«Guerriera», «fiore», «sorella»: definisce così le sue ospiti. Duran Duran e Bennato, anni Ottanta e miss Italia: il conduttore si circonda di donne, che però escono dagli schemi in cui l’atmosfera le infila. E così sul festival meno politico di sempre sbarca il dibattito
La politica al festival ufficialmente non c’è, ma sbuca: a portarla sul palco sono state due nuove proposte, Maria Tomba e il duo Vale LP e Lil Jolie. «Guardami gli occhi e non le poppe», si legge sul mantello ricamato dell’artista che si esibisce scalza e in pigiama, mentre Lil Jolie e Vale LP a fine canzone esibiscono due cartelli su cui si legge rispettivamente «Se io non voglio» e «Tu non puoi».

Anche Alessandro Cattelan, conduttore della gara parallela dei giovani, e Carlo Conti ripetono dal palco l’importanza del consenso. Un’altra casella dei temi da trattare spuntata, nella lista del conduttore-normalizzatore di Sanremo 2025.
A raccogliere il testimone dalle giovani artiste (entrambe bocciate dal televoto) nel corso della serata è Bianca Balti, che risponde a tono a Conti con una battuta non scritta dagli autori – giurano in azienda – quando il conduttore sottolinea come il modo in cui la modella affronta il cancro che l’ha colpita possa essere da esempio a tutte le donne: «E spesso le donne possono essere d’esempio per gli uomini!»

Anni Ottanta nell’aria
Il festival di Conti non è anni Ottanta soltanto nella musica – per la terza serata è la volta dei Duran Duran e di Edoardo Bennato, scelte che rafforzano l’impressione che lo stile vintage di Conti abbia fatto tornare indietro le lancette dell’orologio di qualche decennio in Rai – ma anche nell’approccio agli argomenti che nelle edizioni passate artisti e conduttori avevano provato a sviscerare più nel profondo con monologhi e interventi dal palco.
Anche il tema della pace viene affrontato con un duetto che provoca più polemiche che altro, anche se il gradimento è orientato anche dall’appartenenza generazionale. Un passaggio al volo, un altro cartellino timbrato.
Con lo stesso approccio “a effetto” Conti in conferenza apre una faida con la sala stampa che – fa capire – nel 2024 si sarebbe messa d’accordo per far vincere Angelina Mango e adottando il medesimo stile liquida sul nascere la polemica intorno alla presenza di Fedez in gara: «Fino al terzo grado di giudizio vale la presunzione d’innocenza», è la linea condivisa di conduttore e azienda, in relazione all’inchiesta sulle curve ultrà che ha portato Emis Killa a rinunciare all’Ariston. Niente dibattito, prossima domanda.
Ma il tema del ruolo delle donne sul palco di Sanremo non si chiude con l’impegno di Conti sul consenso e torna anche nella conferenza stampa del terzo giorno di festival: ad aprire la conversazione è Miriam Leone, che presenta sé stessa e le sue due colleghe Elettra Lamborghini e Katia Follesa come «CoCoCo», «co-conduttrici di Conti», non esattamente un nomignolo garanzia di stabilità: le professioniste sono raccontate da Conti come «i miei tre fiori», ovviamente accolte dall’immancabile omaggio floreale del Comune di Sanremo (a Frassica per la gag sul palco era arrivato un mazzo sfiorito, a Malgioglio neanche quello). A Lamborghini resta la possibilità di spiegare che si trova a lavorare con «donne che ammiro tantissimo, sono sicura che ci divertiremo».
Ma nell’immaginario del Sanremo contiano i ruoli femminili sembrano essere ben definiti, nonostante il sincero e onesto omaggio del conduttore a sua madre, che l’ha cresciuto da sola: oltre ai “fiori”, per Conti ci sono le «sorelle» Antonella Clerici e Maria De Filippi, la «guerriera» Bianca Balti.
Ruoli e verità
Ma la realtà trabocca dagli schemi, anche quelli di un senatore della tv come Carlo Conti. E per vederlo basta guardare in controluce le risposte delle sue “CoCoCo”. Dopo essere stato rimesso al suo posto da Balti, Conti in conferenza stampa può anche ascoltare Leone spiegare che «i ruoli non definiscono le donne», in risposta a una domanda sulla sua interpretazione di Oriana Fallaci. «Una donna non è solo una cosa o l’altra. Sono ruoli diversi, diverse parti di una donna. Ma anche di un uomo».
Ma niente da fare, perché il discorso torna su Miss Italia. Sia Leone che Conti hanno un conflitto d’interessi con il concorso di bellezza che li ha resi famosi, ed è comprensibile che nessuno dei due voglia rinnegare l’esperienza o augurarsi la fine del programma, che negli ultimi anni ha visto un calo importante di popolarità dopo la decisione della Rai di non trasmetterlo più.
Ma mentre l’attrice contestualizza e spiega che «oggi l'impatto di uno spettacolo come quello non sarebbe più così attuale», confessando comunque di essere grata a Miss Italia e all’atmosfera «protetta» che ha respirato in quel contesto, Conti minimizza ogni tipo di problematicità del concorso. «È uno spettacolo che c’è in tutto il mondo, non c’è niente di male». Dal suo punto di vista, è stato un programma in grado di «mettere in risalto anche altri aspetti dell’universo femminile oltre la bellezza».
Insomma, la polemica intorno all’attualità di uno spettacolo che negli anni è stato oggetto di grosse accuse di misoginia non lo tocca. Più attente coloro che salgono sul palco insieme a lui, le “CoCoCo” e le artiste. Anche se vengono spesso interpellate sul messaggio che portano, che sia quello della gestione della malattia nel caso di Balti o quello della «leggerezza e della simpatia» per Follesa. Che però dà l’unica risposta da dare: «Mi merito questo palco dopo tanti anni di lavoro, me lo merito e sono felicissima di poterne far parte insieme alle mie colleghe».
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