Il premier spagnolo risponde così alla crisi politica aperta lo scorso venerdì al Congresso dei deputati, quando è venuta meno la maggioranza durante il voto di due decreti legge varati dal governo per affrontare la crisi abitativa
«Ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per convocare elezioni generali che si svolgeranno domenica 29 novembre». Come previsto il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato le elezioni anticipate, già comunicate domenica 5 ottobre al re Felipe VI, secondo quanto riporta El País. Lo ha fatto nel corso di una dichiarazione istituzionale rilasciata questa mattina al palazzo della Moncloa. Sanchez ha deciso di procedere allo scioglimento del Parlamento nove mesi prima della fine della legislatura, che inizialmente intendeva portare a termine.
La Spagna deve scegliere se «unirsi all’ondata di estrema destra che sta causando regressione ovunque governi» oppure dare al Paese «una maggioranza progressista più ampia», ha detto il premier spagnolo. L’obiettivo è fare in modo che «la Spagna continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale» e «un punto di riferimento globale per la pace, il femminismo e la prosperità». «Dobbiamo mobilitarci e fare in modo – ha proseguito – che il Parlamento ci conceda una maggioranza molto più ampia con cui sconfiggere le élite e continuare a trasformare la Spagna».
La decisione arriva dopo la bocciatura, venerdì scorso al Congresso dei deputati, di due decreti legge varati dal governo per affrontare la crisi abitativa. I provvedimenti sono stati respinti anche per il voto contrario di Uniti per la Catalogna (JxCat), che si è unito a Partito popolare e Vox, facendo cadere la maggioranza parlamentare stabile dell’esecutivo spagnolo.
I risultati del governo
«Abbiamo dovuto combattere con un Congresso molto irruente e far fronte alla peggiore opposizione della storia di Spagna», ha detto Sanchez, una minoranza che «non ha smesso di mettere in discussione perfino la legittimità del nostro sistema elettorale, di bloccare misure e votare contro politiche che erano buone per il Paese e non ha smesso di usare il suo potere regionale e municipale per boicottare politiche buone per la gente comune».
Poi, il bilancio dell’esecutivo e i risultati raggiunti: il rifiuto di «sacrificare il welfare sull’altare del 5 per cento» del Pil per le spese militari, e la condanna di genocidio in Palestina «quando altri tacevano». Ha poi ricordato che negli ultimi tre anni «la Spagna è diventata l’economia più cresce e che più impiego crea di tutta l’Ue». Sanchez rivendica l’aumento del potere d’acquisto dei cittadini – «il triplo di quello di grandi economie europee come quelle francese e tedesca» – e come «i livelli di disuguaglianza e povertà» siano «scesi al minimo». O, ancora, «abbiamo aumentato i permessi di maternità e paternità» e ampliato i servizi del sistema sanitario nazionale.
Il primo ministro ha poi parlato dell’industria, che è stata modernizzata, della trasformazione energetica e dell’accesso alla casa.
Reazioni
Dopo l’annuncio del premier Sanchez, il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo alle 10 ha dato una dichiarazione ufficiale alla stampa presso la sede nazionale del partito. Alle elezioni generali, ha detto il leader del Pp, la scelta sarà «tra la corruzione e la decenza, tra la decadenza e la prosperità, tra un governo che aspira soltanto a sopravvivere e un Paese che pensa al proprio futuro». «Finalmente», ha aggiunto, «decideranno gli spagnoli. Tornerà a parlare la maggioranza e non soltanto pochi».
Feijóo ha accusato l’esecutivo socialista di aver alimentato negli ultimi anni «una politica senza scrupoli» e «un’ambizione di potere senza limiti», sostenendo che siano state compromesse «le istituzioni, la gestione del denaro pubblico e la fiducia del Paese».
I temi sul tavolo, per il leader del Pp, sono il costo della vita, la crisi abitativa, la carenza di medici, l’immigrazione, la sicurezza e gli episodi di blackout: la Spagna, ha concluso, ha bisogno di «un progetto che riunisca nuovamente le energie» del Paese.
Cosa dicono i sondaggi
Secondo l’ultimo sondaggio di Sigma Dos, realizzato per il quotidiano El Mundo, il Partito socialista spagnolo ha perso oltre 6 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni di luglio 2023 attestandosi con il 25.6 per cento delle preferenze. A parità di affluenza, quindi, il Psoe raccoglierebbe circa 6,3 milioni di voti, perdendone 1,5 milioni rispetto a tre anni fa, e conquisterebbe 103 seggi al Congresso dei deputati, 18 in meno rispetto agli attuali.
Il partito Popular, guidato da Alberto Núñez Feijóo, otterrebbe il 32,6 per cento e 140 deputati, mentre Vox salirebbe al 18,3 per cento con 63 seggi, ben 30 in più rispetto alle elezioni del 2023.
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