La leader del Rassemblement National francese, Marine Le Pen, è stata giudicata colpevole dal Tribunale di Parigi per appropriazione indebita di fondi europei nel processo che la vede imputata insieme ad altri 24 compagni di partito. Sia per lei che per tutti gli altri imputati è stata anche decisa l’ineleggibilità con esecuzione immediata contro cui la leader del Rassemblement National farà ricorso per ribaltare la decisione.

Le Pen ha lasciato l’aula senza attendere la lettura integrale della sentenza e interverrà questa sera al telegiornale delle 20 per commentare la sentenza.

La sentenza

La corte ha giudicato colpevole Le Pen, otto europarlamentari francesi e dodici assistenti per appropriazione indebita di fondi europei. Secondo i giudici il sistema elaborato dall’ex Front National avrebbe causato danni per 2,9 milioni di euro al Parlamento europeo. Nello specifico i giudici hanno sottolineato come nel caso di Marine Le Pen, l’appropriazione indebita di fondi europei è stimata in 474mila euro.

Per Le Pen è arrivata una condanna a quattro anni di reclusione di cui due da scontare con braccialetto elettronico. A pesare però è l’ineleggibilità che avrà effetto immediato e una durata di cinque anni, come richiesto dall’accusa, che dovrebbe impedirle ci correre per l’Eliseo alle presidenziali del 2027.

La corte ha inoltre accolto la richiesta della procura sull’ineleggibilità compromettendo così per Le Pen e tutti gli altri imputati nel processo la possibilità di correre alle prossime elezioni.

Il sindaco di Perpignan ed ex eurodeputato, Louis Aliot, è stato condannato a diciotto mesi di reclusione, di cui sei mesi di sorveglianza elettronica, e tre anni di ineleggibilità senza esecuzione immediata «per preservare la libertà degli elettori che hanno scelto il loro sindaco», ha dichiarato il presidente.

Quella dell’inelegibilità si tratta della peggior notizia possibile per Marine Le Pen e per il Rassemblement National. Per il partito si tratta della più grande crisi politica dalla sua creazione, nell’ottobre 1972, e per la prima volta dal 1981 potrebbe non esserci un Le Pen alle prossime elezioni presidenziali. 

Le reazioni

«Je suis Marine!» ha scritto immediatamente dopo l’annuncio dell’ineleggibilità per Marine Le Pen, il presidente ungherese Orbàn. Parole di supporto sono arrivate anche da Mosca con il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha accusato l’Europa di voler comprimere le libertà politiche. «In effetti – ha dichiarato – sempre più capitali europee stanno prendendo la strada della violazione delle norme democratiche».

«Oggi non è solo Marine Le Pen a essere ingiustamente condannata: è la democrazia francese a essere giustiziata» ha dichiarato il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella.

Dall’Italia è arrivata la solidarietà del leader della Lega: «Quella contro Marine Le Pen – ha scritto su X Matteo Salvini – è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose. Non ci facciamo intimidire, non ci fermiamo: avanti tutta amica mia!».

«Quando la sinistra radicale non riesce a vincere tramite il voto democratico, abusa del sistema legale per incarcerare i propri oppositori» ha invece dichiarato Elon Musk sul suo social X.

La vicenda

Il caso su cui si è espresso il Tribunale di Parigi riguarda il periodo tra il 2004 e il 2017, quando Marine Le Pen ricopriva la carica di europarlamentare. In quegli anni, secondo l’accusa, il Front National, oggi Rassemblement National, avrebbe utilizzato fondi del Parlamento europeo per assumere collaboratori che finirono però per lavorare in Francia in attività del partito e non a Strasburgo. 

Per la procura si sarebbe trattato di un complesso sistema, ideato dalla stessa Le Pen e da suo padre Jean-Marie, finalizzato a far risparmiare al partito il più possibile scaricando sul Parlamento europeo spese che altrimenti sarebbero toccate alle casse del partito. Il ruolo di Marine Le Pen sarebbe diventato sempre più centrale fino a quando, nel 2011, ha ereditato la guida del partito, portandolo a raggiungere alle elezioni europee del 2014 la cifra di 23 parlamentari dai tre eletti nel 2010.

La vigilia

Alla vigilia della sentenza Marine Le Pen aveva espresso tranquillità su una sua possibile condanna. «Leggo qua e là che saremmo in preda al nervosismo. Personalmente non lo sono», ha detto aggiungendo che non teme la possibilità che venga applicata l’ineleggibilità.

Una prospettiva certamente pericolosa per la leader del Rassemblement National soprattutto visto che secondo un sondaggio dell'Ifop per il Journal du Dimanche, se si tenesse ora il primo turno delle elezioni presidenziali, Le Pen arriverebbe in testa con una forchetta tra il 34% e il 37% delle intenzioni di voto, a seconda dei candidati a lei contrapposti.

La possibile pronuncia sull’inelegibilità era stata definita da le Pen come una condanna per il partito: «Con l'esecuzione provvisoria dell'ineleggibilità, i giudici hanno un diritto di vita o di morte sul nostro movimento. Non credo che arriveranno fino a questo punto» ha detto ieri.

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