “svecchiarsi” (come hanno fatto di recente i Ricchi e Poveri). Anche nel testo sembra abbia cercato di seguire questa tendenza, portando quello che definisce «un inno femminista»: «Sono io / forte / tosta / indipendente / pelle come diamante / non mi fa male niente / stronza / forse / ma sorprendente / una mina vagante».
Montagne verdi
Sarà il tempo a dire se questa autorappresentazione lascerà il segno o passerà inosservata. Intanto, Marcella Bella arriva a Sanremo da primatista per numero di partecipazioni (supera anche Massimo Ranieri): sono nove volte in totale, ma al festival mancava da 18 anni. Il suo debutto era stato nel 1972 con “Montagne verdi”, arrivata solo settimana in classifica, ma da subito con un grande successo che l’ha resa un classico della musica leggera italiana. Sono passati 53 anni.
La canzone era firmata dal fratello Gianni Bella, anche lui stella della musica italiana, rimasto senza voce nel 2010 a causa di un ictus. Siciliana, nata nel 1952, Marcella Bella ha fatto i primi concorsi musicali sul finire degli anni Sessanta, riuscendo a partecipare al Cantagiro.
Ma è stato l’esordio al festival a valerle la fama (e pure un soprannome, onore che ai tempi si riservava alle cantanti più famose. Lei era detta “Cespuglio”, a causa della capigliatura. Per molto tempo è stata chiamata semplicemente col nome “Marcella”).
Nel tempo ha sperimentato sonorità innovative, come in Nesssuno mai (1974), fra i primi brani a portare la disco music a Sanremo. La maggior parte delle partecipazioni al festival sono state negli anni Ottanta. Nel 1986 è arrivata terza con Senza un briciolo di testa.
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